un po' modigliani, un po' schiele: vi presentiamo il tattoo artist gabriele giordano

Gabriele tatua volti deformati dalle linee essenziali e pulite. Ovviamente ci siamo innamorati dei suoi disegni, e siamo sicuri ve ne innamorerete anche voi.

di Giorgia Imbrenda e Amanda Margiaria
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28 marzo 2019, 5:00am

Tatuaggini è la rubrica di i-D che vi fa conoscere i nuovi tattoo artist italiani di cui non avete mai sentito parlare. Sono giovani, hanno uno stile unico e stanno riscrivendo le regole della loro industria. Li scegliamo perché rispettano i valori in cui i-D crede e per cui lotta da sempre, che sono tolleranza, diversity e inclusività. Oggi vi presentiamo Gabriele Giordano, basato a Bergamo ma spesso in visita a Milano. Se volete farvi tatuare da lui, questo è il suo account Instagram. Siamo sicuri risponderà ai vostri DM in tempo zero.

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Ci racconti il primo tatuaggio che hai fatto? Quanto terrorizzato eri da 1 a 10?
Il primo tatuaggio che ho fatto è stato un alieno sulla gamba di mio padre. Terrorizzato direi quasi per nulla, eccitato direi a mille. Era tanta (e continua ad essere sempre di più) la voglia di riportare su un corpo qualcosa di permanente e significativo per qualcuno. Era quello che sognavo di fare da molto e finalmente, con un po' di risparmi, ero riuscito ad avere tutto ciò che mi serviva. Per me tatuare è una sorta di esigenza che a volte non mi fa dormire la notte.

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Come descriveresti il tuo stile? E come lo hai sviluppato?
Il mio stile è complicato da capire. Il 90 percento delle persone che mi chiedono appuntamenti mi fa la stessa domanda: "Mi piacciono da morire le cose che fai, vorrei scegliere qualcosa dal tuo book, ma... Cosa significa questo? E quello?" È come se ci fosse sempre qualcosa di misterioso in ogni pezzo che disegno, qualcosa che anche io devo scoprire. L'ho sviluppato e continuo a svilupparlo in modo naturale. Viaggi, fotografie e libri di fiabe sono le cose che mi ispirano maggiormente.

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Il tatuaggio in assoluto più assurdo che hai fatto?
Non credo di avere fatto alcun tatuaggio assurdo, se devo essere onesto. Posso dirti però che di situazioni strane ne ho vissute parecchie da quando tatuo, una volta sono partito facendo solo un piccolo flash sulla schiena di una ragazza, ma poi sono finito a tatuarle mezza schiena.

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Hai mai detto di no alle richieste dei tuoi clienti?
Capita molto spesso di dire no alle richieste dei miei clienti. Molti ancora non vengono da me soltanto per quello che faccio e mi chiedono cose totalmente diverse dal mio stile, come maori, giapponese, linee spesse e vecchia scuola. Sono stili che rispetto tantissimo e che ho anche sulla mia pelle; proprio per questo, indirizzo i miei clienti verso altri tatuatori specializzati nel loro stile. Se non si è in grado o non si è felici di tatuare qualcosa, la cosa per me più importante è dire di no e spiegarne il motivo. Nessuno ha le capacità di fare tutto, in qualsiasi ambito di lavoro e vita.

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Quale consiglio daresti a chi si è comprato ora la prima macchinetta e vuole iniziare a tatuare?
Di non partire con il pensiero di fare soldi. Non dilettarti perché e è quello che vedi ovunque in questo momento. Segui con determinazione le tue vere passioni, se lo fai tanto per fare non arriverai mai da nessuna parte. Purtroppo oggi ci sono mille persone che si definiscono tatuatori senza avere però veramente questa passione. Quando ho iniziato, tre anni e mezzo fa, non c'era ancora tutta questa "invasione". Al giorno d'oggi, la strumentazione è alla portata di tutti, basta cercare su Google "macchinetta per tatuare" e ottieni milioni di risultati con kit a partire da 50 euro.

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E invece per chi si vuole fare il primo tatuaggio che consigli hai?
Il primo tatuaggio è sempre qualcosa che ti manda in sbattimento. Continui a porti domande del tipo "e se mi stanca?" "Come faccio a vedermelo addosso per tutta la vita?" che in realtà è più che normale. Quindi siediti, ragiona, prenditi tutto il tempo che ti serve e innamorati del tatuaggio che hai in mente. Non andare di fretta, perchè nessuno ti sta obbligando. Sii sicuro di ciò che vuoi.

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Quanto conta la bravura tecnica nel tuo lavoro?
Un tempo la tecnica contava, e non poco. Se non tiravi linee correttamente eri uno sfigato. Ora è diverso. Fa quasi più figo. Ora conta forse di più ciò che disegni, il che ha aspetti sia positivi che negativi, a mio parere. Conosco tatuatori che hanno una fama di un certo spessore e non tirano mezza linea in modo corretto, ma la gente è molto attratta da ciò che trasmettono (io anche, a volte). Quindi, a questo punto, la tecnica non è più al centro di tutto. Se alcuni tatuatori emergono con le loro opere, ben venga, c'è un'evoluzione in tutto, ed è giusto che accada anche in questo. Io però continuerò a voler fare i miei pezzi il più pulito possibile e tirare linee sempre più dritte :-)

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Il miglior studio di tatuaggi in Italia?
Non è un classico studio a tutti gli effetti, ma un gruppo di ragazzi in gamba che conosco e supporto molto. Il loro collettivo si chiama Inksist ed è nato a Milano, dentro Macao, per dar nuova vita e una nuova faccia tutta fresca a questo luogo, in cui è mi capitato a volte di tatuare.

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Perché tatui spesso volti? Te lo chiedono i clienti o è una tua decisione?
È partita come una mia decisione e passione. La mia ispirazione più grande viene da situazioni di vita quotidiana. Mi piace il fatto di sbagliare metro di proposito e passare ore a guardare cosa fa la gente seduta nel vagone e riportare su carta determinate situazioni, arricchite poi da altri momenti della giornata. Lo faccio specialmente a Parigi, la mia città del cuore, nella quale mi trasferirò prima o poi. Comunque, quella dei volti ormai è una cosa che anche i clienti stessi mi chiedono. Mi descrivono un viso che vogliono sia disegnato apposta per loro o mi mandano fotografie da reinterpretare.

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Noto una certa similitudine con Modigliani nel modo in cui disegni, è una cosa voluta? Da quali altri artisti è influenzato il tuo modo di fare tatuaggi?
Adoro Modigliani, adoro Schiele. L'amore che ho per Schiele sicuramente ha influenzato il mio modo di vedere e di fare arte, ma non è mai stata una cosa voluta. Credo che il bagaglio culturale e artistico che ti porti dentro da quando sei piccino abbia per forza di cose ripercussioni (positive) sul tuo presente.

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Leggi qualche altro consiglio per il primo tatuaggio:

Crediti


Intervista di Giorgia Imbrenda e Amanda Margiaria
Immagini su gentile concessione di Gabriele Giordano

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