Lisetta Carmi, I travestiti, Genova, 1965/1971, courtesy Galleria Martini & Ronchetti.

lisetta carmi è stata la prima a fotografare la comunità lgbtq italiana

Per temi, stile e approccio il suo lavoro le è valso il nome di "Nan Goldin italiana", e se lo merita tutto.

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11 dicembre 2018, 6:00am

Lisetta Carmi, I travestiti, Genova, 1965/1971, courtesy Galleria Martini & Ronchetti.

Lisetta Carmi ha lavorato come fotografa professionista per 18 anni, dal 1960 al 1978. Nel farlo ha documentato, e umanizzato, le comunità marginalizzate d'Italia della seconda metà del Novecento, fregandosene altamente dei tabù sociopolitici. Le sue foto sono un tuffo nel futuro, se pensiamo all'epoca in cui sono state scattate. Oggi la conversazione sull'identità di genere si sta facendo sempre più costante e consistente, ma negli anni '60 le cose non stavano proprio così. Per questo, inutile girarci intorno, la sua serie I Travestiti è un vero pugno allo stomaco. L'onestà totale del suo sguardo, che alcuni hanno paragonato a quella di fotografi come Christer Strömholm e Nan Goldin, può essere oggi ammirata al Museo di Roma in Trastevere, dove 150 lavori (in larga parte inediti) della Carmi ne raccontano il percorso creativo.

Nata nel 1924 a Genova in una facoltosa famiglia ebrea, Lisetta è ancora oggi una donna tagliente e brillante, nonostante le 94 candeline spente quest'anno. Prima di essere una fotografa di successo è stata una talentuosa pianista e insegnante. Messa da parte la macchina fotografica, invece, si è trasformata in una discepola del guru Babaji Mahavatar Himalaya; i due si sono conosciuti a Jaipur, e da quell'incontro è nata in Lisetta l'esigenza di fondare un ashram in Puglia. Sebbene le sue immagini siano state sottovalutate per diversi decenni, nell'ultimo periodo c'è stata invece una rivalutazione generale del lavoro di Lisetta come fotografa. Nel 2010 la sua vita è stata trasformata nel film Lisetta Carmi, un anima in cammino, presentato alla 67esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, mentre le sue foto sono state esposte in diverse mostre, tra cui Female identity through the images of five Italian photographers, 1965-1985 che aprirà tra pochi giorni presso il Centro Pecci, a Prato.

Lisetta Carmi, I travestiti , 1965-1971, courtesy Galleria Martini & Ronchetti.
Lisetta Carmi, I travestiti , 1965-1971, courtesy Galleria Martini & Ronchetti.

Il suo archivio abbraccia temi e soggetti diversi, tutti immortalati con una patina fashion quasi inconsapevole. La sera di capodanno del 1965 è stata invitata a una festa in cui c'era anche buona parte della comunità di travestiti italiana dell'epoca. Da quel momento è diventata amica di molti di loro, condividendo momenti intimi e vita quotidiana. "È stata la prima a documentare la comunità LGBTQ in Italia", sottolinea Roxana Marcoci, Curatrice Senior di Fotografia al MoMa, durante una conversazione con Francesco Vezzoli alla Fondazione Prada di Milano (di cosa parlava, e perché era importante la mostra TV 70 in occasione della quale è avvenuto l'incontro, ve lo spiegavamo qui). A colpire Marcoci è stato in particolare il modo in cui Carmi è riuscita a immortalare l'esperienza dei travestiti in Italia, che disse una volta: "Grazie alla comunità trans ho imparato ad accettarmi. Quando ero piccola guardavo i miei fratelli Eugenio e Marcello pensando che avrei voluto essere un maschio come loro. Sapevo che non mi sarei mai sposata, e rifiutavo il ruolo che veniva chiesto di occupare alle donne. I travestiti mi hanno fatto capire che tutti abbiamo il diritto di decidere chi siamo".

Lisetta Carmi, I travestiti, 1965-1971, courtesy Galleria Martini & Ronchetti
Lisetta Carmi, I travestiti, 1965-1971, courtesy Galleria Martini & Ronchetti.

