9 nine racconta per immagini l'insostenibile leggerezza dell'estate

Dall'incontro tra il fotografo Emanuele Ferrari e la creatività di Silvia del Vesco nasce 9 Nine, una raccolta di immagini dal sapore estivo e spensierato.

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apr 20 2016, 11:25am

Il blog di Silvia del Vesco è costellato di immagini sovrapposte, bocche e sguardi ricavati da qualche foto ritagliata, corpi nudi, frasi e qualche canzone di tanto in tanto. Sembra un immenso calderone di ricordi ed emozioni, una spirale di simboli in cui ognuno di noi, in qualche modo, potrebbe ritrovare un pezzo di sé. In questo calderone un giorno si è immerso per caso anche Emanuele Ferrari, fotografo italiano di fama internazionale e editor di Nexdoormodel, il quale è rimasto così colpito dai collage caleidoscopici della graphic designer da voler iniziare una collaborazione.
I corpi sensuali stesi a bordo piscina o vestiti di sola lingerie e i volti dall'aspetto naturale e vagamente ammiccante delle modelle immortalate dal fotografo si mescolano e si confondono nella serie 9 Nine, realizzata da Silvia in una sola settimana lasciandosi trasportare dalle note di una canzone dal sapore estivo. Ed è proprio l'estate, e la sensazione di leggerezza che porta con sé, ciò a cui ci riporta la serie: un tuffo in mare, un bacio sulla spiaggia, una passeggiata tra le palme e sotto il sole cocente di Los Angeles, città culla della fotografia di Emanuele che da sempre ispira i suoi scatti sensuali.

Com'è nato il vostro progetto, 9 Nine?
Emanuele: 
Ci siamo conosciuti su Tumblr, l'unico social che Silvia utilizza, un po' al contrario di me che li utilizzo quasi tutti! Mi sono piaciuti molto i suoi lavori e le ho chiesto se avesse piacere di utilizzare alcune mie foto per realizzare nuovi collage. Quando ho visto il risultato sono rimasto a bocca aperta! A quel punto abbiamo selezionato una serie di foto dal mio archivio che ruotavano, come spesso accade, attorno al tema dell'eros, della giovinezza e della sensualità. Silvia in una sola settimana ha realizzato i lavori che vedete. 

Silvia come è nata la tua estetica e come sviluppi la tua ricerca? In base a quale criterio scegli di abbinare i vari elementi che costituiscono il collage?
Silvia:
Molte delle foto le trovo su Tumblr solitamente, per quanto riguarda il resto mi baso molto sulle associazioni di colore e seguo il mood della giornata. Per quanto riguarda il collage, è una forma d'arte che mi è sempre piaciuta e che utilizzo spesso anche nel mio lavoro di grafica. Un tempo utilizzavo molto di più immagini vintage mentre ora mi sento più vicina all'estetica delle foto di Emanuele, moderna ed attuale.

Tu invece Emanuele a cosa ti ispiri per le tue foto?
Emanuele: Mi lascio ispirare dalle foto che vedo quotidianamente. Con Nextdoormodel mi arrivano moltissime submission ogni giorno, quindi di scatti ne osservo parecchi. Come diceva Adams, la fotografia è fatta delle cose che vedi, della musica che ascolti, perciò anche io nel corso della giornata assorbo determinate sensazioni. E voglio che siano le sensazioni a permeare le mie foto. Quando scatto una modella dico sempre fin da subito che non è qui per posare, l'atteggiamento deve riflettere il suo mood del giorno, così io ho la possibilità di catturare un aspetto autentico di lei. Il più delle volte parto con mille idee ma non sono mai sicuro del risultato, tutto dipende da che direzione dà alle foto il soggetto. Spesso i booker mi chiedono, "Ma come fai ad averla scattata così?", ma tutto ciò che faccio è dire alle ragazze, "Oggi hai due ore in cui sentirti libera, di divertirti, di trasmettermi ciò che vuoi trasmettere." Per me è una cosa semplice, un qualcosa di spensierato e divertente. 

So che per questi collage vi siete ispirati a una canzone in particolare. C'è una storia dietro?
Silvia: Dai tempi dell'università, quando studiavo fotografia, per concentrarmi mettevo una canzone in loop per ore, a volte anche per giorni! Per questo progetto ascoltavo quella canzone, e in qualche modo mi ha ispirato tutto questo.

