tra pigiama party e campi estivi femministi: parliamo con l'artista alexandra marzella

La fondatrice di Girls Only, Antonia Marsh, intervista l'artista newyorkese Alexandra Marzella, una delle maggiori testimoni del femminismo sex-positive.

di Antonia Marsh
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22 agosto 2016, 11:55am

Ho incontrato Alexandra Marzella per la prima volta nel 2014, durante la serata inaugurale di una mostra che ospitava le nostre opere. Il femminismo stava iniziando ad imporsi nel dibattito pubblico con tutta la propria forza e, indipendentemente dai problemi e provocazioni che questa exhibition implicava, Ally ed io avevamo scelto di esporre i nostri lavori. Il suo, un video, il mio, una tazza del water che mi ero portata in giro per la città e sulla quale avevo scritto GIRLS ONLY - un richiamo al programma omonimo che avevo fondato e una sorta di vaga citazione duchampiana sul tema della mostra. Mentre il mio ready-made della Home Depot era la mia prima incursione nel mondo dell'arte, Ally era già un fenomeno della rete con i suoi video di danza suggestivi e i suoi selfie (tra i quali i più espliciti sono stati cancellati da Instagram, vittime delle rigide politiche di censura).

Nonostante si tratti di un ambiente nel quale gli animi s'incendiano con facilità, i social media sono divenuti un campo di battaglia ideale sul quale Ally è riuscita a creare un pubblico per il quale esibirsi. Ally è la ragazza immagine perfetta per la tanto discussa nuova ondata di femminismo e i suoi lavori sollevano domande importanti sulle definizioni di bellezza, corpo, narcisismo, apertura sessuale, e quanto questi si prestino ad essere esibiti online. Conoscendo bene le sue opere, ero un po' diffidente all'idea di incontrarla, sapevo di esserne intimidita e invidiosa allo stesso tempo. Immediatamente colpita e ammaliata dalla sua sensibilità, un notevole humor all'inglese e un atteggiamento generalmente molto rilassato nei confronti della vita, ne sono rimasta conquistata. Nei due anni a seguire, mi ha insegnato più di quanto potrà mai immaginare sulla sessualità, le dipendeze, l'ego, il pudore, la poligamia e l'introspezione psicologica. 

Durante un'umida notte newyorchese, sono salita su una metro che mi ha portata fino al bellissimo loft di Ally nel mezzo del nulla, per partecipare a un pigiama party che altro non era che l'ennesima scusa per poterla intervistare.


Antonia: Ti ricordi perché sono venuta qui l'ultima volta?
Alexandra: Non ricordo, per un servizio fotografico forse?

Ah ora ricordo, abbiamo scattato le tue tette per quelle magliette cha abbiamo fatto.
È passato molto tempo.

Credo che dovremmo parlare d'arte. Ti trovi mai al cospetto di arte straordinaria che ti fa mettere in discussione tutto il tuo lavoro?
Certo, sempre. Tutto. Instagram. Dipende dalla tua prospettiva. A volte, si tratta di grandi produzioni nelle quali è stato investito molto denaro o forza lavoro, ma altre volte sono cose davvero semplici fatte da persone con talento straordinario. Allo stesso tempo, però, sento che si tratta di opere di persone che hanno studiato -  è davvero raro che qualcuno abbia uno straordinario talento naturale se non l'ha mai coltivato, se non gli è mai stato insegnato nulla. Tutti dobbiamo guardarci intorno. Non credo che per fare l'artista sia necessario guardare dentro. Ci sono pro e contro in entrambi le correnti di pensiero in realtà, per esempio la pop art è estremamente derivativa, ma comunque c'è qualcosa di estremamente bello nelle ossessioni di un'artista. Ma tu del resto odi arte e io sono un'artista....

Non odio l'arte… è solo che io e l'arte abbiamo qualche problema al momento, se devo essere sincera.
Scherzo, so perfettamente come ti senti e devo ammettere che c'è molta banalità nell'essere artisti d'estate, soprattutto a New York, dove la quotidianità fatta di duro lavoro e frenesia generale può risultare davvero stancante...

Cogliendo gli sbadigli dell'altra, siamo finite a parlare dei capelli rasati della madre durante il periodo dell'università, i problemi dell'attaccamento sentimentale e del fatto che è praticamente impossibile magiare una tortilla arrotolata. Un paio di settimane più tardi, mi trovavo a Londra e Ally stava facendo un servizio fotografico. L'ho chiamata su FaceTime per sapere come stava andando alla Buoy R+R, una residenza post-femminista nello Stato di New York in cui si trovava in ritiro.

Parlami della settimana che hai passato in ritiro, ti ha fatto bene allontanarti da New York City?
È stato fantastico. Mi ha cambiato la vita e mi rendo conto di averne avuto un reale bisogno, anche se a volte è stata dura. Quest'anno il mio ruolo è stato meno impegnativo, perché ho partecipato in quanto trio insieme a India e Claire. Si tratta di una residenza che viene completamente gestita da artisti, quindi non posso dire che non ci siano stati problemi iniziali. Risolverli è diventato parte del nostro percorso d'apprendimento, proprio come l'apprezzamento reciproco, la comprensione e la riflessione.

Posso immaginare che si tratti di un'esperienza che ti mantiene con i piedi per terra…
Ho incontrato qualche difficoltà dovuta al fatto che non era chiaro quale fosse il mio ruolo, ma la settimana ha finito per essere un toccasana per il mio ego. Ho combattuto con il mio ego che mi impediva di ottenere il meglio dal progetto impegnandomi al massimo anche per le altre donne coinvolte. È stato necessario metterlo da parte. In quanto artista ora ritengo importante che il tuo ego non trovi spazio nel processo creativo. 

