Micro-categorie sessuali e identitarie: cosa sono e perché è importante parlarne

Criticare gli orientamenti sessuali meno conosciuti piace molto a chi sostiene che la "lobby LGBTIQ+ sta esagerando", come anche chi le rifiuta per partito preso

di James Greig
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06 dicembre 2021, 5:00am

"La nostra tendenza alla categorizzazione, a una vita saldamente ancorata a certi punti fissi, ci ha portato a una paradossale, imprevista, angosciante e caotica perdita di significato. Quelle categorie che avrebbero dovuto aiutarci a definire e controllare il mondo, lo hanno fatto esplodere nel caos.” Così scriveva il noto autore James Baldwin nel 1955, ma quelle ansie che menziona rimangono significative ancora oggi. Le “micro-etichette” o le “micro-identità” sono al centro di accesi dibattiti all’interno della comunità queer online.

Si tratta di etichette che tentano di dare un nome e di spiegare gli orientamenti sessuali meno conosciuti, per esempio l’abrosessualità (avere diversi livelli di sessualità e attrazione romantica nel corso della vita), demisessualità (sviluppare attrazione sessuale solo dopo aver instaurato un legame affettivo e intellettivo) e demiromanticità (provare attrazione romantica solo dopo aver creato un legame affettivo e intellettivo). Molte di queste categorie, di fatto, sono incluse nello spettro dell’asessualità, mentre altre sono relative all’identità di genere, piuttosto che alla sfera sessuale.

Negli ultimi anni, TikTok è diventato un focolaio di persone transfobiche e particolarmente conservatrici, che usano queste etichette per derubricare la nuova generazione queer a persone sciocche e autoindulgenti. Ogni volta che un video che spiega una micro-sessualità diventa virale, basta un solo secondo per vedere comparire commenti transfobichi e di destra che lo categorizzano come un presagio del crollo della civiltà occidentale.

Attaccare queste micro-etichette, infatti, fa spesso parte di un discorso più ampio, in cui si sostiene che "l’ideologia gender sta portando il mondo alla rovina.” Le persone che attaccano le micro-sessualità non hanno dunque bias molto diversi da quelle che attaccano i pronomi o il linguaggio inclusivo, anzi, spesso la retorica è molto simile. Tutto rimanda a una più ampia ostilità nei confronti delle giovani generazioni queer, che oggi costituisce una delle questioni principali del dibattito pubblico di oggi. Detto questo, bisogna anche valutare le possibili criticità delle micro-etichette.

Il linguaggio online usato dai giovani viene spesso usato per parlare di queerness o di teoria queer nel suo insieme. Ma si tratta di una terminologia che ha poco a che fare con gli studi di genere nella tradizione accademica.

Va ricordato che la tradizione queer ha storicamente rifiutato con forza questo genere di etichette. Judith Butler (probabilmente la più influente teorica queer) è ambigua riguardo alle categorie di genere, descrivendole come "strumenti da regimi della regolamentazione," che possono essere sia un modo per "normalizzare le categorie di strutture oppressive", sia—da un punto di vista più positivo—"nodi attorno ai quali raccogliersi per una contestazione liberatoria di quella stessa oppressione." In generale, la teoria queer si occupa di destabilizzare le categorie identitarie ,piuttosto che di inventarne di nuove e sempre più specifiche. Lo stesso termine ombrello “queer” esiste proprio in opposizione alla tendenza alla categorizzazione, e il potere di questo termine deriva dalla sua capacità di incoraggiare la solidarietà tra tuttз coloro che non sono cis o etero. È espansivo, non frammentario.

