tim walker si racconta

Per il nuovo numero di i-D abbiamo unito le forze con il fotografo Tim Walker per celebrare alcuni dei brillanti, giovani e creativi talenti londinesi.

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12 aprile 2017, 1:17pm

Read: Get the first look at i-D's Creativity Issue!

La fotografia di Tim Walker non ha confini, spazia tra paesaggi fantastici che sembrano usciti da una favola a eloquenti ritratti che colpiscono con forza lo spettatore, dimostrando l'occhio e il talento dell'artista come nessun altro fotografo contemporaneo. Dall'anima profondamente British, quando Tim non è in giro per il mondo a scattare editoriali in location remote, lo si può trovare nel suo Bethnal Green studio mentre mette a punto le linee del prossimo progetto insieme al suo eccezionale team, una tazza di tè e il suo cane Stig. Come fotografo, Tim è affascinato dal concetto di "verità", parola che può sembrare poco adatta osservando il suo mondo fatato. Dopotutto, si tratta dell'uomo che ha fotografato una un'astronave gigante che salta una staccionata con fantini, cavalli e cani da caccia, un leone che si aggira furtivo per una casa disabitata con Edie Campbell e una bambola gigante con boccoli biondi e vestitino azzurro mentre scavalca una recinzione in filo spinato schiacciando Lindsey Wilson. Eppure la ricerca della verità e della bellezza sono ciò i dogmi a cui si affida. Affascinato dall'essere umano e dalla miriade di differenze ed esperienze che lo rendono unico, l'approccio fotografico di Tim è stratificato e profondo. È preciso e disciplinato, ma anche enormemente passionale; mette la stessa energia, forza e amore in un singolo ritratto come in un editoriale.

Quando Tim si è rivolto a i-D alla fine del 2016, si sentiva ispirato dalla nuova generazione di stilisti, artisti e musicisti londinesi che stanno lavorando strenuamente per dar vita a un nuovo ecosistema in cui libertà d'espressione e creatività indomita sono gli unici dogmi da rispettare. La sua idea ha fatto breccia nel nostro cuore, ricordandoci proprio quello di cui il team i-D aveva discusso pochi giorni prima: in tempi di incertezza politica è l'arte a unirci, renderci più forti e, infine, farci superare i momenti più duri. Quindi abbiamo unito le forze, e abbiamo deciso di dar vita a questo nuovo progetto: scattare istantanee di alcuni brillanti, giovani e creativi talenti londinesi.

Sei soddisfatto del progetto?
Ne sono orgoglioso. È un lavoro speciale per me, perché mi ha insegnato molto e, come fotografo, voglio sempre crescere e imparare cose nuove. Probabilmente è lo stesso per te, come scrittrice. Trovo d'ispirazione fare ricerca per un nuovo progetto e imparare qualcosa di cui prima non conoscevo neanche l'esistenza.

Mettere insieme un nuovo numero è sempre un processo d'apprendimento, perché permette d'incontrare persone dai percorsi più diversi.
È ciò che ogni creativo desidera: continuare a incontrare persone nuove. Durante il nostro set fotografico Grace Coddington ha parlato dell'importanza della gioventù e dell'essere giovani. Ha detto che l'età non conta, si può sempre imparare dai più giovani ed è importante collaborare con loro. Questo è il motivo per cui ho deciso di partecipare a questo progetto.

Terry [Jones, fondatore di i-D] diceva sempre che la gioventù non è un'età, ma uno stile di vita e che i-D poteva rivolgersi senza distinzioni a 16enni come a 66enni.
Credo che sia un concetto molto interessante. Scattare questo numero di i-D è stato un percorso educativo sorprendente, mi ha aperto gli occhi. Mi ha mostrato l'importanza dell'essere connesso alla creatività dei più giovani.

