free the nipple? l’industria della moda lo sta facendo da decenni

Helmut Newton, Guy Bourdin, Wolfgang Tillmans... il mondo della moda ha sempre abbracciato la nudità, ma è il senso che sta dietro a cambiare l'immagine.

di Sarah Raphael
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08 aprile 2015, 8:15am

Nel bel mezzo del dibattito all'inizio di quest'anno, mi è venuto in mente che all'uomo stereotipato che mangia burrito a colazione, ghigna alla vista di un seno e simpatizza per l'UKIP (UK Indipendence Party), non farebbe per niente male, oggigiorno, prendere in mano una rivista di moda - del quale probabilmente non ha mai sentito parlare. In riviste come i-D, Dazed and Confused, Interview, Wonderland e svariate altre testate, si possono facilmente trovare immagini di splendide donne a seno nudo… Allora perché l'uomo che ho appena descritto non è nel nostro target? E perché non veniamo assaliti dalle femministe per oggettiviziamo le donne?

È molto semplice: perché non lo facciamo. La fotografia di moda - e parlo in generale - non vede assolutamente le donne in questo modo: in quanto riviste dotate di integrità e dignità, che collaborano con fotografi che la pensano allo stesso modo, gli scatti che pubblichiamo promuovono quest'ottica rispettosa nei confronti delle donne che potrebbero apparire in "topless". Per alcune persone, come la mia tata, sfogliare le pagine di i-D potrebbe essere scioccante per le sporadiche nudità, ma non ha nulla a che vedere con il sesso: lo stile, l'intenzione e il messaggio sono drasticamente diversi da quelli dei paginoni centrali.

I servizi fotografici con nudi o con capezzoli a vista degli anni'70 erano molto più sessualmente aperti di quanto non lo siano ora. Basta pensare alla serie Big Nudes di Helmut Newton dei tardi anni '70/primi anni '80 che ritraeva donne in forti pose teatrali, completamente nude: la loro nudità era ed è tutt'ora una forte affermazione femminile di forza. Nel 2013 The Daily Mail pubblicò una storia sulla nuova mostra di Newton - parlando specialmente della serie Big Nudes. Nell'articolo riportarono una frase di David Fahey, gallerista e amico di Newton, nella quale le immagini venivano descritte come "sessualmente cariche", nel senso che "le donne possono essere potenti e dominanti quanto gli uomini": la nudità, nel suo essere forte e sessuale, ha pur sempre e sempre avrà dei principi femministi.

Forse sembro eccessivamente selettiva, ma prendete lo scatto di Guy Bourdin per Vogue Italia nel 1973: due ragazze nude che si lavano l'un l'altra. Riviste per soli uomini mangiatevi le mani, eh? Il punto è che lui sta giocando proprio con questo dogma, se la si guarda con attenzione, infatti, non vi è nulla di tanto sexy: le donne indossano guanti in crine per lo scrub e sono piegate in modo tale da rendere il tutto divertente e irriverente, per nulla sessuale. Viene quasi da chiedersi "Perché lo stai guardando? Non è ciò che pensi!"

La foto di Bourdin di vagine in fiore, in cui sono ritratte quattro donne nude con un Anthurium tra le cosce, è un altro chiara dichiarazione sessuale, ma ancora una volta questa intuizione viene percepita come irriverente e non sexy. I suoi primi nudi, per esempio Nudes wearing Charles Jourdan Shoes, 1965, erano innegabilmente sexy, con due donne in tacchi alti in piedi vagina contro vagina. Con lo svilupparsi del suo lavoro, ha cominciato a giocare con questa sua idea e a mettersi alla prova, invece di fotografarla e basta.

Negli anni '90 il mood è cambiato, con Corinne Day, Juergen Teller e Wolfgang Tillmans che fotografavano soltanto "topless" o modelle nude, ma con un approccio diretto e naturale. Mi ricordo l'immagine realizzata da Teller con Kristen McMenamy che posa senza abiti con le mani sulle anche, un cuore con scritto Versace disegnato in rosso sul suo petto e una sigaretta in bocca. È un'affermazione ancora una volta a favore del potere della sessualità e delle donne,  piuttosto che su quanto siano sexy. L'aggettivo 'sexy' distrugge l'immagine.

I nudi di Ryan McGinley cominciano a comparire tra la fine degli anni '90 e l'inizio del 2000. Forse c'è qualcosa nelle loro pose - sembrano assolutamente comode e la nudità non ti viene sbattuta in faccia con violenza - che è connaturato alla stessa immagine. I soggetti possiedono la propria nudità; non è a disposizione. Potrei continuare citando quasi tutti i fotografi che lavorano nella moda, e quasi tutti quelli con cui noi abbiamo lavorato, perché la maggior parte di questi realizza o vorrebbe realizzare nudi. Questa è fotografia, e non ha niente a che vedere con l'essere seducenti. Non cerchi solo seni e capezzoli ma ti trovi davanti a una persona - dato che il fotografo a questa guarda - e tu vedi quello che anche lui vede. 

