una nouvelle vague per la moda a milano

Designer indipendenti e internazionali stanno cambiando la scena della città.

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mar 2 2016, 10:40am

Foto Andrea Buccella

Dall'arte contemporanea alla moda, una nuova spinta creativa sta risvegliando la città di Milano da un lungo letargo. Questo senso di ricostruzione, dato da cantieri aperti, nuove aree della città, istituzioni già nate come la Fondazione Prada o in costruzione come la Fondazione Feltrinelli, genera un'atmosfera vibrante nella città. La capitale finanziaria italiana ha saputo sfruttare al meglio tutte le potenzialità dell'Expo da poco concluso per vivere una nuova rinascita, si parla di Rinascimento di Milano. La moda, espressione sensibile e trasversale, non poteva rimanere immune a questo cambiamento, e dopo anni vissuti con un senso di appesantimento e fatica, subisce una spinta fresca e nuova. 

In un momento di ridefinizione del sistema stesso in cui vengono messi in discussione tempi e modi e il concetto stesso di show, diventa sempre più evidente il bisogno di ricambio generazionale. Il cosiddetto fast fashion, questo senso di velocità e insicurezza dettato dalle regole del marketing sempre più veloci, stava appiattendo il livello della creatività più giovane su proposte omologate ai trend e piuttosto commerciali, inaridendo la ricerca e lasciando un vuoto nell'innovazione. Ma già dalla scorsa stagione, sembra che questo humus creativo stia facendo germogliare una nouvelle vague di giovani internazionali e liberi. Sembrano finalmente affermasi proposte giovani non commerciali ma con il coraggio di portare avanti il proprio stile, arricchendo il calendario della settimana milanese di presentazioni sofisticate e concettuali. 

Arthur Arbesser, autunno/inverno 16

Protagonista di questo movimento già da qualche stagione il designer viennese Arthur Arbesser, che con il suo allure minimale e mitteleuropeo ha dimostrato con grande successo di critica e stampa, che si può raccontare la moda attraverso l'arte contemporanea, portando in passerella la propria ricerca personale senza piegarsi alle regole del mercato. La collezione Autunno/Inverno 16/17 ha dimostrato il raggiungimento di una maturità espressiva e stilistica. Essenziale ma allo stesso tempo concettualmente ricchissima la sua visione si sviluppa partendo dall'archetipo dell'uniforme da lavoro che si scompone in gonne e grembiuli, tuniche e lunghi cappotti, pieghe e geometrie. Il mondo delle forme viene esplorato da Arthur attraverso la luce che si irradia sui diversi piani attraverso velluti e tessuti metallici color oro. Come ogni collezione crea un dialogo con un'artista, l'illustratrice Agatha Singer che ha elaborato per lui un'antologia di foglie che sembra rievocare le leggerezza di certi segni organici di Henry Rousseau, detto Il doganiere. 

Lucio Vanotti, autunno/inverno 16

Con un approccio più sensibile e immediato ha lavorato sul tema della purezza anche Lucio Vanotti. Il designer di origine bergamasca, filosofo delle forme, crea per sottrazione cercando di rievocare con la sua sensibilità delicata l'essenza dell'abito. Per il prossimo autunno inverno gioca su piani e linee, su suggestioni e ricordi, rielaborando capi classici come camicie e blazer, rompendone le geometrie e annullandoli con colori assoluti come bianco ghiaccio o blu notte. La sua è una palette emotiva, va dal bianco dell'estasi fino al rosso scarlatto della passione, sono i colori della sua vita e i gradi delle sue emozioni. Questa profondità è resa esplicita da un'allegoria di oggetti, che come un rebus ha posizionato sulla passerella: un cubo di ghiaccio, delle uova, vecchi giocatoli, una candela accesa, sono simboli del suo inconscio. La moda con lui diventa espressione pura e libera del proprio essere. 

Damir Doma, autunno/inverno 16

Tra coloro che hanno scelto Milano c'è anche il designer di origine croata, Damir Doma, che dopo Parigi ha deciso di sposare qui il suo quartiere generale. Un altro segno del cambiamento di cui stiamo affermando. Il tema della sua collezione è una fluidità spirituale che cerca un equilibrio tra maschile e femminile, tra ruvido e morbido. Un grande loft a Lambrate diventa così uno spazio dell'anima, dove le figure si deformano negli specchi, il pavimento è una distesa di tappeti e il cielo è stellato. Le modelle fluttuano sulle note dei Killing Sound avvolte da volumi in metamorfosi, che passano da lane pesanti sui toni profondi del verde militare, ferro e tabacco a tuniche impalpabili in seta color cipria. Una tensione romantica rotta da tagli a vivo ed elementi come cicatrici e segni del contemporaneo, ispirati dall'opera di Antoni Tapies.

Ujoh, autunno/inverno 16

Tanti anche designer dalla Cina e dalla Korea tra cui si differenzia Uma Wang. Da ormai diverse stagioni la designer cinese porta sulle passerelle milanesi una collezione minimalista e materica, prodotta in Italia con materiali italiani. Per la prossima stagione mette insieme elementi ripresi dall'accampamento di un esercito con pezzi di antichi arazzi in una resa estetica post bellica. Coperte militari diventano cappotti over con elementi asimmetrici e sproporzioni, come gusci avvolgenti e senza tempo per affrontare le difficoltà del contemporaneo. Una personale interpretazione di una destrutturazione dei capi tutta orientale, in cui volumi sculturali si arrichiscono di damaschi sui toni più caldi del rosso. La sua visione illuminata sa interpretare elementi orientali e occidentali. Sempre dall'Oriente, ma dal Giappone, sfila per la prima volta al teatro Armani e scelto dal grande stilista, Ujoh. Dopo aver lavorato diversi anni da Yohji Yamamoto e ed essere tra i finalisti di "Who's on Next? Dubai 2015" arriva a Milano con una collezione che si sviluppa in un crossover di volumi diversi tra elementi sartoriali e sportivi. Sperando che questo sia solo l'inizio di una grande rinascita, auguriamo grande fortuna a questi coraggiosi designer.

Crediti


Testo Alessio de Navasques
Foto Andrea Buccella