ecco a voi christophe chemin, l'illustratore dietro le nuove stampe di prada

Abbiamo parlato con l'illustratore, regista e scrittore residente a Berlino per capire meglio che ruolo abbiano giocato gli arazzi del XVI secolo e i giochi per la Play Station nella nuova collezione del brand italiano.

di Emily Manning
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26 gennaio 2016, 9:53am

Photography Jason Lloyd Evans

Hercules picchia un Sigmund Freud munito di clava con un paio di incredibili pugni da Hulk. Nina Simone indossa guanti da box mentre balla con una Giovanna D'Arco che suona le maracas. Se vi sembra un seminario sulla storia mondiale che si fonde con un episodio di Celebrity Deathmatch, non avete poi così torto. Questi cantanti e studiosi litigiosi, dei e Guevara, si uniscono a comporre The Important Ones, una delle quattro opere originali stampate sulla collezione autunno/inverno di Prada per il 2016.

Christophe Chemin, The Important Ones, 2016.

Questa scena eseguita con dei pastelli blu, è opera del francese Christophe Chemin, autodidatta, che si destreggia tra parole e immagini con la stessa agilità. Chemin è poliedrico: è regista, fotografo, designer e scrittore. Poco tempo fa, l'iconica casa di moda italiana ha commissionato le stampe che decoreranno la nuova collezione a lui che ormai è berlinese d'adozione. Anche le magliette sgualcite, le giacche di lana della marina militare e i cappelli da marinaio della Sig.ra Prada guardano al passato, la sua offerta riguardava l'ora e l'adesso, il mondo problematico in cui viviamo.

Il pubblico della sfilata si è trovato di fronte a un comunicato stampa di cinque pagine che annunciava la collaborazione artistica. Includeva una lista cronologica di anni e momenti culturali corrispondenti che hanno ispirato Chemin. Per esempio, Survival Utopia cita un arazzo medievale del 1500, insieme ad ARK: Survival Evolved, un gioco per la Play Station uscito l'anno scorso. "I riferimenti sono stati esplicitati per le persone che sono abbastanza curiose."

Foto Jason Lloyd Evans

Ti servi di moltissime modalità d'espressione diverse. Qual è la prima disciplina alla quale ti sei avvicinato e com'è sbocciata la tua arte?
Penso che gli artisti abbiano delle responsabilità. Devi essere onesto con ciò che fai, altrimenti si tratta solo di un'orrenda perdita di tempo. C'è così tanta spazzatura in giro. È triste e terrificante. Il mondo trabocca di immagini tediose, che ti si piazzano davanti alla faccia dal primo momento in cui ti svegli. Le persone reagiscono con "mi piace, mi piace, mi piace", nello stesso modo in cui reagiscono se qualcosa non piace. Non significa nulla, è una farsa. Penso che sia importante tornare a conferire un significato alle immagini. Come artista, mi chiedo sempre se ci sia la necessità di crearne una di nuova.

Ho costantemente idee, è insito nella mia natura. Mi piace concretizzarle con mezzi diversi - essere in grado di esprimere totalmente ciò che si ha da dire nel modo corretto. Certe idee rendono meglio con mezzi d'espressione specifici, così finisco per variare molto. Alcune rendono meglio se comunicate con i libri, altre con film, disegni, oppure sculture, Non lo sai mai. Così è sempre una buona idea provare e decidere cosa alla fine funzioni davvero. Ma in fin dei conti per me è tutto uguale, si tratte sempre della stessa voce.

Christophe Chemin, Survival Utopia, 2016.

Come nasce la tua ispirazione e cosa la stimola?
Più o meno qualsiasi cosa. Sono un po' come una spugna, reagisco molto velocemente al mondo attorno a me. Certo, ho le mie ossessioni, temi che sembrano ricorrere costantemente nei miei lavori. Una cosa che mi piace e che non mi nego in quanto artista è la bellezza, la semplice bellezza.