Raccontaci qualcosa dell'idea dietro questo progetto…
Sono venuto da te perché volevo che insieme creassimo una testimonianza di cosa stanno facendo le nuove generazioni. È stata l'esplorazione di un mondo nuovo. Ero molto preoccupato dal concetto di algoritmo e scelte predeterminate, dal fatto che l'individualità e l'unicità sembrano essere sulla strada del declino. Avevo paura che la creatività fosse sotto attacco, e che stesse accadendo a una generazione di cui non sapevo nulla… Volevo avere un punto d'accesso per capire cosa sta succedendo alla generazione digital.

La tua idea mi è subito piaciuta, perché in tempi di incertezza politica è l'arte a unirci, renderci più forti e, infine, farci superare i momenti più duri. Perché credi che la creatività sia così importante per il mondo contemporaneo?
I disordini politici ingigantiscono la forza creativa. Oggi, il mondo digital sta esplodendo; il bisogno di avere un computer sempre con noi e l'affidamento che facciamo su questo dispositivo sono quasi fuori controllo. La politica è una barzelletta, si dicono troppe bugie in quell'ambiente. Se si cerca qualcosa su Google, le risposte saranno inaffidabili, senza riferimenti, non controllate. La verità della vita e della storia invece è un'altra: la creatività, l'arte. Quando il mondo ci fa paura, la risposta umana più immediata e naturale è cercare la verità, rivolgendo lo sguardo alle espressioni di bellezza più spontanee. Credo che ci sarà un'esplosione significativa di opere d'arte nei prossimi cinque, dieci anni. So che sta per succedere.

Lo spero anch'io. In quale misura le persone che hai fotografato sono state influenzate dagli accadimenti politici e da ciò che sta succedendo nel mondo?
Almeno il 90% delle persone che abbiamo fotografato in questo portfolio hanno dimostrato di essere politicamente attive. Tutti ci stiamo politicizzando, ed è una cosa positiva perché ci stiamo risvegliando; siamo finalmente consapevoli di quanto importante sia la verità.

In quanto fotografo, credi di avere una responsabilità verso chi fotografi e verso chi vedrà le immagini che hai creato?
Credo di avere una responsabilità enorme. Ne ha parlato anche Collier Schorr nel numero di i-D The Female Gaze Issue, analizzando i risvolti della paternità di un'opera e affermando che l'autore di una fotografia, un saggio o un'opera d'arte è solo un singolo punto di vista individuale. Ora, dobbiamo assicurarci di avere abbastanza autori e creativi che possano trasformare in positivo la rappresentazione nei media dell'arte.

Quali sono stati i maggiori cambiamenti a cui hai assistito da quando hai iniziato a fotografare?
C'è stato un grande cambiamento nell'onestà e nell'apertura con cui le persone accettano chi sono. Generi e orientamenti sessuali semplicemente non esistevano quando ho iniziato. Non si parlava mai della propria sessualità, mentre ora si tratta di argomenti che le persone sentono di poter esplorare, e questo si ricollega al mio concetto di verità. Grazie a questo progetto ho scoperto quanto sono aperti i giovani di oggi: non hanno paura di dire chi sono, si sentono a loro agio nella loro identità. Si sentono forti; le staccionate e i muri sono crollati. È un momento estremamente eccitante. I fotografi sono bravi solo se hanno persone altrettanto brave davanti all'obiettivo, e Londra è una fonte inesauribile di talento e diversità.

Vedere la creatività farsi sempre più florida regala un senso di speranza.
Sì, grazie a dio. Faccio questo lavoro da 20, 25 anni e ho visto la bilancia tra arte e commercio spostarsi su entrambi i bracci. Quando pende verso il commercio, la vita diventa più banale e grigia. Sì, forse il conto in banca è più sostanzioso, ma è una vita senza stimoli. Quando invece pende verso l'arte, come sta accadendo adesso, l'esistenza ha un senso più profondo.