Il movimento di liberazione omosessuale degli anni ‘70 era ostile alle etichette e apertamente contrario a qualsiasi tipo di categorizzazione.  Questo rifiuto accomunava tutte le lotte per la liberazione dell’epoca, inclusi i movimenti anti-coloniali e anti-razzisti. L’impressione diffusa era che la categorizzazione fosse collegata all’imperialismo, al capitalismo e al patriarcato, e che rigettarla fosse una parte integrante della dissidenza. In definitiva, questi movimenti credevano in un senso di umanità comune a cui tuttз appartenevano. Questa tendenza emerge in modo evidente dal lavoro di diversi scrittori anticoloniali, come Frantz Fanon e il leader del Black Panther Party Huey P. Newton, che avrebbe voluto abolire del tutto il concetto di “razza”; un pensiero che sta tornando di nuovo nell’ultimo periodo e di cui possiamo vedere l’influenza in libri come What White People Can Do Next di Emma Dabiri (pubblicato all’inizio di quest’anno in lingua inglese), secondo la quale le categorizzazioni su base razziale siano di fatto dei costrutti fittizi, e che produrre ricerca a riguardo sia "una scelta conservatrice e spaventosa.” Stando a questa posizione, la categorizzazione sembrerebbe qualcosa che ostacola la liberazione.

Sebbene il lavoro di Emma si occupi principalmente di questioni etniche, questi principi possono essere applicati anche alla sessualità. Secondo la scrittrice, la nostra preoccupazione per la categorizzazione "parcellizza la varietà illimitata della soggettività in elenchi di categorie conoscibili, che riducono per riconoscere, appiattendo la complessità dell'essere in classificazioni delimitate che producono un soggetto definito dalle sue differenze; di conseguenza, questo ci porta a essere governati e profilati come target per la pubblicità." Se non sono stati i social media a creare questo impulso alla categorizzazione, l'hanno sicuramente accelerato. Per molte persone, infatti, collocarsi all’interno di una casella è un modo per trovare online una comunità di riferimento e un senso di appartenenza, ed è fuori discussione che le persone dovrebbero essere libere di identificarsi come preferiscono. Può però avere senso pensare se possano esserci modi più liberatori e appaganti di concepire la nostra identità.

Pur riconoscendo che i danni posti dalle micro-categorie sono piuttosto astratti, è possibile pensare che il processo di categorizzazione sia regressivo, e non qualcosa a cui dovremmo aspirare.

Mentre la comunità queer online ha la sua buona dose di divisioni interne (come qualsiasi comunità online), non ha senso sostenere che termini come "abrosessuale" o "demisessuale" mettano a rischio la solidarietà al suo interno. E non si può neanche dire che le persone che si collocano all’interno di queste etichette si sentano intrappolate o che per colpa di queste non riescano ad avere una visione più fluida della sessualità. La fluidità potrebbe invece essere individuata proprio nello spostamento all’interno di queste diverse categorie, piuttosto che nel loro totale rigetto.

C’è inoltre una differenza sostanziale tra le categorie imposte dall’esterno (che era la preoccupazione principale di quei movimenti di liberazione di cui vi parlavamo poco sopra) e le categorie che ci si sceglie e in cui ci si riconosce con entusiasmo. Queste ultime, infatti, non sono necessariamente dei limiti alla libertà personale. Quale forma di libertà verrebbe limitata da qualcuno che si identifica come “abrosessuale”? Quella della persona stessa? In che modo? Suona tutto molto pedante.

Prima di tutto, è importante prendere le distanze da quelle persone estremiste che attaccano una qualsiasi parte della comunità queer, poiché questi atteggiamenti fanno inesorabilmente parte di una mentalità d’odio più ampia. Anche se si pensa che le micro-sessualità e le micro-identità non abbiano senso, oltre a non costituire un problema direttamente per te se qualcuno vi si identifica, è anche molto ingenuo pensare che le persone consevatrici si fermino a degradare quelle sessualità che tu reputi ridicole—spoiler: probabilmente gli attacchi andranno avanti in altre modalità e su altri fronti.

Bisogna chiedersi al gioco di chi si sta giocando, e soprattutto se inconsciamente non si sta in qualche modo tentando di compiacere la controparte “maggioritaria” per evitare di diventare a propria volta bersaglio della loro retorica oppositiva. Molte di quelle persone che criticano le micro-etichette, infatti, pensano che la comunità queer sia composta da degeneratз, e attaccare le micro-sessualità è un esempio di questa repulsione. Ovviamente, formare le proprie opinioni in base a ciò che credono з proprз nemicз non è l’ideale, ma una cosa è certa: dovremmo cercare di evitare di stare dalla stessa parte di chi prende in giro e denigra з adolescentз queer.

Questo contenuto è comparso originariamente su i-D UK.

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