perché vanessa beecroft è più provocatoria di kanye

Scopriamo insieme i retroscena di alcune delle performance piu' significative dell'artista preferita di Kanye.

di Emily Manning
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17 febbraio 2016, 10:45am

photography kate owen

Non è un segreto che durante la sua carriera, Kanye West abbia alzato non pochi polveroni. Nel 2006, ha posato nelle vesti di Gesù per la copertina di Rolling Stone. Un paio di anni più tardi, è successo qualcosa che ha coinvolto anche Taylor Swift ma non importa che mi soffermi anche su questo... Solo qualche giorno fa poi ha spaccato il mondo di Twitter con solo tre parole: "BILL COSBY INNOCENT !!!!!!!!!!"

E adesso, c'è la nuova Yeezy Season Three con tanto di collaborazione con un'artista che potrebbe superare qualsiasi barriera raggiunta fino a oggi da West e dalla sua personale capacità di generare dibattiti e riflessioni: Vanessa Beecroft. A partire dal 1993 e dal suo debutto alla galleria Inga-Pin di Milano, l'artista concettuale di origine italiana ha messo in scena potenti e provocatorie performance che hanno coinvolto donne nude (integralmente o in parte) posare per ore, immobili. Quando le donne di Beecroft sono vestite, portano abiti impeccabili; Helmut Lang è uno dei suoi designer preferiti, così come Miuccia Prada, Tom Ford e Dolce & Gabbana, con eccezioni che confermano la regola grazie ai consigli dell'amica e mentore, l'editor di Vogue Italia Franca Sozzani. Mentre il guardaroba di Beecroft ha spesso ottenuto l'approvazione dell'industria della moda, le sue installazioni viventi invece -- che solitamente sono legate ai contesti storici e sociopolitici dei luoghi dove queste vengono realizzate e che hanno l'obbiettivo di porre domande riguardanti l'identità di genere -- hanno dato vita ad alcuni dei dibattiti più accesi nel mondo dell'arte.

Beecroft ha cominciato a lavorare con West nel 2008, quando le ha chiesto di collaborare con una sua performance al party di lancio del suo nuovo album 808s & Heartbreak. Le modelle di Beecroft, secondo quanto riportato da L.A. Times, erano "tre dozzine di figure tra donne di pelle bianca e valchirie afroamericane totalmente nude se non fosse stato per lo stiletto a punta che le faceva vacillare; alcune con una maschera bizzarra in stile africano e altre completamente a volto scoperto." Alcuni anni dopo, Beecroft è stata la regista del film da 35 minuti di West dal titolo Runaway. Nel 2013, ha coreografo un gruppo di ballerini in tute trasparenti, che affiancavano West, mascherato con un Margiela, nel suo Yeezus tour; più tardi lo stesso anno, la coppia ha realizzato una performance ad Art Basel 2013 che coinvolse donne nude coperte di sola argilla. E Beecroft ha anche esposto i suoi lavori durante il matrimonio di West, aww.

Nessuno dei brani del rapper però è stato così dibattuto. Infatti, West ha chiesto di lavorare con Beecroft per un fine chiaramente estetico. Quando gli venne chiesto di spiegare le idee politiche che si celavano dietro alla performance per Yeezy Season 2, il rapper ha affermato: "Non ha niente a che vedere con la razza. Si tratta solo dei colori degli esseri umani e del modo in cui il colore della pelle di queste persone riesce a unirsi insieme sottolineando l'importanza della pelle stessa, della nostra integrità, e' molto Zen, io vedo palettes monocrome." Ma il mezzo di espressione di Beecroft sono i corpi -- proprio come per Michelangelo ed Helmut Newton, due dei suoi maestri ideali. Nonostante i suoi scenari siano bellissimi, le performance contengono domande esistenziali complicate e indagano significati umani tra i piu' profondi.

Malgrado Beecroft non prenda parte alle sue stesse performance -- molti critici hanno evidenziato questo fatto leggendolo come una forma di vergogna all'idea di mostrarsi lei stessa nuda o altri l'hanno accusata di maltrattamento -- è sempre estremamente presente. Il suo già citato debutto del 1993 è stato un adattamento tramite sculture viventi de Il Libro del Cibo, l'esaustivo testo in cui Beecroft -- che ha lottato contro disordini alimentari sin dall'età di 12 anni -- documentò tutto ciò che aveva mangiato negli ultimi 10 anni. "C'erano 30 ragazze, alcune studentesse di Brera o altre piu' giovani, venne detto loro di muoversi attorno allo spazio, distaccate, insensibili, vestite soltanto degli abiti della Beecroft -- soprattutto rossi o gialli (i suoi due colori preferiti). Molte ragazze, scelte per la loro somiglianza con la Beecroft, sono state loro stesse vittime di disordini alimentari," Nick Johnstone ha riportato nel 2005 sul profilo dell'artista scritto per The Guardian.

