Come cambia la fotografia durante l'isolamento totale?

Abbiamo chiesto a 17 fotografi di raccontarci in una foto questo periodo di reclusione e pandemia, creando insieme un diario collettivo della quarantena.

di Laura Ghigliazza e Amanda Margiaria
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06 aprile 2020, 10:22am

In un giorno qualsiasi di questi che passano tutti uguali, ci siamo chiesti più volte come modellare il quotidiano senza evoluzione. Come si racconta un eterno presente. Come non stravolgere quello che pensavi di aver costruito all’esterno, per poterlo ricreare dentro quattro mura che a volte diventano claustrofobiche.

Ad un tratto, tutti ci ritroviamo a guardare con occhi diversi ciò che abbiamo sempre avuto davanti. Ma in che modo questo cambiamento influenza chi con le immagini ci lavora? Lo abbiamo chiesto a 17 fotografi diversi per gusti e stili.

Tutti, in qualche modo, hanno saputo reinventarsi durante questa quarantena, chi scattando attraverso potenti teleobiettivi e chi spedendo usa e getta ai propri modelli; o ancora chi scatta in webcam, oppure sceglie come soggetto solo ciò che si trova prima dell'uscio di casa.

Piero Percoco

Piero Percoco diario quarantena collettivo

"Spesso faccio un esercizio che mi sono inventato in questi giorni di quarantena: osservo un albero per almeno 30 minuti, spostandomi a mio piacimento intorno al suo tronco e soprattutto avvicinandomi, toccandolo. Ecco, in questo frangente di tempo inizio a notare una miriade di cose che avvengono sull'albero ed intorno all'albero, è stupefacente.

Il 30 Marzo, ad esempio, proprio durante l'esercizio dell'albero una farfalla enorme si è posata davanti a me. È stato emozionante. Ho pensato che questo animale rispecchia da vicino il processo di trasformazione spirituale, e cioè il fatto che ognuno di noi ha la possibilità di rinascere attraverso scavando dentro di sé. Ed è proprio quello che sta succedendo a me in questi giorni."

Aytekin Yalçın

Aytekin Yalcin diario quarantena collettivo

"Ho cominciato questa serie credendo nella forza della fotografia. Ho sentito immediatamente l’urgenza di documentare e comunicare ciò che stava accadendo con il solo intento di aiutare le persone che mi seguono a comprendere la gravità della situazione, a non sottovalutarla, rivolgendomi anche a tutti quelli che mi seguono da altri paesi e dal mio, la Turchia.

L’Italia è stato il primo paese ad essere stato così duramente colpito e io ne sono testimone dal principio qui dalle mie finestre, a Milano. Non avrei potuto fare altra scelta che mettere la mia fotografia a testimonianza di un momento del genere. All’inizio abbiamo tutti ritardato nella comprensione di quello che stava accadendo, per questo ho pensato che ogni foto potesse funzionare come antidoto, mettendo in guardia le persone lì dove ancora non si era verificato il contagio o dove non era ancora così esteso."

Tomaso Clavarino

Tomaso Clavarino diario quarantena collettivo

"Non mi sono mai sentito a mio agio nel fotografare ciò che mi circonda e fa parte della mia vita privata. Non l’ho mai trovato nemmeno particolarmente interessante. Ma la condizione nella quale ci troviamo tutti a vivere in queste settimane mi ha obbligato, come fotografo, a provare a ridefinire il mio sguardo e la mia comfort zone.

Lavori, residenze e progetti cancellati, insieme ad una mobilità limitata, mi hanno portato a scattare per la prima volta senza un fine preciso o una linea narrativa chiara. E lo faccio in un territorio, la campagna del Monferrato, nel quale sono in parte cresciuto e dal quale negli anni mi sono allontanato. Costringendomi a volgere lo sguardo intorno a me stesso, verso quegli angoli e quelle situazione ai quali non ho mai dato troppo peso, dando vita ad un nuovo, breve, percorso di scoperta."

Lucia Buricelli

Lucia Buricelli diario quarantena collettivo

"Mi sto ancora abituando all’idea di non poter uscire a fare foto come al solito. In un sabato qualunque, mi sveglierei con calma per poi passare tutta la giornata in giro a fare foto di ciò che succede attorno a me.

Questi ultimi sabati li ho passati a casa a fare videochiamate con gli amici , ascoltare nuove canzoni e fare autoritratti e foto di dettagli nelle mie giornate. Da un sacco di tempo avevo delle gelatine colorate per il flash nel cassetto che non avevo mai utilizzato. Ho pensato che adesso fosse un ottimo momento per provarle."

Mattia Greghi

Mattia Greghi diario quarantena collettivo

"In queste settimane abbiamo la possibilità di riconsiderare come si fanno le cose, come ci relazioniamo con le persone e come facciamo il nostro lavoro. Apprezziamo la possibilità di analizzare ancora una volta i progetti a cui stiamo lavorando e rimaniamo aperti a noi stessi e agli altri, per poterne accoglierne di nuovi.

Avere la possibilità di riflettere sulla vulnerabilità umana e sulla nostra condizione quotidiana è un privilegio che dovremmo esercitare ogni giorno."

