La lettera aperta di Tamu Mcpherson alla fashion industry

"I brand di lusso dovrebbero lavorare con i content creator neri​." Questa la legittima, urgente richiesta della creativa basata a Milano.

di Staff I-D
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10 giugno 2020, 11:37am

Screenshot dal video di Tamumcpherson

Il tumulto delle ultime settimane ha sollevato moltissima della polvere che da decenni viene infilata sotto al tappeto della fashion industry globale. Non solo oltreoceano, ma anche in Europa, in moltissimi settori e anche nella vita di tutti i giorni, le persone di colore vengono discriminate, ed è un dato di fatto. Se c’è una cosa che sta diventando sempre più chiara è che è arrivato il momento di alzarsi, farsi sentire e dire basta: il 2020 è l’anno del cambiamento.

Ed è quello che ha fatto Tamu Mcpherson, fotografa di streetstyle e fashion influencer, che da anni ispira i suoi follower di tutto il mondo. Ieri ha pubblicato sul suo blog All the Pretty Birds, una lettera aperta indirizzata ai brand di lusso per invitarli a lavorare di più e più spesso con talenti digitali neri. Nei suoi 15 anni di esperienza nella fashion industry - scrive - ha sempre notato di essere una dei pochissimi creator neri inclusi nelle campagne digitali o invitati agli eventi più importanti. Ha anche pubblicato un IGTV in cui legge quanto ha scritto.

Tamu si rivolge ai brand fashion luxury, suggerendo tre linee guida fondamentali per cambiare questo sistema, che troppo a lungo ha legittimato e fissato la concezione dello standard di bellezza con i canoni bianchi europei. La prima è di non rimanere in silenzio, la seconda è di ascoltare i propri impiegati neri e la terza è di verificare quante persone nere sono presenti tra i propri collaboratori e agire di conseguenza. I paragrafi che seguono sono un tributo al lavoro dei content creator neri in termini di impatto, valore ed estetica, ma anche in merito alle connessioni e alle conversazioni che riescono a instaurare con i loro follower.

La lettera si conclude con una denuncia degli che sono stati commessi in passato nei confronti della comunità nera e che non devono più ripetersi. Due su tutti, la tokenizzazione, perché la diversità non è sinonimo di segnaposto, e la retribuzione, perché tutti devono essere pagati la stessa cifra a parità di ruolo e responsabilità, indipendentemente dalla propria etnia. Inclusività significa ridurre il razzismo sistemico, e inizia anche da qui.

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