Fotografia di Mitchell Sams

Dopo 3 anni, l'Uomo Gucci torna a sfilare: è il trionfo di una nuova mascolinità

"Volevo tornare indietro nel tempo, essere ancora un bambino." Per la F/W 20, Alessandro Michele è tornato all'infanzia per ricostruire la nozione di abbigliamento maschile contemporaneo.

di Osman Ahmed; traduzione di Benedetta Pini
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15 gennaio 2020, 12:53pm

Fotografia di Mitchell Sams

La moda non è altro che un pendolo che oscilla avanti e indietro. I trend vanno e vengono, ancora e ancora. Tutto torna, sempre. Un minuto è il massimalismo a farla da padrone, quello dopo il minimalismo. Prima il total black, poi i colori neon. Il glamour e il grunge.

Alla sfilata di Gucci F/W 20, tenutasi martedì a Milano (sfilata che ha segnato il ritorno di Alessandro Michele alle collezioni Uomo, dopo tre anni di show co-ed di menswear e womenswear) c'era in effetti un gigante pendolo foucaultiano che oscillava nel bel mezzo della location, un anfiteatro in stile elisabettiano.

Gucci-MFW20

Fin dall'inizio della sfilata oscillava avanti e indietro, per poi muoversi su tutto lo spazio, non diversamente dallo sguardo di Alessandro Michele, costantemente alla ricerca delle suggestioni più disparate (preferibilmente unite poi tutte insieme).

Ma il pendolo è anche un simbolo del tempo che scorre, dunque in perfetta sintonia con il desiderio del designer di portare indietro l'orologio alla sua infanzia, indagando la libertà e l'ingenuità della giovinezza per ridefinire il concetto di "mascolinità" in un momento storico in cui il termine è solitamente preceduto dall'aggettivo "tossica".

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Quindi proporzioni ridotte per alcuni abiti, grembiuli a quadretti, pantaloni da Piccolo Lord e variazioni sulle tradizionali uniformi scolastiche, abbinate a borse tracolla di latta per il pranzo e sandali. "Volevo tornare indietro nel tempo, essere ancora un bambino," spiega Alessandro. "La giovinezza è un periodo della vita in cui sei libero, non ancora condizionato dalle etichette. Puoi essere semplicemente te stesso. Crescendo, invece, ti viene detto come devi o non devi comportarti."

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La sua idea è che il concetto di mascolinità abbia oggi bisogno di essere ristrutturato dalle fondamenta per creare un mondo migliore per uomini e donne, e che questa questione debba essere affrontata fin dalla giovane età. "La violenza tossica della mascolinità è fondata sugli stereotipi, che sono dannosi tanto per gli uomini quanto per le donne. Condizionano gli uomini e opprimono le donne. Quando eravamo all'asilo eravamo tutti sullo stesso piano in quanto bambini e potevamo essere noi stessi. Quando si cresce, invece, inizia a venire imposto un determinato comportamento."

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In questi cinque anni dalla sua prima sfilata, Michele ha sovvertito dalle fondamenta i parametri della moda, introducendo una visione gender-fluid nel panorama mainstream. "È stato davvero interessante, perché questa opportunità di tornare a far sfilare l'Uomo a Milano mi ha permesso di rivedere con un nuovo sguardo il mio passato," ha raccontato.

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Quando ha fatto sfilare in passerella ragazzi con indosso giacche attillate, camicie con fiocchi e ciabatte-mocassino in pelliccia per la sua sfilata di debutto (e di tutto rispetto), è stato un momento di spontaneità che ha catturato l'essenza di Alessandro, molto più di quanto avrebbero fatto delle donne in abiti da uomo.

Apparentemente da un giorno all'altro, la sua direzione è sfociata in un universo donchisciottesco che ha ridefinito il concetto di genere e di stile per la Gen Z, diventando il fil rouge di questo massiccio movimento identitario e politico nell'era dell'iPhone. "Passo dopo passo, mi sono reso conto che certe cose hanno un significato e un peso anche in un mondo libero come quello della moda." Ora sembra tutto naturale, talmente tanto che questa collezione avrebbe anche potuto essere un'altra co-ed.

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Allo stesso modo, Alessandro ha lanciato una mania per l'opulenza e il mix di generi, in cui tutto è decorato o ricoperto di loghi. Ma questa sfilata è stata significativa perché se ne distanzia e si pone invece in continuità con la filosofia del recupero del designer, inaugurata con la sua ultima sfilata donna. C'erano infatti denim morbidi con aloni verdi, come se prima di sfilare il modello si fosse disteso su un prato verde, c'erano maglioni con buchi qua e là, giacche oversize e tute dal fit attillatissimo, un po' se fossero vestiti vintage.

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Se questa sfilata era incentrata sul ritorno alla semplicità dell'infanzia, all'ottimismo della giovinezza, allora si è concretizzata come una versione più asciutta e più matura della linea di Gucci e del suo Uomo non tossico.

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