Mattia Balsamini

Mattia Balsamini diario quarantena collettivo

"Pordenone, 31 Marzo 2020. Negli ultimi mesi mi sono spostato molto per lavoro, seppur con qualche precauzione–-i progetti in corso lo richiedevano e, onestamente, non me la sentivo di lasciar perdere, inconsapevole in parte della mia irresponsabilità. Così ho continuato a lavorare provando quel che credo abbiano provato molti all'inizio della crisi: preoccupazione, un qualche tipo di cieca fiducia che “no dai non può essere” e desiderio di tenersi aggrappati a qualcosa.

Lunghe settimane dopo, scrivo queste righe dallo studio in cui passo la maggior parte della mia giornata. Guardo fuori dalla finestra verso le montagne distanti pochi chilometri e penso all'enorme fortuna di vivere in questo posto. Una volta al giorno, al crepuscolo, cammino silenziosamente nel piccolo campo che mi separa da quelle montagne, fotografo quello che c'è, cercando di guardarlo con occhi nuovi. Leggo e osservo quello che viene raccontato e mostrato, cerco però anche di guardarmi e ascoltarmi--è il mio esercizio."

Lev Fazio

Lev Fazio diario quarantena collettivo

"In queste ultime settimane il giardino di casa si è trasformato in un orto botanico, alberi in fiore ovunque e la primavera che arriva ruggendo. Di giorno in giorno ho cominciato ad osservare e vivere in maniera diversa la quotidianità, i nuovi silenzi e le nuove azioni che si vengono a creare in un periodo dove l’incertezza regna sovrana. Nuovi scorci casalinghi diventano sinonimo di bellezza genuina, dal barattolo di marmellata alla pallina da tennis sul vialetto.

Il mondo si è fermato, e come tanti mi chiedo cosa succederà un domani, dopo che la situazione attuale passerà, e quale sia il mio posto in quanto fotografo: fuori a documentare il mondo sotto scacco o dentro le mura di casa a ripensare i piccoli dettagli della vita quotidiana?"

Caterina Romei

Caterina Romei diario quarantena collettivo

"Ho sempre lavorato nel mondo della moda. All’improvviso, tutto si è fermato. Niente lavoro, solo concentrazione su noi stessi. La mia quarantena scorre in totale solitudine, dentro il bosco. È la natura, adesso, ad essere protagonista, ed io sto qui, immobile, ad osservare il tempo che passa. Il cielo cambia, le nuvole si muovono. Dietro, il sole è in solitudine, come me, adesso. Brucia, radia, è accecante come la mia speranza.

La mia forza la posso materializzare solo con la mia più grande passione: la fotografia è il mio cuore che batte e si farà vento, presto porterà via questa folle paura di morire di Covid-19. Il sole non smetterà mai di splendere. La luce che emana mi permette di continuare a scattare. Di continuare a vivere."

Jessica Soffiati e Gian Luca Mazza

Jessica Soffiati diario quarantena collettivo

[Modello Gian Luca Mazza]
"In tempi d’isolamento preventivo, ci ritroviamo bloccati in un motivo infinito. Il mangiare, il riposare, il pulire diventano le attività per scandire il tempo dell’abitare la propria casa: le giornate, i minuti si trasformano in una fantasia infinita, un pattern di azioni che modificano gli spazi dove risiediamo.

Provando a soppiantare il continuo sentimento di noia, senso di distacco dal mondo circostante, ci ritroviamo obbligati in una sorta di contemplazione della semplicità. La noia diventa malattia borghese degli oggetti, relazione viscerale con le cose che costruisce monumenti ironici in cui la noia si mostra nel caos e nella ripetizione: composizioni informali di oggetti che ripercorrono i titoli di testa infiniti della routine quotidiana e ci riconnettono con la nostra intimità."

Riccardo Lancia

Riccardo Lancia diario quarantena collettivo

"Ridurre le distanze, avvicinare gli sconosciuti, tenere stretti gli affetti, condividere parole, tempo ed emozioni in un momento in cui la distanza sociale è l’unica arma che abbiamo per difenderci.

Ho cercato di condensare questo negli scatti del mio progetto, ritraendo la vita che ci scorre dentro."

Claudia Zalla

Claudia Zalla diario quarantena collettivo

"Quando è iniziata la quarantena, ho dato avvio a un piccolo diario visuale. Mi sono ricreata un mini set all’interno del mio appartamento, dove metto insieme piccoli oggetti di uso quotidiano che in qualche modo rappresentano la giornata appena trascorsa e realizzo uno scatto di still life, che poi condivido nelle stories del mio profilo instagram.

A volte è molto didascalico: cosa ho mangiato, cosa ho fisicamente fatto. Altre volte invece, se la giornata è stata caratterizzata da un umore particolare, provo a inserire qualche elemento che descriva anche il mio stato d’animo. Al momento si sta rivelando uno strumento utile per rimanere concentrata: in certe giornate lo scatto viene in un secondo e in altre ci vogliono decine e decine di tentativi prima di arrivare a un qualcosa che mi soddisfi, ma di base è esattamente come il nostro quotidiano, ci sono giorni sì e giorni no."

