un giro in metro a parigi con la tribù di cool kids di gypsy sport

Rio Uribe di Gypsy Sport immagina come sarebbe la sua tribù di creativi se si spostasse a Parigi.

di Tess Lochanski
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11 luglio 2016, 11:20am

È stato attaccando una visiera degli Yankees ad un cappellino Kufi per una festa in maschera che Rio Uribe ha dato vita a Gypsy Sport. I cappellini sono diventati il suo segno distintivo e rappresentano il suo approccio creativo alla moda. Quando un buyer di Opening Cerimony lo notò, decise di ordinarlo subito per la sua catena di negozi. Anche Anna Wintour apprezzò il lavoro e così il brand ricevette il CFDA/Vogue Fashion Fund Prize nel 2015. Nei quattro anni successivi, Gypsy Sport è diventato una delle tribù più dinamiche e giovani di New York.

Di recente Rio ha presentato i suoi lavori a Parigi, ed è li che ha incontrato il team di i-D Francia. Hanno provato ad immaginare come sarebbe la crew di Gypsy Sport se vivesse a Parigi: per la prima volta il designer, cresciuto a LA prima di lavorare con Balenciaga a NY,  si è sentito il benvenuto nella capitale francese. Abbiamo intervistato Rio per parlare del suo viaggio in Europa con la sua crew parigina.

Sei arrivato a Parigi qualche giorno fa, cosa pensi della città fino ad ora?
Mi è davvero piaciuta. Sono stato qui un sacco di volte, tutte le volte per una ragione diversa. Di solito è come vivere un sogno fatta di palazzi stupendi e persone snob. Ma questa volta sento di avere la possibilità di vedere oltre, infatti è la prima volta che ho davvero apprezzato Parigi per la atmosfera e dal punto di vista culturale. È una bellissima sensazione.

Abbiamo provato ad immaginare come sarebbe la tua NYC crew a Parigi, quindi abbiamo fotografato una tribù di ragazzi nella metro. Come descriveresti la tua crew, e cosa pensi dei nostri scatti? 
È sbagliato parlare di una sola crew perché tutti i cool kids possono essere Gypsy Sport! Ma il casting del vostro shooting è incredibile, credo che i ragazzi parigini abbiamo molta voglia di fare cose come questa. Le persone vogliono essere creative, in vista, e sono felice che l'abbiamo fatto con Gypsy Sport, la combinazione è perfetta. La Francia si dice essere piena di persone snob e dalla mentalità chiusa, ho sentito alcune persone nella metro dire: "Questo non è un nightclub!" Ma i ragazzi erano totalmente l'opposto. Credo sia stupendo fare uno shooting in metropolitana, daremo vita ad una nuova tradizione in tutte le città in cui andremo.

Com'è New York al giorno d'oggi?
C'è una scena in Star Wars dove sono presenti tutti i tipi di alieni proveniente da svariati universi seduti al bar a bere un drink. Questa è New York.

Quando hai lanciato Gypsy Sport?
Ho sempre voluto essere un designer ma non ho mai studiato per diventarlo. Lavoravo per Balenciaga e per questo spesso venivo a Parigi -- dovevo osservare la collezione per bene tutte le stagioni per sapere come venderla. Amo davvero la moda, per me è arte. Ma davvero, migliaia di euro per una maglietta? Per me non ha senso. Sapevo di poter fare dei prezzi più accessibili. Più avanti ho realizzato che se mai avessi aperto un marchio avevo bisogno di dare un messaggio e mi sono chiesto quale potesse essere. La risposta che mi sono dato è stata che le persone sono importanti, diverse e stupende. Gli individui saranno sempre diversi, si comporteranno in modo diverso e parleranno in modo diverso tra loro. È sbagliato classificarli, per questo ho dato vita al mio brand: per dare voce a tutti noi.

Il tuo modo di intendere la diversità è del tutto innovativo.
MI piaceva molto United Colors of Benetton, il modo in cui usava tutte le sfumature dei colori della pelle nelle campagne pubblicitarie. La cosa interessante è che Parigi ha davvero fame di cultura; molta della migliore musica di questo periodo proviene da Parigi. Non credo di aver portato alcuna diversità nella città, credo ci sia sempre stata, l'ho solo mostrata con i mio marchio.

Quando lavoravi da Balenciaga avevi questo approccio politico alla moda?
Onestamente avevo un'idea completamente diversa, volevo mollare tutto e diventare un artista. Quando finivo di lavorare andavo a casa a creare una maglietta, un cappello o un quadro. I miei amici mi dicevano: "Devi condividerlo!" Ma io credevo che a nessuno sarebbe interessato. Alla fine uno dei miei amici ha mostrato un mio cappello ad un buyer di Opening Cerimony e lui ha subito chiesto di fare un ordine. È stata la prima volta che ho realizzato di poter guadagnare qualcosa con la mia arte. All'inizio la mia idea era di viaggiare per il mondo con dei fotografi per documentare la vita in diversi Paesi. Ho iniziato a fare ricerca, ma non sugli street style, mi interessavano le tradizioni, i riti ancestrali di ogni cultura. Utilizzavo le informazioni che trovavo per creare dipinti, e questi dipinti sono poi diventati abiti. Credo che questo mix di culture diverse messe insieme abbia creato le basi per parlare di diversità con le mie creazioni.

Perchè il tuo logo sembra il pianeta Saturno?
Nel 2013 ho vinto una competizione -- VFiles Made Fashion, che ai tempi era considerata davvero underground -- senza aver mai fatto una collezione vera e propria. Se avessi fatto una sfilata avrei avuto bisogno di un logo quindi ho iniziato a disegnare moltissime cose. Ho ancora i libri che raccolgono i disegni. Per molto tempo ho provato a creare un cerchio utilizzando la "G" e la "S", ma non mi piaceva. Un giorno mi ero davvero stancato di disegnarli e ho tirato una linea sopra. Così è nato il Saturno. 

Cosa ci dici invece del nome del brand?
Da sempre volevo inserire la parola "sport". Quando faccio shopping ad Harlem noto che tutti i negozi che vendono vestiti e scarpe economiche si chiamano "Sport qualcosa". Volevo che il mio brand rappresentasse qualcosa di accessibile. "Gypsy" invece è nato pensando a tutte quelle culture fatte di altre culture, a quelle popolazioni che viaggiano e prendono ispirazione dall'India, dal Sud dell'Asia, e così via. Volevo trarre anche io ispirazione da posti diversi. 

Cosa pensi del fatto che l'Inghilterra lasci l'Europa?
È stato shoccante, penso lo sia stato per tutti, siamo stati tutti un po' feriti dalla Brexit. Ho sempre creduto che esistano degli interessi politici e che nascondano delle strategie da parte del sistema bancario. Anche se divisi, sento che comunque i giovani cambieranno tutto. A queste persone anziane che prendono queste decisioni interessano solo i soldi, ma io penso che il mondo capirà che i rapporti veri, l'onestà e l'amore sono molto più importanti.

Pensi davvero che i giovani possano fare la differenza?
Certo che sì. Le prime due lettere di Gypsy Sport stanno per "Global Youth"! Se continuiamo a condividere questo messaggio le persone ne prenderanno coscienza. È per questo che le persone amano Gypsy, perché è un concetto in cui credono. Facciamo tutti parte della stessa tribù quindi è importante agire insieme.

Crediti


Testo Tess Lochanski
Moda Benjamin Brouillet
Production Iman Delimi
Tutti gli abiti sono Gypsy Sport

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