il surrealismo pop dei celluloid jam

Presentandovi in esclusiva su i-D il loro singolo Red Lipstick, abbiamo fatto qualche domanda ai Celluloid Jam e ci siamo fatti raccontare le ispirazioni dietro il nuovo pezzo, gli elementi che compongono il loro bizzarro immaginario e i loro nuovi...

di Francesca Milano
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23 dicembre 2016, 11:55am

Difficile descrivere i Celluloid Jam a chi non li conosce. Musicisti sarebbe riduttivo, collettivo artistico si avvicinerebbe già di più alla complessità del progetto, ma suonerebbe comunque troppo impersonale. I Celluloid Jam sono eccentrici e geniali fabbricanti di paradossi, mondi-altri e surreali momenti pop. La loro storia inizia a Firenze, dove Caterina Vannucci e Jerro Sabaii si sono conosciuti otto anni fa, durante una jam session presso uno dei locali più storici della città, il Jazz Club. "Io avevo 16 anni e lui 18, cantavo cover dei Beatles e dei Cream e lui suonava chitarra e basso. Non abbiamo iniziato a fare musica insieme fino a circa 4 anni fa, dopo che la band di Jerro si è smembrata e siamo rimasti io, lui e un micro Korg" racconta Caterina. Da lì i due ne hanno fatta di strada: performance coinvolgenti con tanto di installazioni visual, concerti in giro per Italia ed Europa, un EP, Youth, che è subito stato un successo, e, adesso, un nuovo album in the making dal loro nuovo quartier generale a Londra.

Il gruppo si è poi ampliato con l'arrivo, cruciale, di David Hartono, il visual artist che dal 2013 ha contribuito a plasmare il bizzarro immaginario dei Celluloid Jam attraverso video sospesi fra sogno e realtà, una sorta di scatola delle meraviglie da cui salta fuori di tutto, colori brillanti, abiti dorati, corone, bindi, presenze stravaganti, outfit in pluriball, e oggetti curiosi di ogni sorta.

La musica invece, un concentrato di sperimentazioni indie attraversate da sonorità electro pop, nasce dall'incontro di background ed esperienze agli antipodi "Jerro si era finalmente buttato sulla musica elettronica, dopo aver passato l'infanzia ad ascoltare musica classica e lirica, e l'adolescenza tra Pink Floyd e AC/DC. Io, cresciuta a pane, pop e MTV, dopo 10 anni di danza classica sentivo il bisogno di buttarmi in qualcos'altro, e sentivo il richiamo del palcoscenico".

Con un approccio prettamente internazionale, una febbrile voglia di sperimentare, un tocco di spensieratezza unito al desiderio di sovvertire schemi e pregiudizi, le note electro pop calate in un immaginario di stampo surrealista fatto di bocche che si schiudono, occhi che si muovono e tanto, tanto glitter, i Celluloid Jam ci piacciono da impazzire e, in occasione dell'uscita del loro nuovo singolo, Red Lipstick, che vi presentiamo qui sotto in anteprima, ne abbiamo approfittato per fare quattro chiacchiere con loro.

Raccontateci un po' del vostro progetto a metà tra un collettivo artistico e un gruppo musicale. Chi sono i Celluloid Jam?
Il nostro progetto nasce da un'esigenza di espressione e divertimento. Siamo animali da palcoscenico e ci piace la gente. Siamo un collettivo perché cerchiamo collaborazioni con altri creativi, soprattutto in diversi campi artistici. I designer, visual artist e illustratori con cui abbiamo lavorato in diverse occasioni sono come parte del nostro progetto. La nostra musica è pop, colorata e ironica, guidata dalla nostra curiosità verso il mondo.

Come si sviluppa il vostro processo creativo?
Di solito partiamo dalla musica: Jerro mi fa ascoltare degli spunti e insieme decidiamo se lavorarci o no. Siamo molto, molto selettivi! Dopodiché lavoriamo sul suono e sull'atmosfera che vogliamo dare al pezzo, è quasi sempre una fase molto istintiva in cui non c'è troppo da riflettere. In seguito mi occupo di linea vocale, cori e testo. Quando un pezzo funziona, riesco subito ad immaginare un video, come in un sogno.

Da quali artisti vi sentite più ispirati?
Siamo particolarmente legati agli Animal Collective, che sono stati la nostra prima vera e propria rivelazione. Album come Strawberry Jam, Sung Tongs e ovviamente Merriweather Post Pavilion restano nel cuore. Siamo continuamente influenzati da artisti del passato. La scorsa estate abbiamo visto i Die Antwoord live, e pur essendo distanti dalla nostra musica, ci hanno veramente segnato e i nostri live non sono più stati li stessi. Ci hanno trasformato in mostri! Ultimamente ascoltiamo molta musica degli anni '70 e '80, e siamo dentro a RuPaul Drag Race fino al collo. Chissà cosa ne uscirà fuori!

Parliamo di Youth, il vostro EP d'esordio da cui sono tratte le tracce Fire e Ocean. Come sono nati questi pezzi?
Siamo molto legati a Youth come lavoro e come esperienza. L'incontro con i ragazzi di White Forest Records e Bizarre Love Triangles ci ha permesso di pubblicarlo e suonarlo in tutta Italia. Siamo molto grati e felici di quello che è stato e siamo cresciuti molto. I pezzi del disco nascono soprattutto da sogni e turbamenti dai quali non siamo ancora usciti. Avere 20 anni è entusiasmante ma fa anche schifo a volte. Sono canzoni che ci emozionano tuttora.

