teschi glitterati, occhi da lucertola ed elfi: foto dal più grande dragball d'europa

Siamo stati ad Amsterdam per il Superball 2019, la competizione che tutte le drag queen d’Europa aspettavano da tempo.

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15 maggio 2019, 4:04pm

“Covergirl, put that bass in your walk, head to toe, let your whole body talk!"

È sabato sera e il pubblico sta cantando a squarciagola la celebre sigla di RuPaul’s Drag Race. Sono alla quinta edizione del Superball in Paradise insieme alla fotografa Desiré van den Berg. Si tratta della più grande dragball d’Europa, in cui le varie case si contendono l'ambito titolo di “House of Superball.” In tutto ci sono tre round: uno di lip-sync, poi uno di ballo e infine un catwalk.

Nessuno qui prende alla leggera la competizione. Come mi spiega la drag queen Ma'Ma Queen della Rotterdam House of Holographic Hoes, vincere il Superball fa improvvisamente spalancare davanti a te molte porte di una certa rilevanza. Dopo la vittoria, le drag queen vengono invitate a esibirsi in tutto il mondo. Le draghouses non sono solo olandesi; quest'anno i partecipanti arrivano anche da Svizzera, Irlanda, Francia e Germania. Allo stesso modo, anche la giuria riflette l’internazionalità di questa quinta edizione, e comprende il couturier olandese Ronald van de Kemp, il fotografo Erwin Olaf e la DJ Covergirl Sunny.

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A un tratto, la location si fa silenziosa e nell'aria è palpabile un certo senso d’attesa. Dietro le quinte, la House of Holographic Hoes è in attesa del via libera per aprire la serata, dove sfoggerà drammatiche creazioni in chiffon e copricapi ricoperti da luci al neon. Appena fanno la loro apparizione sulla passerella tiro un sospiro di sollievo: anche questa volta la casa, a cui neanche tanto segretamente va tutta la mia lealtà, non mi ha deluso neanche questa volta, trasuda unità e orgoglio mentre i suoi membri si presentano al pubblico. Ma la competizione quest'anno è più tosta del solito: oltre alle storiche casate presenti fin dalla prima edizione ci sono anche nuovi nomi, come la parigina Le Dépotoir. Il nome in francese significa “spazzatura" e le drag queen che ne fanno parte si descrivono come un cestino per rifiuti in cui puoi trovare tesori abbandonati. La loro estetica è oscura, underground, e per certi versi mi ricorda i Club Kid protagonisti della vita notturna newyorkese degli anni '90.

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A un certo punto rivolgo lo sguardo alle mie spalle, verso il pubblico che sta ballando, cantando e applaudendo da ormai più di due ore. Tutti si sentono coinvolti, e gli spettatori sono più eterogenei che mai. In passato questo tipo di eventi era frequentato esclusivamente da drag queen in abiti scintillanti e parrucche giganti, ma oggi le cose sono cambiate e c’è un’enorme varietà di pubblico. Tale varietà, comunque, è ben presente anche sul palco, dove ci sono performer di tutti i tipi, non solo drag queen estremamente femminili con immancabile vitino da vespa. No, questa volta c’è chi si è trasformato in lucertola, chi ha messo spilli e spuntoni argentati sul suo volto, ma anche chi ha voluto ricreare l’aspetto di elfi, Pokémon e modelle di Alexander McQueen. Non so se questi sviluppi siano dovuti al crescente successo a livello mondiale di RuPaul’s Drag Race o ai social media, ma di una cosa sono certo: la resistenza drag si sta evolvendo in una spettacolare, inaspettata direzione.


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Alla fine non è la casa di Parigi né quella di Rotterdam a vincere l’ambito titolo, ma il più antico dragone dei Paesi Bassi: la House of Hopelezz, guidata da Jennifer Hopelezz. Vittoria meritatissima, perché il suo messaggio di attivismo trasmesso dai suoi membri è era sincero e partecipato, e la sua parata di regine vestite nei colori dell’arcobaleno era senza dubbio il gran finale che il pubblico meritava.

Qui trovi le foto dell’evento scattate da Desiré van den Berg:

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Questo articolo è originariamente apparso su i-D Olanda