l'acne ti incasina la vita, ma forse una soluzione c'è

Ed è imparare a conviverci. E basta. Almeno secondo Louisa, modella e fondatrice del movimento #freethepimple che soffre di acne da quando ha 16 anni.

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apr 30 2018, 2:37pm

Soffre di acne sin dall'adolescenza e conosce bene le conseguenze sociali che derivano dall'avere una brutta pelle. I brufoli non solo hanno reso più difficoltosa la sua carriera di modella, ma hanno anche avuto un impatto sulla sua salute mentale. Oggi—anche grazie al movimento della body positivity—Louisa ha deciso di smettere di nascondere la sua acne. E vuole che tutti noi facciamo lo stesso.

Ho iniziato a soffrire d'acne quando ero un'adolescente. Leggendo questa frase probabilmente starete pensando "sì, anche io avevo qualche brufolo a 16 anni." Ma l'acne è tutta un'altra cosa. Crescendo, tutti mi dicevano di non preoccuparmi, perché era solo una fase della pubertà e perché presto sarebbe finito tutto. Oggi ho 21 anni e sto ancora aspettando che tutto finisca.

Quando finalmente ho capito che i miei brufoli non se ne sarebbero andati da soli ho deciso di rivolgermi a uno specialista. E di lì le cose non hanno fatto che peggiorare. È da quando ho 16 che cerco di curare la mia acne. Ho provato di tutto: antibiotici (tre volte), creme al retinolo (che seccano così tanto la pelle che inizia a pulsare e fare continuamente male), prodotti del supermercato che promettono di migliorare le cose (e non l'hanno mai fatto). Ho smesso di bere caffè, sono stata vegana per sette mesi, mi sono spalmata la faccia con l'albume d'uovo tutti i giorni per più e più settimane. Cercate un rimedio per l'acne su Google e io sicuramente l'ho già provato, eccezion fatta per la pillola contraccettiva, perché mia madre ha avuto un tumore al seno e non posso farmela prescrivere.

L'unica possibilità che mi era rimasta era un farmaco piuttosto controverso, l'Isotretinoina, comunemente chiamato Roaccutan. Prima di firmare la ricetta, il medico ti fa firmare una delibera in cui affermi di aver preso visione degli effetti collaterali causati da questo medicinale, tra cui rientrano: estrema screpolatura delle labbra, depressione acuta e, in caso di gravidanza, gravi danni al feto. Facendola breve, anche i Roaccutan non faceva per me.

Ma l'acne non aveva conseguenze solo sulla mia vita quotidiana: stava anche rovinando la mia carriera. A dieci anni avevo iniziato a lavorare come modella a Dubai, la città in cui sono cresciuta. Poi verso i 16 anni mi sono trasferita in Inghilterra e ho smesso, perché con la mia pelle era diventato impossibile. Sono stata in qualche agenzia, ma quelle interessate a me mi hanno detto di tornare dopo aver risolto il mio problema d'acne. Come se fosse così facile.

E poi ha iniziato a influire anche sulla mia psiche. Ho sofferto di depressione, sono diventata estremamente insicura. E quando dico estremamente, intendo dire che non riuscivo più a uscire di casa perché, uno, non volevo che nessuno mi vedesse, due, tutto quello che riuscivo a fare era piangere.

Dovevo fare qualcosa e l'ho fatto. Nel 2017 mi sono iscritta a Britain's Next Top Model; al primo giorno di riprese dovevamo essere completamente struccate. Mi sono esposta, ho messo in primo piano la mia insicurezza più grande e ho lasciato che il mondo intero la vedesse. Quando l'episodio è andato in onda ero terrorizzata, perché avevo paura di tutti i commenti negativi che avrei ricevuto. La soluzione è stata condividere su Instagram un selfie senza trucco né filtri di nessun tipo e raccontare nella didascalia la mia esperienza. Da quel giorno ho ricevuto una marea di commenti, ma tutti positivi! Un sacco di ragazzi e ragazze mi scrivono per dirmi che anche loro soffrono d'acne, mi fanno domande su come ho imparato a conviverci, mi ringraziano per averne parlato. Zero troll! Ho preso l'iniziativa prima che lo facessero i miei detrattori, mi sono guadagnata il controllo della narrativa e ho trasformato quell'esperienza in una situazione positiva.

Di lì in poi ho preso coraggio, filmandomi senza filtri e raccontando il mio percorso su YouTube. Piango moltissimo in questi video, ma va bene così, perché voglio che tutti sappiano quanto è difficile convivere con l'acne. Inoltre, voglio che chi ne soffre sappia di non essere solo, che siamo in tanti a dover affrontare le conseguenze dell'avere una brutta pelle. Da quando ho iniziato a caricare i miei video, collaboro con una clinica chiamata SK:N. Faccio peeling chimici e sedute di laser, ma è un percorso di cui ancora non vedo la fine; il traguardo è lontano, ma almeno questa esperienza ha aiutato altre persone.

Il movimento per la body positivity è forte e ha portato l'industria ad accettare modelle con corpi che esulano dagli standard. Smagliature, cicatrici, capezzoli, peli e mestruazioni non sono più taboo. Ora è il momento di iniziare ad accettare che anche il nostro viso non è perfetto e non deve esserlo. Per questo, ho dato vita a #freethepimple, un movimento che vuole annullare, o quantomeno ridurre, lo stigma che circonda l'acne. Ma è anche un modo per chiedere all'industria di smetterla con Photoshop e di iniziare invece a usare modelle che soffrono d'acne sulle passerelle, sulle cover delle riviste, nelle campagne pubblicitarie e nella cartellonistica, ovunque insomma, perché è l'unico modo per far vedere ai ragazzini là fuori che non sono gli unici a dover affrontare le conseguenze di brufoli e affini.

Il mio obiettivo finale è quello di creare una piattaforma dove le persone che soffrono d'acne possano condividere le loro storie, i loro consigli, i loro momenti down e i loro selfie senza trucco. Vorrei che si sentissero liberi e in diritto di mostrare difetti e imperfezioni online. Alla fine è solo pelle, e non è colpa tua.

Se vuoi saperne di più sul movimento #freethepimple mi trovi su Instagram come @lounorthcote.

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Louisa non è l'unica celebrity a lottare contro gli stereotipi legati all'acne. Questo fotografo, ad esempio, ha creato un'intera serie proprio su brufoli e imperfezioni.

Questo articolo è originariamente apparso su i-D UK.