glacier girl: l'eroina che lotta per il nostro pianeta

Abbiamo parlato con l'attivista Glacier Girl di salute mentale, cambiamento climatico e tattiche per far interessare il mondo ai temi che più le stanno a cuore.

di Luisa Le Voguer Couyet; foto di Maxwell Tomlinson
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02 novembre 2017, 6:27pm

Questo contenuto è originariamente apparso su i-D UK.

Come per la maggior parte dei millennial, anche la storia di Elizabeth Farrell è iniziata su Instagram. Per la precisione, tre anni fa. A differenza dei suoi coetanei però, Elizabeth non usa questo social network per condividere selfie e collezionare like: il suo profilo mira infatti a parlare di cambiamento climatico con un pubblico giovane. Ispirata da quanto studiato a scuola sullo scioglimento dei ghiacciai, la oggi 17enne ha iniziato a riflettere sulle possibili alternative alla classica retorica dell'attivismo. I social media devono esserle sembrati la piattaforma giusta, così con l'alias di Glacier Girl ha iniziato a condividere paesaggi glaciali e scatti del suo merchandising, che propongono ovviamente slogan ambientalisti. E quello che è iniziato come progetto scolastico è diventato oggi una vocazione.

"Il cambiamento climatico è qualcosa che non si può concretamente vedere," spiega Elizabeth, "quindi ho voluto creare un immaginario che permette al pubblico di visualizzare con più precisione il fenomeno." Con il suo attivismo un po' alla DIY e l'estetica Tumblr, Elizabeth cattura l'attenzione dei millennial in modo inaspettato anche per lei: "Ero confusa. Non capivo perché piacesse così tanto alla gente, era un meccanismo che andava oltre la mia comprensione," ammette.

Nel corso degli ultimi anni, Elizabeth ha raggiunto un successo sempre più ampio nell'ambito dell'attivismo green, spingendo il pubblico a interessarsi al tema attraverso il suo pseudonimo Glacier Girl. Alle campagne digitali e alle t-shirt eco friendly si aggiunge poi la presenza su diverse riviste di moda, attraverso le quali ha potuto diffondere il suo messaggio a una fascia diversa di lettori. L'anno scorso è stata anche notata dalle stiliste Vivienne Westwood e Ashley Williams, per le quali ha sfilato durante la London Fashion Week. All'inizio non è stato tutto facile, però: "mi sentivo così fuori posto; ogni volta che si presentava una nuova opportunità pensavo: 'come si fa? non ho la più pallida idea di come gestirla!'"

Recentemente, Elizabeth si è anche guadagnata un'apparizione nel programma Silent Roars del canale britannico BBC Four, dove insieme ad altri attivisti ha partecipato alla serie di documentari Listen to Britain 2017. Filmata tra le montagne innevate di Cairngorms, in Scozia, durante l'episodio che la vede protagonista Elizabeth parla dei pericoli del cambiamento climatico, del consumo di massa, dell'innalzamento del livello del mare e della globalizzazione, soffermandosi inoltre sull'importanza di dare nuovo respiro all'estetica eco friendly in modo da risultare interessante anche alle generazioni più giovani. C'è spazio anche per una risposta alle critiche che le sono state mosse nel corso degli anni, come chi ha messo in discussione i motivi del suo attivismo, accusandola di non essere davvero interessata all'ambiente e di aver scelto questo tema solo per raggiungere il successo sui social media. "Mi hanno fatto dubitare del mio attivismo," la si sente raccontare sul piccolo schermo.

"In qualche modo, sono sempre riuscita a sentirmi più legata ai ghiacciai che alle persone, e credo che questo oggi abbia senso," riflette. Una delle ragioni a cui oggi attribuisce la sua connessione con la natura—e con ghiacciai e il clima artico in particolare—è la diagnosi di Disturbo dello Spettro Autistico, patologia che può influenzare il modo in cui chi ne è affetto interagisce con il mondo. "Sembra che le persone che soffrono di autismo abbiano una maggiore comprensione della natura," continua. "La diagnosi mi è davvero stata d'aiuto, perché ora la mia vita ha finalmente senso; adesso posso concentrarmi nel capire il modo in cui il mio cervello funziona e ciò che invece dovrei evitare." Negli ultimi cinque anni, in seguito a una diagnosi sbagliata Elizabeth era stata costretta ad assumere medicinali inutili. "I farmaci mi impedivano di pensare," rivela. "L'autismo non ha bisogno di essere curato con i farmaci."

Grazie alla nuova diagnosi, Elizabeth può finalmente collegare la sua passione per la natura alla sua mancanza di tradizionali forme di identificazione. Inoltre, l'ha aiutata a rivedere il suo approccio all'attivismo legato all'ambiente. Sebbene sia incredibilmente orgogliosa di tutti gli sforzi fatti in passato, Elizabeth teme di essersi "brandizzata" troppo nel suo ruolo mediatico. "Sto rivedendo tutte le mie strategie di comunicazione. I social media sono davvero così utili? Forse il modo in cui li uso non è il migliore." E se in precedenza ha creato un immaginario basato sui soggetti che più la interessavano e su un tipo d'estetica "cruda", oggi che è più grande Elizabeth vuole approfondire le sue ricerche e continuare il suo percorso d'istruzione.

Attualmente studia Geografia alla Birkbeck University, dove può approcciare il tema green da un punto di vista più accademico e scientifico. Questo nuovo metodo le permette di prendersi più tempo per sviluppare idee e strategie, che è sicura caratterizzeranno in modo positivo il suo lavoro futuro. "Sono processi lenti, a lungo termine che mi fanno sentire più a mio agio con me stessa e sono certa saranno più utili. Credo che lavorare a un ritmo più rilassato sia più logico, in tutti gli ambiti. Non ci è rimasto molto tempo quando si parla di cambiamento climatico, ma non si possono neanche affrettare le cose. Semplicemente, non funziona così."

Salvare il pianeta dalla distruzione sembra un compito decisamente arduo, e non stupisce quindi che Elizabeth sia restia nell'offrire una soluzione univoca. "Semplificare temi molto complessi non è il modo giusto per affrontarli," puntualizza. "Non credo che dare risposte generalizzate possa funzionare. Per esempio, non ha senso che tutti diventino vegani, perché se tutti lo fossero non sarebbe un'opzione sostenibile per il pianeta."

Sebbene possa essere difficile vedere risultati immediati nella lotta al cambiamento climatico, Elizabeth riconosce che almeno il modo in cui ne parliamo è oggi ben diverso dal passato. "Rispetto ai miei inizi, oggi molte più persone parlano di queste cose. I giovani se ne interessano sempre di più. Credo che la questione principale sia davvero parlarne, deve diventare un argomento politico e discuterne è l'unico modo per trasformarlo da tema per freak che si occupano di scienza a tematica di rilevanza sociale e politica."