Carmi ha documentato le vite di queste donne con uno sguardo delicato, libero da giudizi di sorta e mai voyeurista. L'identità di genere era qualcosa di assurdo all'epoca: solo gli studi scientifici iniziavano ad esplorare l'argomento, ma Carmi non ha mai voluto assoggettarsi all'oggettività della scienza. Ha lasciato che bellezza e dignità invadessero le immagini, fornendo una nuova prospettiva sulla prostituzione. Ha normalizzato l'idea di un uomo che si trasforma in donna, che si trucca davanti allo specchio, che si lascia andare a chiacchiere e pettegolezzi. La sensualità di questi scatti è innegabile, grazie a rossetti, mascara, pizzi e calze che fanno capolino con eleganza.

Lo storico d'arte Bertrand Prévost ha usato termini per raccontare la mostra Below the Mantle esposta durante l'autunno presso la Galleris Antoine Levi a Parigi. Nello specifico, Prévost ha notato che "l'approccio pittorico" delle immagini scattate da Carmi può essere considerato una "variante moderna della Venus à sa Toilette". Le composizioni studiate, le posture aggraziate e le luci cinematografiche scelte dalla fotografa, infatti, richiamano le opere dei grandi pittori del passato. Carmi è riuscita a incapsulare "un'atmosfera insolitamente caravaggesca", ha scritto Prévost con ammirazione, trovando similitudini anche tra La Grande Odalisque di Ingres e l'Olympia di Manet.

Lisetta Carmi, I travestiti , Genova, 1965-1967, courtesy Galleria Martini & Ronchetti.
Lisetta Carmi, I travestiti , Genova, 1965-1967, courtesy Galleria Martini & Ronchetti.

Eppure, Carmi non si è mai considerata un'artista, ma un'antropologa che fotografava per documentare la vita di comunità ai margini. "Le sue immagini ricordano immediatamente alcuni dipinti", concorda Giovanni Battista Martini, curatore della mostra romana. "Ma se chiediamo a lei, state pur certi che negherà tutto", dice ridendo. "Non ha mai chiesto a nessuno di mettersi in posa. È sempre stata diretta. Diceva spesso di voler fotografare solo i momenti di verità". L'intenzione dietro le sue immagini, infatti, era quella di illuminare ciò che la società voleva tenere in ombra: "Voleva dare visibilità ai problemi sociopolitici", aggiunge Martini. "Un libro era il modo più facile per farlo". Trovare un editore interessato non è stato facile: la natura provocatoria delle immagini non aveva collocazione nell'Italia ultraconservatrice del tempo, e solo nel 1972 il lavoro fu pubblicato. Le librerie non volevano promuoverlo, però, temendo scandali e occhiatacce da parte dei clienti.

La natura documentaristica del lavoro di Carmi non ne altera l'impatto estetico. Al contrario, sottolineare la bellezza di una comunità marginalizzata ne esalta i tratti. "Non sono ritratti come un 'fenomeno', ma come persone", conclude Martini. "Lisetta Carmi è riuscita a fotografarli esattamente nel modo in cui volevano essere fotografati".

Lisetta Carmi. La bellezza della verità è visitabile presso il Museo di Roma in Trastevere fino al 3 marzo 2019.

Lisetta Carmi, I travestiti, 1965-971, courtesy Galleria Martini & Ronchetti.
Lisetta Carmi, I travestiti, 1965-971, courtesy Galleria Martini & Ronchetti.
Lisetta Carmi, I travestiti (Renée con un'amica), courtesy Galleria Martini & Ronchetti.
Lisetta Carmi, I travestiti (Renée con un'amica), courtesy Galleria Martini & Ronchetti.
Lisetta Carmi, I travestiti, La Novia, Genova,1965/1967, courtesy Galleria Martini & Ronchetti.
Lisetta Carmi, I travestiti, La Novia, Genova,1965/1967, courtesy Galleria Martini & Ronchetti.

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Questo articolo è originariamente apparso su i-D US.