janis: la verità oltre la leggenda

Amy Berg ci parla del suo nuovo documentario sulla vita e tragedia di Janis Joplin, scoprendo la persona oltre il mito.

di i-D Staff
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02 febbraio 2016, 11:07am

Nonostante sia una delle poche registe di documentari nel settore, Amy Berg è riuscita a farsi un nome grazie ai suoi film incisivi e soggetti audaci. Anche se si occupa di temi controversi, il suo scopo non è provocare. Dotando sempre di una grande componente umana gli individui di cui tratta, i suoi documentari mirano a sfatare ideali, narrative e miti che si creano attorno a determinati personaggi. La regista ha raggiunto la fama nel 2006, quando si è guadagnata la candidatura a un Oscar con Deliver Us From Evil. Il film è incentrato sulla figura del parroco irlandese Oliver O'Grady e sulla questione degli abusi sessuali all'interno della chiesa cattolica. Da sempre fan di Janis Joplin, Amy Berg ha sempre desiderato di realizzare un documentario su di lei. Scindendo Janis la ragazza da Janis il mito, Janis: Little Girl Blue va oltre la superficie, oltre la super star tossicodipendente, fino a scoprire la persona fragile che sta in profondità. Abbiamo incontrato Amy per parlare di miti da sfatare e di cosa Janis ha fatto per le donne.

Com'è nato il documentario?
Era da anni che volevo realizzare un documentario su Janis Joplin. Amo la sua musica. Dopo aver finito il mio ultimo film nel 2006, ho iniziato a parlarne ai produttori. Ora siamo nel 2016 e abbiamo un film!

La famiglia di Janis vi ha aiutati?
La sua famiglia desiderava davvero molto che il documentario venisse realizzato. Sono stati estremamente compiacenti e mi hanno sostenuta nei momenti difficili. Sono almeno contenti quanto me che il film sia finalmente concluso e che abbia riscosso tanto successo. È incredibile che solo un mese e mezzo dopo che abbiamo finito con l'editing, il documentario abbia avuto la sua première al Festival del Cinema di Venezia, dove ha ottenuto un sacco di consensi.

Com'è cambiato il tuo modo di vedere Janis durante le riprese?
Ora la capisco molto di più. Sono anche più consapevole di come le esperienze di vita plasmino la nostra identità e la nostra personalità. Per Janis, l'infanzia ha giocato un ruolo essenziale nel suo sviluppo futuro. È proprio in quella fase della propria esistenza che ha scoperto il suo bisogno di esibirsi sul palco e avere i riflettori puntati su di lei. Quando la guardi durante i suoi concerti, puoi captare la sua sensibilità e fragilità emotiva. Nascondeva questi lati del suo carattere con l'immagine di questa donna potente, inarrestabile, che si spinge oltre ogni limite. Avere l'opportunità di leggere i suoi diari e le sue lettere mi ha aiutata a capire qualcosa che dovrebbe essere ovvio per ognuno di noi.

Cosa intendi?
Ciò che intendo è che non era per niente diversa da tutti noi. Aveva gli stessi problemi che prima o poi tutti hanno in momenti diversi della vita. Ha dovuto prendere delle decisioni difficili, affrontare questioni familiari complicate, relazioni, e ha avuto problemi ad affrontare le conseguenze delle proprie decisioni.

Ti sei riconosciuta in lei?
Penso che ogni donna che provi a fare ciò che vuole nella propria vita finisca per riconoscersi in Janis. Specialmente quelle che ora hanno la stessa età che avrebbe lei se fosse ancora in vita. La sua ascesa è avvenuta in una precisa epoca negli Stati Uniti, quando le donne non potevano realizzare i propri sogni, ma erano costrette a limitarsi. All'inizio, Janis desiderava rientrare in questo schema. Sognava di essere un'insegnante e una moglie. Voleva avere bambini e un marito di cui occuparsi. Il suo pensiero, però, cambiò rapidamente. Si tratta di un'esperienza che ci accomuna: anch'io provengo da una famiglia conservatrice, che spesso non capiva perché non sentissi la necessità di adeguarmi, di essere come tutti gli altri.

Che impatto ha questo su di te in quanto genitore?
Devo lasciare che mio figlio sia chi vuole essere e non cercare di plasmarlo a mia immagine e somiglianza. Forse la penserei diversamente se non fosse per Janis. La famiglia e i vicini non riuscivano ad accettare ciò che faceva. Nel mio film, la sorella e il fratello ne parlano, riferendosi al fatto che i genitori non fossero pronti alla sua rivoluzione. Pensavano di aver fallito in quanto genitori. Se i miei genitori mi dicessero che sono un fallimento, mi si spezzerebbe il cuore. Non ci sono mai passata, per fortuna, anche se negli anni '80 ero così presa dal punk rock che me ne andavo in giro con le sopracciglia depilate, la faccia dipinta e i dread in testa. Ai miei genitori non piaceva tutto ciò, ma allo stesso tempo non condannavano il mio comportamento. Oggi sono felici del lavoro che faccio. Dobbiamo essere grati a Janis per ciò che ha fatto per le donne. Ha superato dei limiti che ora troviamo aperti.