Davide Bertuccio

Davide Bertuccio diario quarantena collettivo

"Come i rami di un albero racconta la quarantena degli italiani (in Italia e nel mondo) attraverso dei ritratti effettuati utilizzando direttamente la piattaforma di Skype. Il mezzo di comunicazione è diventato anche un mezzo di testimonianza. Le foto sono screen del computer. La foto è messa in scena dai soggetti. Non è più il fotografo l’artefice dello scatto, ma lo diventa al 99 percento il soggetto guidato da remoto. È lui a dover fissare l’inquadratura, ad allestire il set, sistemare le luci.

Questo progetto è tutt’ora in corso e durerà fino alla fine della quarantena. Ho realizzato già 60 scatti, l’obiettivo minimo è di arrivare a 100. Ogni foto è accompagnata da un video di massimo 10 secondi dove i soggetti interagiscono con me attraverso Skype, salutandomi e dicendo da dove chiamano. Questo aiuta a rompere la barriera fotografica, che su Skype non esiste, ma soprattutto riesce a costruire con le varie risposte questo ideale globo virtuale dove tutti noi, nonostante le distanze, siamo realmente più vicini."

Petra Valenti

Petra Valenti diario quarantena collettivo

[Creative e casting director Rujana Cantoni, grafiche Alex Valentina]
"Ho avuto un blocco creativo nei mesi precedenti alla quarantena soprattutto dovuto alla fatica che avevo ad esprimere un messaggio. Non riuscivo bene a capire il punto delle foto che facevo, perché non riuscivo a decifrare il messaggio del tempo che stavo vivendo. Mi stava facendo impazzire. Questo momento di fermo forzato dalla società per come la concepiamo, invece, mi ha concesso di concentrarmi su me stessa, il mio output lavorativo, le priorità della mia vita e cosa e chi per me è veramente importante.

Quando ho iniziato È solo un’influenza, quella patina di frustrazione di cui parlavo prima è scomparsa perché ho capito che stavo producendo qualcosa in linea con questi tempi. Invece che sprofondare nel divano ho reagito così, e questo mi ha fatto sentire meglio come persona e creativa. Credo sia un pò prematuro iniziare a parlare di "modifica al lato creativo”, il lavoro al momento è fermo per tutti e le pratiche di reintegrazione sociale ancora lontane e incerte, e da qui l’incertezza del come comportarsi lavorativamente. Per il momento continuerò ad entrare nelle case della gente con Rujana via FaceTime e considereremo chiuso il progetto con la fine della quarantena.

Inoltre, mi sono iscritta come rider a una grande compagnia di consegne urbane (Glovo) con l’intenzione di creare immagini “reali”, fotografando quello che mi succede facendo le consegne, in contrapposizione alle immagini “remote” finora prodotte."

Cosimo Fanciullacci

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"Inizialmente la mia paura più grande in relazione alla quarantena era il non poterla documentare essendo impossibilitato ad uscire. Poi, semplicemente guardando dalla finestra, ho iniziato ad osservare i palazzi di fronte ed a fotografare le persone che si affacciavano, assorte e pensierose.

Sull'onda di questa connessione, che definirei Window to window, sono riuscito a descrivere gli stati d'animo delle persone che vedevo ed il clima di preoccupazione che stiamo vivendo tutti."

Suresh Serafini

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"Terza Domenica (di sole) in isolamento forzato. Cerco disperatamente qualcosa da fotografare intorno a me, quando improvvisamente mi accorgo di loro. Le mani di mia nonna."

Gosha Pavlenko

Gosha Pavlenko diario quarantena collettivo

[Modelli Martina De Pretto, Giosuè Napolitano, Jasmine Jessica De Pretto]
"Sono sempre stato curioso di sapere come lavorano i registi con i DoP, così ho deciso di fare un esperimento con la fotografia. Ho inviato la mia macchina fotografica a delle persone, ho dato loro la mia direzione visiva, una sorta di moodboard, e ho chiesto loro di raccontare il loro isolamento.

Creiamo queste immagini tutti insieme, non posso nemmeno dire chi dovrebbe avere esattamente i diritti di queste immagini."

Ambra Crociani

Ambra Crociani diario quarantena collettivo

"Ho scoperto di aver dato per scontato il cielo azzurro sopra la testa. Ed è quello che mi manca di più in questo momento. Nelle giornate di sole mi sporgo sul ballatoio di casa in cerca della porzione più ampia di cielo da poter osservare o semplicemente sentire. Ho trascorso 20 giorni fissando il muro, immobile.

Dopo 20 giorni ho capito che alle volte va bene così: non possiamo correre sempre. Il mondo si è fermato, siamo in una bolla sospesa sopra le nostre vite, dalle quali osserviamo tutto quello che non abbiamo, ma che prima avevamo. Durante questa quarantena, ho scattato 2 foto: la prima il 28 marzo, la seconda il 2 aprile. Entrambe alle 15."

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Crediti


Coordinamento Amanda Margiaria
Photo Editing Laura Ghigliazza

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