Il leggendario fotografo Paolo Roversi, che spesso immortala modelle parzialmente o totalmente nude, una volta ha descritto così lo scambio che si instaura sul set: "I ti guardo negli occhi, voglio conoscere la tua vita, voglio sapere tutto. Amo le persone, così pretendo di avere con loro uno scambio, per me scattare una foto a qualcuno è uno scambio. Sono sempre curioso degli altri, perché attraverso gli altri imparo di più sulla vita."

#Freethenipple è un titolo accattivante per definire qualcosa che la fotografia sta facendo da decenni. Fatemi essere più chiara, non sto giudicando le ragazze che girano in topless per dare una scossa alle loro carriere, sto solamente commentando il fatto che in moltissimi scatti di moda, seni e capezzoli non sono mai stati considerati da un punto di vista sessuale da nessuna delle persone coinvolte nel processo. E da quello che ho capito, questo è il punto chiave del  #freethenipple.

Keira Knightley su Interview lo scorso anno, fotografata da uno dei grandi dell'industria, Patrick Demarchelier è stato un altro potente esempio di dichiarazione del femminismo. Dopo essere stata ritoccata e pompata in film e poster, Keira ha rivelato al The Times, "Il mio corpo è stato modificato così tante volte per così tante ragioni, sia nelle foto di paparazzi che nei film. E quello scatto è stato il primo per cui ho detto: "Ok, sono d'accordo con lo scatto in topless solo se non renderete il mio seno più grande e non lo ritoccherete. Perché ti fa sentire importante poter dire che è vero che non importa di che forma tu sia fatta."

Dopo che le sue foto personali sono trapelate in modo illecito, Jennifer Lawrance ha posato per la cover di Vanity Fair, e una delle immagini del servizio mostrava parte dei suoi seni. Ha detto, "È il mio corpo, e questa dovrebbe essere una mia scelta, ma il fatto che non lo sia è assolutamente disgustoso." La Lawrence è apparsa, non in topless ma non completamente vestita, sulla rivista subito dopo aver fatto questa dichiarazione, e stava anche molto bene. 

Considerando tutto quello che ho detto fino adesso, da citare sono i commenti di Kate Moss face quando le venne chiesto di togliersi il reggiseno nei suoi primi scatti all'età di 15 anni. Parlando nello specifico riguardo allo scoppio provocato dall'immagine della cover del 1990 di The Face, realizzata da una sua amico, conosciuta poi come Corinne Day, Kate ha detto a Vanity Fair nel 2012: "Io adesso vedo una ragazzina di 16 anni, chiederle di togliersi i vestiti di dosso sarebbe molto strano. Ma la situazione era che se fai ciò che ti viene chiesto, allora non lavorerai più con noi. Così mi sono chiusa in bagno e ho pianto e poi sono uscita e l'ho fatto. Non mi sono mai sentita a mio agio a riguardo. Ci sono troppe tette. Io odiavo le mie tette! Perché ero piatta.  E su un seno avevo un grosso neo. Quella foto che mi ritrae mentre corro sulla spiaggia- non mi sono mai dimenticata di com'era andata, perché aveva chiesto al parrucchiere, che era l'unico uomo sul set, di girarsi." Le foto sembrano mostrare una Kate a suo agio e libera dalle preoccupazioni, fotografata da una sua amica. Ma la verità è che questo scatto l'ha fatta sentire vulnerabile e spaventata. Così posso affermare che la fotografia di moda è come #freethenipple e ha aspetti positivi, intenzioni artistiche e un impatto importante sulla visione della donna da parte dei media, ma le parole di Kate sono molto più importanti di tutto questo. La sua è una testimonianza dell'illusione che un'immagine di moda può creare, che come abbiamo visto qui e in altre particolare circostanze, può essere molto pericoloso. 

Bisogna ricordare che una volta che un'immagine esce dalla macchina fotografica, stampata e diffusa, è fuori da ogni tipo di controllo. Non possiamo vigilare su chi porta le copie di i-D nelle edicole e sapere che cosa pensino questi quando vedono un'immagine. Dubito fortemente che i lettori del Sun andranno a cercare la pagina tre, ma mai dire mai.

Non tutti saranno d'accordo con #freethenipple, e potrebbe sembrare anche offensivo per alcune culture nella nostra società - certamente è con questo tipo di cultura che sono cresciuta. Questo porta con sé molti problemi soprattutto legati all'industria della moda. Ma allora la questione non riguarda #Freethenipple, oppure sì? È un fatto di scelte, principi di libertà e de-sessualizzazione dei corpi femminili che sono difficili da superare, o almeno questo è quello che io ho pensato quando ho cominciato a scrivere questo articolo. 

Crediti


Testo Sarah Raphael
Foto Piczo, backstage di Thomas Tait primavera/estate 15

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