Nel film, il ragazzo di Janis dichiara: "Janis si faceva di eroina per separare se stessa dalle proprie emozioni." Sei d'accordo con questo?
Di solito le persone che assumono droghe hanno problemi a relazionarsi con gli altri quando l'effetto di queste sostanze svanisce. Questo è particolarmente vero per la maggioranza dei membri del 27 Club credo. Sono d'accordo con John Lennon quando diceva che la gente si droga per sfuggire al dolore. Un dolore che non è non fisico, ma emotivo. Non c'è dubbio sul fatto che Janis non avesse intenzione di togliersi la vita. Era da sola quando morì quella notte e drogarsi era l'unico modo in cui riusciva a convivere con lo stress e il profondo dolore che provava. Secondo me aveva intenzione di svegliarsi di buonora per andare in studio a registrare. Quando si parla del 27 Club, sono dell'opinione che ci sia una differenza sostanziale tra i componenti femminili e quelli maschili. Quando pensi a Jimi Hendrix, subito ti vengono in mente i The Doors, allo stesso modo in cui Kurt Cobain viene associato al grunge e ai Nirvana. Quando pensi a Janis Joplin e a Amy Winehouse, però, non le ricolleghi a nulla. Sono personaggi indipendenti. Per questo ho deciso di non fare riferimento al 27 Club nella pellicola. Volevo liberare Janis, svincolarla da tutto ciò. Ci tenevo a mostrare come il mito può sopravvivere nel panorama storico e culturale in quanto individuo indipendente. Janis era una persona reale, di valore, che ha contribuito a concretizzare delle rivoluzioni sociali d'enorme importanza. Il Club è un mito.

Ma sono uniti dall'età in cui sono morti. Sicuramente si tratta di una coincidenza, vero?
Le persone non pensano a come i 27 anni di Janis non possano essere la stessa cosa rispetto ai 27 di Amy Winehouse. Nel 2011 Amy sembrava una bambina, al contrario di Janis, che nel 1970 aveva l'aspetto di una donna.

Cosa ti sei prefissa di ottenere con questo documentario?
Prima di tutto, mi interessava vedere che tipo di donna era. Oggi, nella cultura pop moderna, è l'aspetto più importante. Quando guardi donne come Linda Perry, P!nk o Cat Power (che tra l'altro legge le lettere di Janis nel film), ciò che vedi sono diverse personalità. Con Janis Joplin non era così. Non è una donna, è un mito. Un mito che si è costruito a partire sua morte, non sulla base dei suoi successi. Per me è difficile che le donne dei giorni d'oggi non comprendano e non apprezzino tutto ciò che Janis ha fatto per loro.

Nell'epoca dei media sensazionalisti, i tuoi documentari vanno contro corrente. Non ti interessano gli scandali…
Ero consapevole del fatto che mi stavo muovendo sul filo di un rasoio e che sarebbe stato molto facile spingersi oltre. Tuttavia, come ho già affermato in precedenza, ho deciso di fare un film su Janis come persona, non la tossicodipendente sopraffatta da problemi e frustrazione. Volevo raccontare la sua storia senza puntare il dito. È facile dare la colpa alle persone per ciò che accade loro, anche se di solito sono solo vittime dell'ambiente che le circonda. Janis ha dovuto fare i conti con le conseguenze delle decisioni sbagliate che aveva preso, ma se n'è fatta carico, e per questo era una donna forte. Come ogni altra persona normale, però, aveva momenti in cui era assalita dai dubbi. Proprio come con le droghe, da cui poi è riuscita a disintossicarsi. Quando è uscita dal tunnel della dipendenza ha finito per ingrassare, così, automaticamente, ha sentito il bisogno di tornare a drogarsi. È un circolo vizioso. Non è interessante vedere che Janis riusciva ad adeguarsi a una vita senza droghe, ma non poteva accettare il fatto di avere qualche chilo in più? Da un lato ha fatto così tanto per il genere femminile, ma allo stesso tempo è diventata una vittima delle aspettative con cui le donne devono fare i conti da un punto di vista sociale e culturale.

Pensi che Janis Joplin abbia avuto una vita felice?
Sì, ma era sola. Non poteva essere davvero felice, perché non aveva nessuno con cui condividere questa felicità. Sul palco provava emozioni fortissime, ma a casa non aveva nessuno pronto a viverle con lei. Questa era la cosa più difficile. Dopo ogni concerto si faceva per rilasciare queste emozioni.

Potresti mai pensare di realizzare un film biografico sulla sua vita?
Chi potrebbe mai interpretare Janis? Nessuno sarebbe in grado di catturare la sua complessità, figuriamoci assomigliarle fisicamente. Ci sono così tanti video di lei in giro, perché non lasciamo che sia lei l'unica a interpretare Janis?

Crediti


Testo Artur Zaborski

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