Adoro il modo in cui hai descritto il tuo lavoro nel comunicato stampa: come una sarta che cuce una cosa all'altra.
I miei lavori sono un po' come ricami delicati, è vero. Ho queste idee istintive, ma devo metterle una accanto all'altro sul tavolo e vedere il risultato complessivo. È un po' come editare. Non invento grandi cose, accumulo idee, ognuna è come un filo. Inizio a cucire e creo determinati motivi con tutti questi fili.

Foto Jason Lloyd Evans

Com'è nata la collaborazione con la Sig.ra Prada?
Sono un grande fan del suo lavoro, ed è davvero importante per me. Penso che ciò che crea sia molto più interessante di tante cose che fanno i cosiddetti "artisti" del settore. Mi piace ciò che fa con la moda perché sono molto vicino al suo modo di pensare. Non le interessa cosa le persone vorrebbero facesse, fa ciò che vuole e basta. Penso sia eccezionale. I suoi lavori hanno un valore reale e comunicano qualcosa. Non posso dire lo stesso di altre cose che vedo in giro in questi giorni.

Cosa implica il processo collaborativo? Avete analizzato a fondo le idee della Sig.ra Prada o le istruzioni per l'incarico erano più libere?
Conosco il brand alla perfezione. la Sig.ra Prada e Fabio Zamberanrdi avevano in mente l'idea generale, il mood. Mi hanno chiesto di presentare una lista di concetti e ha scelto le quattro idee che avevo sviluppato in disegni realizzati con tecniche diverse che frequentemente uso. I concetti erano molto chiari e vicini al risultato finale. Non c'è stata nessuna forma di censura; abbiamo parlato molto e loro hanno riposto piena fiducia nei miei confronti, dall'inizio alla fine.

Christophe Chemin, Impossible True Love, 2015.

Perché per te è stato così importante fornire agli spettatori una lista di opere e anni di riferimento per ogni disegno?
La lista degli anni nasce perché volevo ideare delle etichette specifiche per ogni maglietta. Ogni maglia ne ha una collezione: una Prada, un piccolo jacquard con delle stelle che cadono nel mare, il titolo di ogni disegno e gli anni. Ogni anno fa riferimento a uno speciale momento storico che è in qualche modo connesso al disegno. Si tratta quasi di un gioco ed è un modo per rivelare parte del processo creativo che sta all'origine delle opere. Risulta anche utile a far capire che le cose non nascono dal nulla. Ma soprattutto, ci piaceva l'idea di avere le date cucite sulle maglie come un ricordo del passato. Conferisce a tutto un qualcosa di dolce, di misterioso.

Hai intenzione di collaborare ancora con Prada o altri stilisti in futuro?
Non voglio rivelare troppo…ma sì, ci saranno altre collaborazioni tra me e la Sig.ra Prada. Per quanto riguarda gli altri designer, non voglio esser maleducato, ma non ho proprio nessuna voglia di lavorare con loro. Prada è l'unico brand con cui avrei potuto fare ciò che ho fatto; non sarebbe accaduto da nessun altra parte. Si parla di una quantità immensa di fiducia e rispetto. Un qualcosa di prezioso e di raro.

Foto Jason Lloyd Evans

Nonostante esplori il passato, la collezione riguarda il presente. Perché è così importante guardarsi indietro?
Ci troviamo in tempi duri e a questo non c'è via di scampo. Non è il periodo per astrazioni vaghe o cose che sono tanto concettuali da diventare tetramente incomprensibili. Questi non sono tempi astratti. Veniamo da qualche parte, apparteniamo a qualcosa che è più grande di noi. Guardare al passato, e non in modo nostalgico, può aiutare l'umanità che è in cerca di verità e di speranza. Farsi un bagno d'umiltà sarebbe una cosa fantastica, perché, alla fine, noi esseri umani non siamo nulla.

Cosa ti entusiasma di più pensando al domani?
La speranza. L'idea che c'è speranza affinché le cose cambino e diventino migliori. Speranza di fare qualcosa. Speranza di incontrare persone belle e interessanti con le quali condividere esperienze. Speranza di bellezza.

Christophe Chemin, Banquet Thieves, 2015.

Crediti


Testo Emily Manning
Foto Jason Lloyd Evans
Immagini su cortese concessione dell'artista

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