Video e visual art sono fondamentali nel vostro progetto. Come si costruisce il variopinto immaginario dei Celluloid Jam e quali sono le influenze principali?
Il mondo visual dei Celluloid Jam nasce con l'arrivo di David Hartono, da quel momento non siamo più stati gli stessi. Di solito siamo io e lui a lavorare sulle visuals, siamo partiti da fare delle mini riprese di noi stessi a filmare le tigri allo zoo di Pistoia e bruciare vecchie fotografie in garage.Ci piace costruire una narrazione attraverso i video e incantare il pubblico. In questo David è fin troppo bravo! È successo che qualcuno si sia fissato a vedere le sue visuals come un film, dimenticandosi quasi del concerto.Ci facciamo ispirare da qualsiasi cosa: da film, video e altri artisti, vecchi poster e cartoline, GIF, Tumblr e Pinterest.

Oggi presentiamo in esclusiva il vostro nuovo singolo, Red Lipstick. Da dove è nata l'ispirazione per questo pezzo?
Un'amica turca mi ha raccontato che nel suo Paese le donne truccate sono mal viste, e vengono spesso importunate in strada. In particolare, labbra dipinte di rosso sono considerate peccaminose e chiunque indossi il rossetto è una puttana, senza troppi giri di parole. Non importa quanto sia "casto" l'abbigliamento. Questo mi ha colpito moltissimo, anche considerando che senza rossetto rosso mi sento totalmente nuda. Inoltre, ho deciso di parlare di molestie verbali, una forma di violenza sottile e sottovalutata, di cui ogni donna in strada o altrove è stata vittima. Nel video, la Girl Power Gang combatte numerosi nemici, molestatori di vario tipo e moralisti. Il messaggio è chiaro: "I'm not the girl that you think / I wanna wear red lipstick / no ways to tame me / no ways to shame me". Non sono la ragazza che credi, io voglio mettere il rossetto rosso, non puoi domarmi, non puoi ricoprirmi di vergogna. Il rossetto rosso è un'arma grazie alla quale siamo noi stesse e ci piacciamo, siamo fiere di chi siamo e dei nostri corpi. Da questa consapevolezza ne usciamo forti, unite e libere. 

Il video in 360 è un ulteriore salto di qualità, una vera esperienza virtuale! Come mai questa decisione?
Abbiamo deciso di provare il 360 guidati dalla curiosità, e grazie allo studio Monogrid siamo riusciti a lavorare con questa tecnologia. Il dream team è stato composto dai ragazzi dello studio, dalle mie compari Venus, che si esibiscono con me durante i DJ set, e da Holly Heuser, una delle artiste più brillanti e intraprendenti in circolazione, che ha illustrato molto dello scenario del video.Il tutto è stato reso possibile in principio dal progetto "Toscana 100 Band" della Regione Toscana, che ha permesso il finanziamento del video, oltre ad offrire workshop a tutti noi giovani musicisti toscani. È stata un'esperienza incredibile e speriamo che verrà riproposta negli anni a venire per aiutare ancora più artisti.

Strutturato come un videogioco di matrice femminista e impregnato di un'estetica super girly, è davvero coinvolgente e geniale. Ci parlate dell'idea e della vostra concezione di femminismo?
Per me essere femminista significa fare quello che mi pare, senza dover dare spiegazioni a nessuno. Significa amare me stessa e costruire un rapporto di sorellanza con altre ragazze, e incoraggiarle a valorizzare loro stesse e amarsi. Una donna che si ama è una donna che splende di luce propria, che sa ispirare il mondo. Una donna che non ha bisogno di niente e nessun altro per raggiungere i propri obiettivi. Insieme, potremmo educare tutti, e incoraggiare altre ragazze a uscire dal silenzio, imparare a rispondere e combattere la violenza con le parole giuste. Il messaggio femminista è condivisibile da tutti, e va portato avanti perché si intreccia con altre cause, il movimento LGBTQ, e la lotta per i diritti umani. Femminismo per noi significa impegnarci per abbattere ogni stereotipo di genere, che ha portato solo sofferenza a generazioni di persone. Anche per gli uomini non è facile reggere il peso della mascolinità e della virilità quasi militare. Anche gli uomini sono inclusi in questa conversazione!

A Londra state lavorando ad un nuovo album. Quale sarà il mood e quali saranno le novità rispetto ai vostri lavori precedenti?
Da quando ci siamo trasferiti siamo molto più produttivi. Era evidentemente il momento giusto di uscire di casa! Stiamo lavorando a diversi pezzi nuovi, il sound si sta evolvendo… stiamo considerando di lavorare con altri musicisti a formare una band. Forse addirittura cambiare nome! Non sappiamo come e quando uscirà questa roba, ma siamo "fogatissimi"!

Come vedete la scena creativa in Italia al momento? Che cos'è che ci frena dal valorizzare i giovani talenti alla stregua di altri Paesi europei che da questo punto di vista sono "più avanti"?
La scena italiana è piena zeppa di talenti e di progetti validissimi. Il problema vero sono i soldi, come sempre. Senza soldi, non si prendono rischi. Con qualche soldo, si decide di puntare su artisti che sono una scommessa facile. Raramente su progetti fuori dagli schemi. Mentre nel resto d'Europa si continua a credere in piccoli progetti. Qua a Londra cercano tutti la "next big thing", più sei fresh e sconosciuto, più sei attraente. Tutti suonano in una band, devi avere carattere e saperti distinguere. In Italia si ha quasi paura di ciò che è diverso. Quindi sempre meno band brillanti riescono ad emergere e men che meno andare in tour fuori. Noi siamo ottimisti, e siamo sicuri che prima o poi questa situazione cambierà. Artisti ribelli come Pop X o Myss Keta guideranno una rivoluzione… dobbiamo solo farla partire!

Crediti


Testo Francesca Milano
Foto Giovanni Corabi

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