prostitute, trans, celebrità: bettina rheims cattura la complessità della donna

Una nuova retrospettiva sui lavori della fotografa francese ci mostra ritratti di Madonna e Mila Jovovich, detenute e giovani trans.

di i-D Staff
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05 febbraio 2016, 11:33am

Breakfast with Monica Bellucci, November 1995, Paris © Bettina Rheims

La francese Bettina Rheims è stata una discepola di Helmut Newton e l'influenza del fotografo tedesco emerge chiaramente nelle sue opere. Molte tra le sue serie son cariche di esibizionismo sessuale e si concentrano sul nudo femminile, aspetti chiaramente riconducibili alla poetica di Newton. Tuttavia, il suo modo di rappresentare le donne è visibilmente mutato nel corso della sua carriera. Ha scattato sottoesposti ritratti in bianco e nero di anonime prostitute incontrate a Parigi, rappresentato sconcertanti esibizioni burlesque di donne distese sui letti delle "Chambres Closes" e fotografato celebrità (da Catherine Deneuve a Mary J.Blige) in pose provocanti.

Ora, le sue opere di un'intera carriera sono raccolte in una retrospettiva completa alla Maison Européenne de la Photographie parigina: 180 immagini dislocate su tre piani diversi. Disposte senza un preciso ordine cronologico, le opere si fanno testimoni dei suoi 36 anni di carriera da fotografa professionista, dai primi lavori del 1979 fino a scatti risalenti a solo tre mesi fa.

Oltre ai suoi controversi nudi, Rheims ha dato vita a delle serie dai toni più delicati (sempre da ammirare alla mostra) che presentano un approccio più empatico: grezzi ritratti delle detenute a Rennes, una curiosa esplorazione della Shangai del ventunesimo secolo, e due serie, scattate a distanza di 30 anni, che raffigurano la cultura trans. All'apertura della mostra che prende il suo nome, Rheims ha parlato delle relazioni tra lavori apparentemente diversi, del pax de deux tra fotografo e soggetto e di come ha assistito all'evoluzione dell'identità transgender.

Milla Jovovich, étude, Marzo 2005, Parigi © Bettina Rheims

Quando guardi alle tue opere così, tutte insieme, prendi le distanze dal risultato?
Cercavo di dimostrare a me stessa che i miei lavori erano legati da un leit motiv comune. Non sapevo come collegare tutte le serie. Formalmente, sembrano diversissime. Sai, vedi bianco e nero, poi colori, foto realizzate in studio, all'aperto. In francese lo chiameresti entre deux - tra due cose. C'è un costante mix di forze fragilità. Tutto ciò è indicativo di qualcosa, anche se si tratta di una finzione, ovviamente.

Mi ha stupita molto la diversità del linguaggio espressivo nelle tue opere, evidente con "Les Détenues" (2014), costituita da grezzi, semplici ritratti di detenute. Un approccio così diverso rispetto alle rappresentazioni di donne per le quali sei nota.
È la prima volta che la espongo. Non pensi anche tu che (le differenti serie) comunichino tra loro? Penso che se osservi "Les Détenues," e il loro opposto (Gwen Stefani, Kylie Minogue) sia subito evidente che la loro posizione nello spazio espositivo non sia per nulla scontata, casuale. Stanno avendo una conversazione. È un mondo di donne, donne con tutta la complessità. Penso che si relazionino con molta facilità. Le detenute hanno provato a recuperare qualcosa della loro femminilità perduta, sono truccate e stanno indossando i loro abiti migliori. Ho parlato molto con queste carcerate prima di passare a scattarle. In tutte le nostre conversazioni permaneva una costante: la mancanza di stima nei confronti di loro stesse. È difficile, perché nessuno le guarda più. E il fatto che queste altre donne le proteggono, le guardano: le fa crescere.

Kristin Scott Thomas playing with a blond wig, Maggio 2002, Parigi © Bettina Rheims

Il tuo approccio cambia quando realizzi serie diverse?
Direi che rimane lo stesso, i sentimenti sono gli stessi. Mentre sto scattando parlo sempre molto e i soggetti mi rispondono con i loro gesti, le loro pose. All'inizio è sempre un po' strano. Non balliamo allo stesso ritmo, ci calpestiamo i piedi, non sentiamo bene la musica. Con il passare del tempo, però, il tutto diviene più armonico.

Hai realizzato due serie che hanno come soggetto delle modelle trans. Com'è cambiato il dialogo tra i tempi di "Modern Lovers" (1990) e "Gender Studies" (2011)?
Oh, com'è cambiato. Nella Londra degli anni '80 si iniziava a parlare di AIDS, un incubo. I giovani non potevano più fare sesso. Anche gli adulti, a dire il vero. Trent'anni dopo, quando ho pubblicato un post su Facebook che presentava qualche immagine di "Modern Lovers", ho detto "Se volete riprendere questa conversazione e avete qualcosa da dire a riguardo, mandatemi una foto." Mi sono ritrovata a comunicare con persone di tutto il mondo via Skype. Una cosa stupenda. La situazione è cambiata molto rispetto all'esperienza precedente, "Ci rifiutiamo di scegliere; saremo entrambe. Una mattina ci sveglieremo e ci faremo crescere la barba e il giorno dopo ci metteremo il rossetto e usciremo in tacchi." Altri hanno detto, "Preferiremmo morire che cambiare". C'erano persone che erano pronte a mettere fine alle loro vite, una cosa così fondamentale. Ciò che mi ha colpita è quanto queste persone siano sole. Non è facile per loro.

Il dibattito pubblico sul femminismo è molto diffuso al momento. Qual è la tua posizione?
Se guardi i miei lavori, sorvolando ciò che le persone dicono sulla nudità (che è assolutamente irrilevante: insomma, i miei soggetti non sono più scoperti di qualsiasi foto in una rivista) sì, negli anni la situazione è cambiata parecchio. La battaglia femminista ha cambiato volto. Tutto il fondamentalismo religioso la sta portando a un altro livello e le donne sono ancora lontane dal non avere più problemi. Non credo che trascorrerò i prossimi anni a divertirmi e giocare con le donne come ho fatto fino ad ora. La mia arte avrà una connotazione più marcatamente politica, è tutto ciò che posso dire.

'Bettina Rheims' sarà in mostra fino al 27 marzo presso la Maison Européenne de la Photographie a Parigi.

mep-fr.org

Madonna lying on the floor of a red room, Settembre 1994, New York © Bettina Rheims

Crediti


Testo Sarah Moroz
Foto Bettina Rheims

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