la gentile protesta di marni

Francesco Risso fa suo il potere dell'upcycling.

di Osman Ahmed
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24 settembre 2019, 9:50am

Nel giorno in cui miliardi di persone in tutto il mondo stavano scioperando e protestando per il Global Climate Strike, il direttore creativo di Marni Francesco Risso ha messo in scena una “gentile protesta” contro gli eccessi e gli sprechi dell’industria della moda. Il problema dell’impatto ambientale della moda si è sedimentato nella sua coscienza, ha detto, dopo aver fatto un viaggio in Brasile sei mesi fa e avendo ben presente nella mente il terribile incendio delle foreste amazzoniche.

Francesco non ha fatto un esplicito riferimento allo sciopero mondiale, e per una buona ragione. “È facile dire quella parola senza essere veramente sostenibili,” ha detto nel backstage, stando in piedi scalzo e con strisce bianche dipinte sul viso. Mentre alcune maison del lusso continuano a fare sfilate grandiose — rassicurandoci che alberi saranno piantati e terre bonificate — Risso ha fatto quel passo in più, collaborando con l’artista visivo tedesco Judith Hopf per riciclare il set della sua ultima sfilata (un’inquietante scenario marino sotto a una rete di rifiuti in plastica) in modo tale da poter ricreare una giungla grafica. Il set della sua PE20, ha detto, avrà un’ulteriore vita negli store Marni come oggetti visual. Alla sfilata, gli spettatori sedevano su panche di cartone riciclato, adornate di foglie di plastica riciclata e dipinte con pittura ecologica.

Anche la maggior parte dei vestiti erano riciclati, creati da giacenze di pelle, ruvide taffetas riciclate e tessuti di cotone non trattato, dipinti con pattern in stile Fauvista. Silhouette voluminose erano costruite con architetture lo-fi, grembiuli abbracciavano il corpo delle modelle sorreggendo con corde le gonnone, simili a quelle da contadine. Un paio di lunghe e attillate gonne create all’uncinetto facevano invece omaggio al vestiario formale da sera. Dei nostalgici accenni alla couture di una volta erano bilanciate da una giocosa presenza di combinazioni di colore come verde pappagallo, cobalto, fucsia e arancione. I pattern dipinti erano pieni di un ottimismo grafico, facendo l’occhiolino al movimento del Tropicalismo brasiliano degli anni 60, una reazione al nazionalismo di estrema destra e della dittatoria militare — il che non potrebbe essere più rilevante di adesso.

Risso ha detto di aver immaginato per la sua sfilata donne con i capelli incrostati nell’argilla, drogate di allucinogeni che abbracciavano alberi. Questa collezione sembra essere radicale, come un’attacco post-industriale alla sovrapproduzione della moda e l’eccessivo consumismo del mondo. Le silhouette erano disegnate proprio per liberare il movimento del corpo; le modelle, infatti, indossavano ciabatte.

Risso ha parlato di un richiamo alla natura come “l’unica possibilità per poterci mettere in contatto con il mondo di oggi.” È notevole il fatto che, in meno di tre anni da Marni, l’ex designer di Prada è riuscito a spostare la conversazione su ciò che dovrebbe essere veramente considerato ‘di lusso’ nell’epoca dell’attivismo climatico. Per lui, è proprio il mettersi alla ricerca di soluzioni efficaci e fare dei cambiamenti radicali verso un futuro migliore — cosa che risuona molto chiaramente e spicca tra i rumori della contemporaneità. Come ha detto lui stesso: “C’è una generazione di giovani che è pronta per questo cambiamento.”

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Crediti


Fotografia Mitchell Sams

Questo articolo è apparso originariamente su i-D UK.

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