Qual è invece il tuo background Emanuele?
Emanuele: Ho iniziato a scattare nel 2010. All'epoca scattavo in studio, ma dopo un periodo non ne potevo più di realizzare book con luci e sfondo bianco. Ad un certo punto mi è stato commissionato un lavoro importante come programmatore informatico - l'informatica è un'altra mia passione - e perciò ho abbandonato la fotografia momentaneamente. Sentivo però che mi mancava qualcosa, perciò di lì a poco sono tornato a scattare. Mi sono però tenuto ben lontano dallo studio e da un senso di artificiosità, per esprimermi al meglio ora preferisco sfruttare la luce naturale e lavorare sulle sensazioni che ti dà la modella. 

A proposito di naturalezza, ho visto che hai tra i tuoi libri un volume su Purienne e Mirage Magazine. Trovi ci sia una vicinanza tra i tuoi scatti e i suoi? 
Emanuele:
Lo adoro! Se dovessi cercare ispirazione lui è uno dei fotografi che guardo prima di scattare. 

Trai anche tu ispirazione dai luoghi naturali, dalle spiagge?
Il mio luogo ideale è Los Angeles, è lì la mia fotografia. Lontano dal mondo di Milano, dalla Fashion Week, dal modo della moda, ho ritrovato la voglia di tornare a scattare. Quando sono arrivato in California mi sono sentito subito capito, complice forse anche il fatto che Nextdoormodel fosse seguito molto più lì che in Italia. Solo adesso cominciano ad apprezzarmi anche qui a Milano, a capire ciò che faccio e a chiedermi un prodotto che rispecchi il mio stile. 

Nell'editoria si sta assistendo ad una riscoperta del cartaceo e dell'analogico, entrambi ricollegati spesso al concetto di autenticità. Da cosa nasce la tua passione per l'analogico?
Emanuele: Ho iniziato a scattare con il digitale, ma ad un certo punto mi sono detto che per possedere una cosa devi conoscerla. Perciò ho voluto conosce la vera fotografia. Dell'analogico amo l'imperfezione. Se osservi una foto in analogico e non è perfetta, ti piace comunque. Se scatto con un rullino da 36 di media ne salvo 25. Se scatto 36 foto in digitale spesso ne boccio 36. L'analogico ha un fascino inspiegabile che ti permette di perdonare l'errore.
Silvia: Anche io preferisco decisamente l'analogico. Ho sempre studiato fotografia già dalle superiori, e per me è una passione che è nata con la camera oscura. Vedere le tue foto in una bacinella che prendono forma piano piano ha un qualcosa di magico. Anche se c'è del mosso, un'entrata di luce, la foto ti sembra comunque speciale.
Emanuele: Ciò che ancora in certi casi rende l'analogico meno appetibile rispetto al digitale sono i costi, e le tempistiche. Ad esempio sono stato ad Ibiza a scattare una campagna per Etam e, anche se magari mi piaceva di più il risultato in digitale, il cliente ha bisogno di vedere il lavoro nell'immediato. Solo di recente mi è stato proposto di scattare una campagna per un brand di costumi di Bali, e per loro il fatto di vedere gli scatti dopo qualche giorno non è affatto un problema. Chi lo sa, magari sono loro ad essere avanti!

Che progetti avete per il futuro?
Silvia: Voglio continuare a lavorare nella grafica ma anche dedicarmi a progetti più creativi, legati alla fotografia e alla musica.
Emanuele: Io ho un progetto ambizioso: iniziare a scattare uomini. L'ho sempre visto come un tabù, forse perché li ritengo meno propensi a lasciarsi andare e ad adattarsi alla mia fotografia. Poi il 90% dei modelli che ci sono a Milano sono tutti fisico e faccino perfetto da giacca e cravatta.

Invece l'uomo Emanuele Ferrari come lo vuole per le sue foto?
Sudato! (ride) Un uomo che mi sappia dare qualcosa di più per le mie foto oltre alla bellezza, che poi è esattamente quello che voglio anche dalle modelle. Ne voglio uno un po' vissuto, sporco e col capello lungo, che comunichi qualcosa. Questa sarà la mia sfida dell'anno; non mi do mai obiettivi irraggiungibili, proseguo passo passo e cerco di raggiungere sempre le piccole mete che mi sono prefissato. E poi tra i piani per il futuro c'è sicuramente quello di tornare a Los Angeles, a scattare e a lasciarmi ispirare, come da qualsiasi luogo in cui vado.

emanueleferrari.it

silviadelvesco.wordpress.com

Crediti


Testo Giorgia Baschirotto