foreigner racconta la vita dei migranti alla ricerca di una vita migliore

Foreigner: Migration Into Europe vuole farci riflettere sulle immagini allarmanti che documentano la crisi dei rifugiati in Europa.

di Felix Petty
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25 maggio 2016, 11:20am

Quali sono le immagini che ti sono rimaste impresse della crisi dei rifugiati? Il corpo senza vita di Alan Kurdi abbandonato al largo di una spiaggia turca? Folle che cercano di oltrepassare i confini nei Balcani? Politici di destra con la bava alla bocca dalla rabbia? Ai Weiwei tra i rifugiati delle isole greche?

Foreigner: Migration Into Europe 2015-2016, è un nuovo libro fotografico pubblicato dal John Radcliffe Studio che vede una collaborazione tra il fotografo Daniel Castro Garcia e il graphic designer Tom Saxby. Come spiegano nell'introduzione, questo libro "cerca di catturare la storia di ogni individuo e usare la fotografia come un potente strumento di pace, invece che un veicolo del pregiudizio."

Foreigner segue chi proviene dal Nord Africa o dal Medio Oriente e si trova in viaggio attraverso l'Europa, in fuga dai conflitti che stanno dilaniando l'Eritrea, la Siria, l'Iraq e l'Afghanistan. Questo è il più grande afflusso di persone che l'Europa abbia visto dopo la Seconda Guerra Mondiale, una crisi che ha messo a dura prova il continente, tirando fuori il meglio e il peggio di tutti noi.

Il libro raccoglie queste storie e diventa una protesta contro chi giudica, chi attacca senza sapere. Si tratta di un documento fotografico che racconta le vicende di coloro che hanno intrapreso pericolose attraversate a bordo di barconi attraverso il Mediterraneo per approdare su piccole isole come Lesbo e Lampedusa. Le fotografie raccontano anche le avventure di chi sta viaggiando attraverso l'Europa ed è arrivato dai Balcani; i rifugiati che sono riusciti a salire sui treni per la Germania o la Svezia, o che sono finiti intrappolati nella cosiddetta "Giungla", un purgatorio in cui si trovano ad aspettare l'occasione per entrare in Gran Bretagna. Le immagini sono oneste e impressionanti, toccanti e strazianti, ma, allo stesso tempo, permeate da una sensazione che si potrebbe quasi definire "speranza".

Foreigner inizia a Lampedusa, un'isola più vicina alla Tunisia che all'Europa, un punto d'accesso naturale per coloro che scappano dai conflitti in Africa e vogliono rifugiarsi nel continente. Per un periodo la crisi lì si è fatta così grave che il Governo italiano ha iniziato a deviare tutte le barche verso la Sicilia, isola che ospita uno dei campi d'accoglienza più grandi d'Europa. Ora che a Lampedusa non arrivano più profughi, l'assenza diventa la grande protagonista degli scatti: nei paesaggi desolati risuonano gli eco delle storie di chi vi è passato, i barconi sono stati abbandonati e gli unici punti di colore del paesaggio sono rappresentati da graffiti in arabo e vestiti per bambini abbandonati.

Il libro ci mostra poi il porto di Catania, dove nel giugno 2015 più di 1000 rifugiati sono stati messi in salvo dalla HMS Bulwark, per arrivare fino al Cara di Mineo, un centro d'accoglimento martoriato dalla corruzione in cui i profughi, vittime di una burocrazia insensata, si vedono impossibilitati ad integrarsi completamente nella società italiana. Molti di loro finiscono per vagabondare tra le strade di Catania.

Nel novembre del 2015 Foreigner si sposta verso Lesbo. Lì ogni giorno arrivano dalle 15 alle 25 barche, tutte con a bordo una sessantina di persone e la quiete delle cittadine o dei piccoli paesi ubicati sulle coste dell'isola viene sconvolta. Da qui il libro segue i rifugiati attraverso l'Europa e gli scatti ci mostrano folle di persone ammassate su treni, traghetti, oppure addormentati per terra nei campi o a lato delle strade. Attraversano il continente con il treno, cercando di raggiungere un luogo sicuro in cui possano stabilirsi. Mentre cercano di stabilirsi in Europa, si trovano intrappolati in una terra di mezzo. La frustrazione porta a scontri tra gruppi di rifugiati che sono scappati da conflitti diversi. Molti tra loro stracciano i loro documenti e si fingono siriani, nella speranza di ricevere un trattamento migliore o di poter velocizzare l'inizio della loro nuova vita in Europa. Quasi tutti, però, sono intrappolati da qualche parte, costretti ad aspettare, giorno dopo giorno, di essere distribuiti nei vari campi o di vedere esaudita almeno qualcuna delle loro richieste.

Molti di loro finiscono nella "giungla di Calais', e Foreigner immortala le persone del campo mentre cercano di rimettere insieme i frammenti di una vita in uno spazio temporaneo. Giocano a carte e pregano, mangiano e si ribellano per la propria condizione. La sicurezza esercita una pressione serratissima e ora è quasi impossibile per i profughi riuscire a mettere piede in Inghilterra. Inutile dire quanto la condizione sia pericolosa; nel luglio dello scorso anno un bambino eritreo è nato prematuro, morendo solo poche ore dopo la nascita. La madre era caduta da un camion. Nel dicembre dello stesso anno, un uomo del Sudan, Youssef, è stato ucciso da un pirata della strada in un'autostrada di Calais. Ci sono sicuramente moltissime morti che sono state insabbiate o semplicemente ignorate. A marzo di questo anno parte della "Giungla" è stata sgomberata con la forza da parte delle autorità francesi, con 3.000 persone che sono state costrette ad abbandonare le loro case. Secondo le stime, molte centinaia di loro erano bambini senza accompagnamento. I profughi hanno appiccato dei fuochi in un atto di protesta, un ultimo grido di ribellione di chi ha già perso completamente la speranza.

Al momento esistono situazioni simili in tutta Europa. Forse vengono pubblicizzate meno, forse sfuggono ai nostri occhi, ma sono altrettanto drammatiche per chi le sta vivendo. Pensiamo a Indomeni, un'altra realtà che non è sfuggita alle lenti di Foreinger. Un villaggio greco ai confini con la Macedonia che è quasi interamente costituito da rifugiati, intrappolati lì dopo che la Macedonia ha deciso di chiudere i confini. Chi si trova lì ha cercato di sfruttare qualsiasi luogo si prestasse ad ospitarli: da granai abbandonati e cascine, a campeggi improvvisati su prati e colline. Secondo le stime, almeno il 40% di loro sono bambini. Il campo è gestito in modo discutibile e nessuno sa quando le persone saranno autorizzate a proseguire. I pidocchi hanno invaso il campo e i bambini sono stati costretti a farsi rasare i capelli. Con le loro facce stanche e le teste rase, sono come dei fantasmi dei conflitti precedenti, la conferma di come queste tragedie non abbiano ancora smesso di ripetersi nella storia del genere umano.

Crediti


Testo Felix Petty
Immagine Daniel Castro Garcia

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