l'iconico fotografo anton corbijn ci racconta com'è stato scattare patti smith e david bowie

Anton Corbijn racconta ad i-D cosa significa scattare i giganti della musica e perché gli attori sono i soggetti più difficili da fotografare.

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08 giugno 2016, 10:30am

Patti Smith, New York, 1999, photo © Anton Corbijn

È la mente brillante dietro al video "Do I Have to Say the Words?" di Bryan Adams agli inizi degli anni '90: Anton Corbijn, il fotografo, regista e graphic designer olandese che ha immortalato i rocker canadesi mentre si aggiravano per le strade di Istanbul. 

Appena 25 anni dopo Corbijn, che si è fatto un nome scattando musicisti come i Depeche Mode e Prince, è tornato nella metropoli turca per inaugurare una exhibition, "Number 5", che verrà ospitata dalla galleria Istanbul'74 di Galatasaray. L'evento è stato aperto al pubblico in occasione della sesta edizione del festival dell'arte e della cultura, che si è conclusa il 5 giugno. "Number 5" ospita sei grandi fotografie in bianco e nero degli anni '90 (in mostra insieme per la prima volta) di Patti Smith, Nick Cave, David Bowie, Henry Rollins, Dave Grahan e Johnny Cash. Il leggendario fotografo, che ora si occupa principalmente di regia e sta attualmente finendo di girare il film biografico su Thurgood Marshall, ci ha parlato della mostra, del processo creativo e dei soggetti che sogna di scattare.

Come ti sei avvicinato alla musica?
Ero attirato dalle emozioni forti che provoca, credo. Sono cresciuto su di un'isola con un ambiente con delle regole molto rigide e dai valori protestanti, e la musica del 1964 e del 1965 parlava di un mondo che sembrava molto invitante per un giovane ragazzo che viveva in un paesino su di un'isola. Mi sembrava sempre che tutto il divertimento fosse dall'altro lato delle acque.

Parlami del processo creativo e di come ti prepari ad uno scatto. Quante volte è spontaneo?
Non mi servo di luci artificiali. Non mi preparo davvero alle fotografie, scatto manualmente. In un certo senso è come fotografia documentaria, ma più controllata. Uso ancora la pellicola. Il problema con le foto di oggi è che sono tutte eseguite sotto la guida di direttori artistici. C'è una figura che ti dice come dovresti fare il tuo lavoro ed è questo il motivo per il quale le foto che ne risultano non sono belle: si tratta di una persona che cerca di concretizzare le proprie idee tramite il lavoro di qualcun altro. Le mie foto sono la mia storia ed è per questo che sono diverse da quelle degli altri. Penso si tratti di un fattore molto importante. 

Nick Cave, London, 1996 © Anton Corbijn

Hai immortalato David Bowie per la prima volta all'inizio degli anni '80 e hai continuato a farlo nel corso di tutta la sua carriera. Com è stato fotografarlo per così tanti anni?
Penso che il mio primo scatto sia stato il più importante, perché gli altri sono stati commissionati da riviste. La prima foto era quella di The Elephant Man e ne ho scattate qualcuna anche più tardi un un café. Gli piacevano molto, anche se devo dire che con me si è sempre comportato da gentiluomo. Mi piaceva molto. Non penso di aver contribuito molto nella sua storia visuale in questo senso, solo per The Elephant Man.

Cosa cerchi di catturare mentre scatti un soggetto?
Mi piace riuscire a mostrare qualcosa di inedito che le persone non hanno mai visto prima. Voglio esprimere qualcosa di quella persona e anche di me stesso: questi tre elementi.

Cosa stava accadendo mentre hai scattato la foto di Patti Smith che si può vedere alla mostra?
Si tratta di una foto di Patti Smith. Se inizio a spiegarti troppe cose tolgo forza al potere evocativo della fotografia, quindi non lo faccio. La bellezza delle foto è che puoi rendere tue le immagini che vedi, puoi inventare una tua storia. Spiegare non fa altro che rovinare la magia.

Hai scattato anche moltissime persone che non facevano i musicisti, tra i quali Gerhard Richter, Robert De Niro, and Naomi Campbell...
Durante gli anni '70 e '80 ho fotografato musicisti. Negli anni '90 ho iniziato a scattare molte persone diverse, mentre in questo secolo mi sono concentrato sui pittori.

Sono uguali per te? Oppure i musicisti sono diversi dagli artisti e gli artisti sono diversi dagli attori?
Gli attori sono i più difficili da fotografare.

Henry Rollins, Los Angeles, 1993 © Anton Corbijn

Perché?
Perché sono coloro che hanno meno controllo su ciò che fanno. I musicisti si creano da soli e il loro look fa parte di ciò che fanno. Gli attori passano il loro tempo fingendo di essere chi non sono: è difficile per loro. Ma a me interessa l'arte, che si tratti musica, teatro, film, o dipinti. Ci sono persone che ammiro. Io cerco di incontrarle e scatto loro una foto. È così che funziona.

Chi sogni di scattare?
Frank Auerbach. Mi piacciono moltissimo i suoi lavori.

E i social media? Te ne servi? O pensi che sia una democratizzazione della fotografia?
Sì, ma penso anche che…

Pensi che ci sia un sacco di spazzatura?
Sì, proprio così.

Qual è il tuo consiglio per gli aspiranti fotografi?
Crea il tuo mondo, perché al giorno d'oggi tutti fotografano tutto e ogni persona si sente importante per ciò che fa. Si tratta di un momento stupendo per la fotografia e molto difficile per i fotografi. 

Crediti


Testo Ann Binlot
Foto © Anton Corbijn