Credo che sia questo che ti rende così speciale come fotografo. Non hai paura di passare del tempo parlando e conoscendo le persone che poi fotograferai, invece di rivolgere loro a stento la parola. Hai sempre seguito questo stile professionale?
Sì, non potrei mai fotografare qualcuno solo per la sua bellezza. Devo entrare in sintonia con chi ho davanti, altrimenti significa che mi sto perdendo gli aspetti più interessanti di quella persona. Sono sempre stato così. Devo comunicare, creare connessioni con le persone, anche se solo per la durata di una tazza di tè prima di un set fotografico di dieci minuti. Ci sono persone con cui entro in sintonia in dieci secondi, me ne accorgo immediatamente. Altre volte, ci vuole più tempo. Ma tutti hanno una storia da raccontare e qualcosa da dire. Parlando del casting con Alice Goddard, ha detto che tutti al mondo meritano una fotografia. Tutti. Penso che abbia ragione, ed è diventato il mio mantra.

Ci sono persone che preferisci fotografare?
No. Come fotografo, devi essere in grado di rendere unico chiunque davanti all'obiettivo, che abbia 80 anni o 8 non importa. Come ha detto Alice, tutti hanno un punto forte e credo che la moda ogni tanto tenda a dimenticarsene. Può diventare un ambiente dove tutto è premeditato, un esercito di modelli tutti uguali che lavorano a progetti pre-approvati. Quando la moda diventa troppo commerciale, differenze, singolarità e individualità tendono a sparire velocemente. Ma in realtà le modelle e le attrici che si incontrano nell'industria della moda non hanno niente di speciale, e magari pensi "dove sta la magia?". Certo, alcune hanno un talento innegabile come performer davanti all'obiettivo, ma è incredibile vedere persone che non sono mai state di fronte a una macchina fotografica, che per timidezza o tutela della privacy non si considerano neanche degne di posare per una fotografia, ecco, vedere che magari sono brave come chi lo fa da anni.

Una frase che hai spesso ripetuto durante il progetto è "stay weird, stay different" — siate strani, siate diversi — perché ha avuto un impatto così forte su di te?
Tutte le volte in cui ho fotografato qualcuno per questo numero ho cercato di concentrarmi sulle sue particolarità, differenze e su ciò che lo rende un essere umano unico. A volte, camminando per strada o andando al ristorante, vedo schiere di ragazzi con il naso incollato all'iPhone, completamente sconnessi dalla realtà. Sembrano tristi, e vorrei urlare loro 'Cosa state facendo? Sveglia!' Incontrare così tanti giovani stilisti, musicisti, modelli e artisti londinesi è stata una fonte d'ispirazione enorme per me, e volevo che capissero quanto è importante che rimangano esattamente come sono ora, diversi, perché la diversità è un valore aggiunto. La diversità è un'arma.

Ci sono alcune parti del progetto di cui vai particolarmente orgoglioso?
Lavorare con Ibrahim Kamara, Campbell Addy, King Owusu e Harry Evans è stato magico. Ibrahim è uno stylist di talento, ha un dono naturale per questo lavoro, e Campbell infonde una calma rassicurante sul set. Era molto gentile; un fotografo che in futuro voglio continuare a sostenere. A livello d'insieme, mi hanno fatto sentire come se nulla di butto potesse accadere. Sono molto genuini. Le ragazze di BBZ mi hanno detto che a scuola sfogliavano spesso i miei libri. Tornando al tema della responsabilità, ho sperato di essere abbastanza responsabile da avergli trasmesso qualcosa nel tempo passato insieme. Come fotografo, devi scendere a patti con questa responsabilità: incontri adolescenti e ragazzi di vent'anni o poco più che sono cresciuti con i tuoi lavori e tutto quello a cui pensi è che speri abbiano imparato qualcosa dai tuoi progetti, che li abbiano aiutati in qualche modo.

Lavori nell'industria della moda da oltre 20 anni, quale consiglio daresti ai giovani creativi alle prime armi?
Verità. Ogni gesto creativo di sostanza deve venire da te. Non possono dirtelo gli altri. Devi metterti davanti allo specchio e sapere chi sei. Quando sai chi sei, la tua persona diventa un'ancora di salvezza in cui far germogliare il seme della creatività. Ciò che viene dal cuore tocca il cuore di chi ti circonda. Quindi chiediti cosa ti motiva davvero. Ci si può appassionare solo a ciò che si ama davvero.

Crediti


Testo Holly Shackleton

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