Mentre la sua notorietà cresceva sia nel mondo dell'arte che della moda, i lavori di Beecrof sono diventanti sempre più complessi e ambiziosi. Secondo quanto affermato da Johnstone, Beecroft considera le sue opere come autoritratti. "Assegna alle ragazze -- dalle più diverse tipologie fisiche -- il suo pudore, il disgusto per sé stessa, le sue ansie. Trasforma le ragazze, alcune delle quali sono vittime di disordini alimentari, in riflessi del suo panorama emotivo malato." 

Per più di 20 anni, il mondo dell'arte ha avuto difficoltà nel capire come comportarsi in questo panorama emotivo. Alcuni hanno sottolineato il fatto che le performer --  nel loro stoicismo e insensibilità -- rifiutano lo sguardo maschile, e nel farlo, ricontestualizzano la sessualità femminile come forte e potente. Altri invece rigettano il lavoro di Beecroft considerandolo solo un prodotto della nostra era satura di atteggiamenti ossessivi e sete di celebrità. Un noto commento del New York Times ha descritto il suo lavoro come "tette per intellettuali." 

"C'è un'ambivalenza nel suo lavoro, che è presente nell'opera di molti contemporanei, che è il risultato di una cultura che ha raggiunto importanti obbiettivi femministi più di ogni altra generazione precedente, e che si infastidisce per le ultime resistenze," affermava Maria Elena Buszek, storica dell'arte del Kansas City Art Institute.

Il rapporto di Beecroft con il corpo si è manifestato in diversi modi durante le sue 76 performance. Ma nessun opera è stata più controversa della sua VB61: Still Death Darfur Still Deaf, tre ore di installazione messa in scena nel 2007 alla Biennale di Venezia con 20 donne sudanesi distese a faccia in giù su larghe tele bianche. Beecroft ha coperto i corpi immobili con tratti di pittura rossa riferendosi ovviamente al genocidio in Darfur. La realizzazione del lavoro è stata documentata da Pietra Brettkelly nel documentario su Beecroft, The Art Star and the Sudanese Twins, mostrato per la prima volta al Sundance Film Festival nel 2008.

Il documentario mostra il viaggio di Beecroft in Africa, durante i 16 mesi passati dall'artista in attesa di adottare due orfani sudanesi e usarli per il suo lavoro White Madonna With Twins South Sudan. "Beecroft afferma che l'adozione dei bambini non e' una feticizzazione dei neri, ma solo l'inizio del suo rapporto con questo Paese," ha scritto Vulture. "Il film documenta il dislivello significativo tra le teorie e le azioni della Beecroft." Nella scena più cruda del documentario, "due sorelle di un orfanotrofio cercano di fermare l'artista che sta tentando di spogliare dei bambini per uno scatto elaborato. Beecroft non le ascolta e continua a scattare anche nel momento in cui sembra perdere il confronto fisico con una delle sorelle piu' grandi, che riesce a portarle via i bambini, inorridita dal fatto che la Beecroft li voglia spogliare e fotografare in una Chiesa. 'Cristo, queste persone,' è il monito di Beecroft, mentre cerca di barricarsi dentro con le sorelle, impedendo loro di uscire dall'abbazia." 

Il film ha ovviamente generato un mare di domande ed è stato visto da molti come un oltraggio. Hanno accusato la Beecroft nel migliore dei casi di classicismo, nel peggiore dei casi di essere classista e colonialista. Ha voluto veramente liberare questi bambini da malnutrizione e povertà, cercando di mostrarlo attraverso un lavoro artistico, oppure ha voluto soltanto attirare l'attenzione su di se' per puro interesse mediatico? In una recente intervista per It's Nice That con Nathalie Olah, l'artista ha dichiarato che "non dovrebbe evitare di discutere i problemi che affliggono le popolazioni africane solo per il fatto di essere una 'donna bianca'."

Se pensate un attimo a questa affermazione, West e Beecroft sono la coppia perfetta. Non solo per il lavoro di squadra tra cantante e performer o la loro abilità di scatenare simultaneamente lodi e critiche. È il loro modo di imparare l'uno dal lavoro dell'altra e viceversa che rende la loro collaborazione tanto interessante. 

Crediti


Testo Emily Manning
Foto Kate Owen

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