cinque film sui giovani queer che non parlano solo di coming out

Una nuova generazione di pellicole LGBTQ+ vuole allontanarsi dalla narrativa queer predominante, scegliendo di raccontare storie insolite, commoventi ed estremamente attuali. Un viaggio tra le spiagge di Coney Island, una fattoria nello Yorkshire e uno...

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giu 27 2017, 12:32pm

still from 'beach rats,' courtesy of provincetown film festival

Provincetown è una delle comunità queer più antiche degli Stati Uniti. Tennessee Williams, Norman Mailer, Tony Kushner, Nan Goldin, Cookie Mueller e John Waters hanno tutti soggiornato in questa località balneare del New England, quindi non sorprende scoprire che al Provincetown International Film Festival la selezione di pellicole LGBTQ+ è insolitamente corposa. In particolare, durante l'edizione di quest'anno sono stati presentati lavori cinematografici che catturano la prospettiva e le storie queer da punti di vista insoliti e stranianti.

Documentari come The Death and Life of Marsha P. Johnson (storia dell'attivista per i diritti trans Marsha P. Johnson), Chavela (su Chavela Vargas, musicista messicano anticonformista, musa di Pedro Almodóvar e oggetto d'amore di Frida Kahlo) e Susanne Bartsch: On Top (che racconta la vita dell'esperta di nightlife newyorkese che ha organizzato il leggendario The Love Ball) forniscono prospettive nuove sulle esperienze queer contemporanee. Inoltre, è notevole come molti dei film più interessanti siano stati pensati e realizzati da giovani creativi. Noi di i-D ne abbiamo selezionati cinque.

Beach Rats
Eliza Hittman ha ricevuto il premio per la Miglior Regia al Sundance Film Festival 2017 per la seconda pellicola della sua carriera, Beach Rats. Il film segue le vicende del 19enne Frankie (interpretato dall'attore britannico Harris Dickinson), che vive vicino alla costa di South Brooklyn con la madre, la sorella e il padre in punto di morte. Una vita quotidiana che silenziosamente soffoca il protagonista e lo porta sul pontile di Coney Island, in negozi di sigarette elettroniche e su un campo di pallamano insieme al suo gruppo di amici; con loro, Frankie condivide la mancanza di direzione, tra le strade di New York come nella vita. Il giovane è più preoccupato di non trovare erba a sufficienza che dal provarci con le ragazze, ma passa le notti tra siti d'incontri, a pagamento e non. All'uomo gay con cui chatta ripete spesso di non sapere con precisione cosa gli piaccia davvero a livello sessuale, confessione che non osa però fare ai suoi amici etero: nel mondo in cui vive, esplorare liberamente la propria sessualità, senza essere per questo giudicati, non rientra tra le opzioni disponibili. Beach rats non vi strazierà il cuore con la velocità e l'asprezza di Moonlight, ma le domande che solleva circa i limiti che gli uomini impongono a sé stessi e agli altri sono comunque degne di nota. E con la collaborazione di Wim Wenders e Hélène Louvart alla direzione della fotografia, il film in Super 16 millimetri attrae anche a livello visivo.

God's Own Country
Anche il regista Francis Lee ha ottenuto un riconoscimento al Sundance (precisamente nella categoria World Cinema Dramatic), grazie a un film che è stato etichettato come il Brokeback Mountain britannico, caratterizzato da atmosfere quasi documentaristiche. È la storia di un giovane e riservato pastore che lavora per contribuire al sostentamento della famiglia dopo l'infarto che ha reso il padre disabile. Il fardello del lavoro manuale, unito all'isolamento delle campagne dello Yorkshire in cui vive, spingono il ragazzo a chiudersi in una bolla d'insensibilità emotiva. Poi, la famiglia assume un contadino romeno di nome Gheorghe per la stagione dell'agnellatura; quando i due uomini si dirigono nelle montagne, Gheorghe insegna a Johnny l'importanza della tenerezza attraverso l'attenzione e le cure che riserva agli animali appena nati e grazie al suo tocco intimo. Le immagini catturano l'asperità e la bellezza naturale dello Yorkshire più incontaminato, sottolineando anche a livello visivo il dilemma interiore di Johnny.

