ariel pink ci mostra il suo lato tenero

Abbiamo parlato con il Re del lo-fi al Pitti di Firenze di Los Angeles, Kim Fowley e del suo doppio album pom pom.

di i-D Staff
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01 luglio 2015, 3:50pm

Il sole sta tramontando su Firenze. Siamo nel mezzo del Pitti Uomo, e centinaia di persone armate di calici di vino bianco passeggiano tra le aiuole del Giardino Torrigiani, dove si diceva passeggiasse anche Michelangelo. Circondati da tutta questa bellezza, sono seduta con Ariel Pink, il "Re del lo-fi", circondato dalla sua band, prima che salgano sul palco per esibirsi con le canzoni dall'ultimo doppio album pom pom.

pom pom è il decimo album di Ariel Pink, ma ha registrato centinaia di canzoni che non sono mai uscite, e scrive brani da quando ha 10 anni. La musica ha sempre fatto parte della sua vita; "La mia personalità è stata formata da un momento in cui a 5 anni ho sentito la musica per la prima volta alla radio, e non sapevo cosa fosse, ma mi ha incantato," spiega.

Incanto è un modo per descrivere la musica di Pink, anche se vista l'ampiezza della sua produzione è difficile descriverla con un genere specifico, o con un sentimento specifico. Ma un tratto comune che sembra spuntare, anche se a volte è ben nascosto, è quello stupore infantile che ha sentito a cinque anni. Brani come la superficialmente infantile Jell-O, la scena da fiaba raccontata in Exile On Frog Street, o la melanconica Picture Me Gone rimandano a quel momento. 

Picture Me Gone è un brano particolarmente forte del disco, un lamento in cui un padre (in un "futuro prossimo") dice addio al figlio, capendo che non resteranno evidenze fisiche della sua esistenza. Pieno di riferimenti iper-contemporanei ("Ho messo tutte le foto sul mio iCloud" "Dedico questo selfie al piccolino") è divertente e commovente. "L'ho fatto come una cosa datata e attuale," dice Pink. "Volevo scrivere una canzone con un linguaggio che sarà obsoleto tra due anni. Come scrivere una canzone su AOL." La vita è effimera, e anche l'arte.

I testi vengono per ultimi quando Ariel sta registrando, forse come modo per superare le sue tendenze perfezioniste. In un certo senso, dice, non significano proprio niente; sono semplicemente il volto del suo lavoro, una patina che sta lentamente decadendo. "Cerco quasi di renderli più superflui possibile," dice. "Faccio solo questa esibizione quasi-veloce e sincera. Sono io senza filtri. Perché so che cancellerò tutto e lo riediterò, sarà diventato tutto un borbottio incasinato quando sarò in studio a revisionare tutto. Quindi fa solo parte del processo. Cerco di non pensarci troppo, ai testi."

Anche se pom pom è stato il suo primo album "solista", registrato senza Haunted Graffiti, lo chiama uno sforzo collaborativo. Molte delle canzoni sono state scritte assieme al defunto manager delle Runaways, Kim Fowley, dal suo letto d'ospedale. "Lui è un grande talento. Non ha bisogno di nulla che lo ispiri. È una fonte di ispirazione lui stesso," dice, prima di lanciarsi in un'imitazione di Fowley che canta Jell-O (ispirata, forse, dalle sue condizioni in ospizio). Come sono cambiati i suoi collaboratori, così lo è anche il processo creativo di Pink. "Registravo ogni singolo giorno, non importa di che umore ero. Avevo giorni buoni e giorni cattivi e registravo comunque," dice. "Ero impossessato! Ma ora registro appena. Non registro mai. Ho registrato un sacco di roba. Aspetto. Non mi sforzo di scrivere. Tutto accade quando è il suo momento, con il tempo."

Pink è stato oggetto di molti dibattiti gli scorsi anni, con una serie di frasi decontestualizzate che hanno reso facile per i media e il pubblico puntargli il dito contro e uscirsene con parole come 'misogino', 'discriminatore degli anziani', 'sessista' e altro. Tuttavia, quando gli parli, tira fuori un lato più tenero di quanto viene spesso riportato, ma ancora il rischio di imbattersi in discrepanze è parte integrante dell'essere artista per lui: "Devi essere sicuro di te per esibirti, e non pensare troppo al perché e alle conseguenze del darti a un qualcosa come fare canzoni, e scrivere, e creare arte," dice. "Rischi di imbarazzarti. Ti rendi davvero vulnerabile. Scandisci il tempo con le tue impressioni. E le persone se ne andranno via con le loro idee su quello che fai e ci devi convivere. Ma queste cose sono solo - è solo parte del gioco. Non ti deve neanche importare molto di quello che fai o di quello che tutti pensano, perché sono tutte cazzate."

E come rimani autentico di fronte alle avversità? È una domanda che molti si pongono, con o senza la stampa che ti fa la paternale. Per Pink, è ricordare a se stessi chi siamo stati. "Ho vissuto a LA per tutta la mia vita e non ho un passato da lasciarmi alle spalle - ho sempre avuto a che fare con la stessa merda che ho sempre visto in giro, che mi lega alla mia storia. In un certo senso, sono un ragazzo di una piccola cittadina," dice. "Non ho mai lasciato casa, ed è la casa migliore che poteva esserci. È così che mi sento."

Il lato più tenero e serio di Pink è entrato a far parte del suo ultimo lavoro, portando con sé un senso di sfinimento verso la musica. "Faccio musica per non farne più. Dovrebbe servire a esorcizzare i miei demoni," dice, puntando lo sguardo altrove come nei film. "Quindi alla fine, quando non ho più bisogno di registrare, sarò sano! Sarà la cosa migliore di sempre se non dovrò più registrare." L'inquietante traccia finale di pom pom "Dayzed Inn Daydreams", è quasi un addio:

"Finalmente il mio lavoro è concluso/L'immagine è sparita/Ma la memoria rimane," canta, portando a termine questo capitolo del suo lavoro. Cosa aspettarci in futuro non lo sa nessuno.

"Farewell / This one's for you."

Crediti


Testo Christina Cacouris
Foto Todd Cole
[The Back to the Future Issue, No. 310, Inverno 10]

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