Credi che questo dipenda anche dal fatto che si trattava di un ambiente riservato alle donne?
L'energia era molto femminile, materna e avvolgente. Abbiamo parlato così tanto mentre ci trovavamo lì. Formavamo dei gruppi e ci inoltravamo nei boschi. Tutte ci trovavamo lì per la stessa ragione - creare dei lavori che avessero uno scopo ed immergersi in uno stato di totale concentrazione, spegnere il cervello in un ambiente naturale e armonioso. Volevamo che ci fosse più comunicazione, che ci fosse più dare e meno parlare, il che di norma è raro... Credo che l'esistenza a New York si riduca a un prendere prendere prendere prendere.

Ho cercato di uscire da Londra il più possibile durante l'estate. Credi sia diverso creare arte in una metropoli rispetto a un ambiente reQual è la tua percezione della metropoli in quanto luogo in cui creare arte rispetto ad ambienti più rurali?
Nella città si tende ad essere molto egoisti.  Si vive nella propria testa, ossessionati dal lavoro. Appena ci si allontana da questo contesto si torna ad imparare a conoscere gli altri e con gli altri. Nel contesto urbano l'ego è molto presente e allontanarmene mi ha reso consapevole che quello non è il mio scopo in quanto artista. è difficile farlo quando stai cercando di essere qualcuno di interessante, fare qualcosa di interessante e allo stesso tempo pagare le bollette. A New York fai sempre cose per gli altri, mentre quando sei nella natura agisci per te stesso.

Beh in realtà sembra che agissi per le altre. è una visione molto idealizzata del fare arte. Come può risultare applicabile?
Credo che se continui a donare, prima o poi il tutto ti ritorni - se sei occupata nel dare alle altre persone non ti rimane tempo per parlare. Come il karma o la reincarnazione, si tratta di un passaggio di energie. Ti impegni tutta la vita per cercare di essere una persona sicura di te stessa e devi cercare di diffondere questo modo d'essere il più possibile, insegnando agli altri ed imparando dagli altri. Ritengo necessario imparare a riconoscere le mancanze delle persone e capire il modo giusto per supportarle ed incoraggiarle. 

A quel punto internet mi abbandona, quindi Ally ed io ci siamo viste una settimana dopo, quando lei si trovava a New York e io a casa, sul divano.

Adoro il fatto che la nostra conversazione si sia ampliata a tal punto. Cosa fai ad LA?
Beh considerando che mi hai mandato le domande 13 giorni fa e io mi sto limitando a rispondere… Non mi trovo più a Los Angeles, sono tornata a New York. Sono andata in California per una campagna di Hugo Boss con Harley Weir. Il clima era molto tranquillo e rilassato, anche se faceva davvero davvero davvero caldo, perché abbiamo scattato nel deserto. 

Il sesso e la sessualità sono temi ricorrenti nella tua arte e, da quanto ne so, anche nella tua vita. A che punto le tue opere s'intrecciano con la tua esistenza e le tue esperienze nella sfera affettiva? Credo che la mia domanda sia quanto il personaggio online rispecchi la persona che sei realmente... Secondo me molto, perché sei una persona molto sensuale di natura, ma allo stesso tempo sei un po' un clown come si vede nei tuoi selfie, sei giocosa, onesta e diretta...e ti piace il cibo strano...
Mi piace il cibo strano, mi piace fotografare il cibo strano e mi piacciono le foto strane del cibo. Mi piace pensare che il personaggio che ho costruito online sia la rappresentazione esatta di chi sono nella vita reale. Però, allo stesso tempo, so di non poter essere spontanea online quanto vorrei esserlo in realtà. Quindi sono dell'opinione che non sia esattamente così. Il personaggio che emerge nei social media è solo un'immagine, una sorta di riflesso: non potrà mai essere equivalente alla realtà. Nel mio caso però, credo di essere il tanto vera quanto questo mezzo mi permette di esserlo.

Sei una delle persone più oneste che io abbia mai incontrato - per non parlare di quanto tu sia riflessiva e introspettiva - e non credo che tu possa essere diversa da ciò che sei online. Forse al giorno d'oggi lo stesso internet è come un'estensione della realtà? 
Esattamente. Chi può determinare dove sia il confine? Le persone s'inventano cose tutto il tempo, ma io credo che se hai la volontà di creare un'immagine inesistente, questa diventa comunque parte di te, la stai accogliendo. Credo che questa opinione potrebbe venir presa molto male nel clima politico nel quale ci troviamo.

A volte, però, non sei del tutto onesta con te stessa. Forse è solo un comportamento insito nella condizione umana?
Credo di esserlo il più possibile. A volte cerco delle giustificazioni dove non esistono, questo è ovvio. Però ci provo. Cosa ti fa dire che non sono del tutto onesta?

Non credo tu sia in nessun modo disonesta. Questo è uno dei motivi per i quali ti apprezzo a tal punto. La mia era una provocazione. Onestà ed apertura… credi che siano le qualità essenziali di un buon lavoro?
Credo che siano le qualità essenziali delle brave persone.

Qual è la domanda più irritante/noiosa che ti è mai stata posta durante un'intervista? 
Questa. O quelle domande tutte carine che non rispecchiano in alcun modo le mie sfide, i miei sacrifici e le problematiche di cui si dovrebbe davvero discutere. 

Crediti


Testo Antonia Marsh

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