Seventeen
Ad aprile, i-D ha incontrato la giovane regista austriaca Monja Art per parlare del suo film di debutto, Seventeen (o Siebzehn). La pellicola narra la storia di Paula, una 17enne che si trascina attraverso gli ultimi giorni di liceo aspettando l'arrivo dell'estate e della sua conseguente libertà in una piccola cittadina austriaca. È innamorata di Charlotte, ma le difficoltà che incontra non derivano da una crisi d'identità sessuale: il problema è il fidanzato di Charlotte, Michael. E mentre Charlotte si sente divisa tra i due, un'altra ragazza, Lilli, ci prova con Paula. La regista ha dichiarato ad i-D che il film non parla di coming out. Crescendo nell'Austria degli anni '90, ha vissuto le stesse sensazioni dei protagonisti: naturalezza nell'attrazione per lo stesso sesso e fluidità nei rapporti d'amore. Seventeen parla invece dell'accettazione di questi desideri, fantasie e aspettative, mentre i protagonisti devono affrontare le difficoltà della vita reale. "Ero interessata al lato maniaco-depressivo della gioventù. Da un lato, tutto sembra possibile a quell'età, ma dall'altro anche il più minuto dettaglio può destabilizzarti completamente. Un like che non arriva su Facebook e per giorni interi ti senti uno schifo. L'altalenarsi di emozioni così diverse è una caratteristica tipica dell'adolescenza."

The Wound
Per il suo primo lavoro alla regia, John Trengove sceglie di analizzare il raggiungimento della maggiore età da un punto di vista poco conosciuto al grande pubblico. The Wound è un film narrativo che osserva il gruppo etnico sudafricano Xhosa durante l'ukwaluka—rituale d'iniziazione particolarmente faticoso sia dal punto di vista fisico, sia mentale—di un giovane membro della tribù. I giovani iniziati devono lasciare le loro famiglie e dirigersi nelle montagne della provincia di Eastern Cape per farsi circoncidere e il conseguente periodo di guarigione comprende digiuno e isolamento per mettere alla prova la forza fisica e spirituale dei ragazzi. Un padre appartenente alla classe agiata della tribù sceglie di assumere Xolani—giovane agricoltore che ogni anno torna al villaggio per il rituale—per fare da mentore al figlio, poco temprato e abituato agli agi di città, e accompagnarlo nell'irto percorso verso l'età adulta. Entrambi sono gay ed entrambi non l'hanno mai rivelato a nessuno, ma il riconoscere l'orientamento sessuale dell'altro non li spinge a creare un forte legame, né a una tacita solidarietà. The Wound è un film a tratti straziante, che cattura una parte di Sud Africa di rado presentato in pellicole internazionali e che cattura per la sua bellezza mozzafiato. È un viaggio unico tra tradizioni che si intrecciano a classe sociale, tabù legati alla sessualità e ai molteplici significati dell'età adulta.

Fermoimmagine da Little Potato, courtesy of Provincetown Film Festival

Little Potato
Il cortometraggio autobiografico di Wes Hurley ha fatto ottenere al filmmaker di Seattle lo Short Documentary Award durante il South By Southwest Film Festival 2017. Prodotto con un budget di soli 2.000 dollari—e nato dal saggio scritto da Hurley per l'Huffington Post quattro anni fa e poi diventato virale—Little Potato parla di una gioventù a cavallo tra due continenti. Cresciuto nella Russia dell'Unione Sovietica, Hurley si rende conto di essere gay già in giovane età, ma la cultura del paese fa sì che la sua vita diventi una pericolosa e interminabile sfida. "Ho sentito i miei amici e altri adulti dire che i pediks [termine che deriva da pedofilo, usato per indicare persone LGBTQ+] sono peggio dei serial killer e che chiunque ammetta di esserlo merita una morte orribile," ha scritto Hurley. La madre è fortunatamente di vedute più ampie, e studiato un piano di fuga per il figlio: trasferirsi negli Stati Uniti diventando una moglie per corrispondenza. Eppure, anche la loro nuova casa, nella regione del Pacific Northwest, madre e figlio devono affrontare un'inaspettata intolleranza da parte dell'uomo che ora devono chiamare famiglia. Un corto superbo, diretto e che vale davvero la pena vedere.

Crediti


Testo Emily Manning