Il total black non è mai stato così eco-sostenibile

Realizzate con materie prime rigorosamente black e riciclate, le creazioni di Ilaria Bellomo sprigionano la storia dei tessuti che si intrecciano nei suoi capi.

di Giorgia Imbrenda
|
26 marzo 2021, 2:33pm

Rebel Label è la rubrica di i-D che incontra, intervista e qualche volta fotografa i brand emergenti (e non) in Italia. Oggi conosciamo Ilaria Bellomo, la designer che fa del total-black il suo marchio di fabbrica. I suoi capi, rigorosamente neri, vogliono dare a questo colore un nuovo significato, attraverso la tecnica dell’upcycling e la selezione di materie prime che nascono già con palette scure. Estremamente materici, i capi di Ilaria Bellomo sono il perfetto balance tra sartorialità, rispetto per l’ambiente e raffinatezza.

Incuriositi dal suo immaginario, abbiamo deciso di intervistare la designer per farci raccontare il processo delle sue creazioni total black.

Brand italiano emergente Ilaria Bellomo intervista

Ciao Ilaria, raccontami di te. Chi sei e qual è la tua formazione?

È stata la mia famiglia a introdurmi nel mondo della moda: mio nonno materno era un sarto e aveva un piccolo laboratorio in Brianza, dove lavorava con mia nonna. Passavo i pomeriggi insieme a loro e sono sempre stata attratta dal processo artigianale che si nasconde dietro ogni capo. Mia nonna paterna era una modellista di abiti couture e da sposa, e mi ha avvicinata alla parte più raffinata di questo settore. Così a 18 anni, dopo la maturità classica, ho frequentato il Polimoda di Firenze e ho avuto l’opportunità di lavorare come stagista per Rick Owens.

Quanto del tuo stile personale è confluito nel brand?
Il mio stile personale e lo stile delle mie creazioni sono sempre andati di pari passo, influenzandosi e contaminandosi a vicenda. Mi piace definire la mia estetica come un flusso sempre in movimento che si nutre degli eventi della mia vita, dall’arte, dagli incontri e di ciò che mi attrae del mondo.

Brand italiano emergente Ilaria Bellomo intervista

Qual è stato il primo capo che hai disegnato?
Il primo capo che ho disegnato nemmeno lo ricordo, ma ricordo il primo che per me ha avuto una certa importanza: quello che ho realizzato per la mia ultima collezione. Si chiama Frayed Stories Skirt ed è una gonna realizzata interamente con pezzi di capi vintage che ho collezionato in parte durante i miei viaggi e in parte visitando negozi e mercati vintage italiani. È stato il capo che mi ha permesso di avvicinarmi all’ upcycling e all’idea di creare un nero tridimensionale e dalle molteplici sfaccettature.

Che significato ha per te il colore nero?

I miei capi sono tutti neri, l’assenza di colore mi ha sempre accompagnata, sia nelle esperienze di vita che nel processo creativo. Come scrisse il saggista Michel Pastoureau, esistono delle nuance di nero "luminoso”, che danno luce prima di oscurare, infatti il mio nero non ha nulla di tetro. Vorrei che le persone collegassero il nero delle mie creazioni a qualcosa di naturale e non artificiale, per questo sto indirizzando parte della mia ricerca verso tessuti biodegradabili e materiali esistenti in natura in nero.

Brand italiano emergente Ilaria Bellomo intervista

Qual è il processo di progettazione e sviluppo dietro a ogni tua creazione?

Ogni mia creazione è unica e non è inserita necessariamente all’interno di una collezione o una stagione. Parto da una ricerca, raccogliendo le ispirazioni su uno sketchbook, tra appunti di sogni, fiori, modelli vintage, pezzi di tessuti e foto. Poi cerco di trasporre tutto questo in una dimensione materica tridimensionale, ottenuta tramite diverse manipolazioni del tessuto.

Ho una scatola dove conservo gli scarti e i ritagli di tessuto, quando ne ho abbastanza li utilizzo per realizzare nuovi capi, intrecciandoli con un telaio in legno. Per esempio, il capo Black Garden Top nasce dal mio desiderio di avere un giardino dove coltivare solo fiori neri. Per me è come un giardino nero indossabile, i cui fiori sono realizzati con scarti di fodera.

16.Woven crop top.JPG

Parliamo dei materiali che utilizzi. Come organizzi e sviluppi la ricerca?

Sono sempre stata affascinata dai capi vintage: ognuno ha una sua storia e ha avuto un proprietario, o forse più di uno, che in passato lo ha indossato e se ne è preso cura. Il tessuto per me è il punto di partenza, la materia prima che rende prezioso e unico ogni capo. Mi piace l’idea di trovare capi sia nella mia zona (quindi in Toscana e a Firenze), sia in altri paesi, come per esempio in Inghilterra e Francia, dove c’è una varietà di vintage molto interessante, legata a diverse epoche storiche. Per quanto riguarda le rifiniture e i dettagli, utilizzo solitamente pietre dure nere, come l’onice e l’ossidiana.

Credi che i social media, soprattutto Instagram, siano indispensabili per permettere a un brand emergente di farsi conoscere?
Non penso siano indispensabili, ci sono casi in cui anche la scelta opposta funziona. Sicuramente, soprattutto oggi, i social sono uno strumento dalle grandi potenzialità. Utilizzo Instagram come una finestra attraverso la quale le persone possono conoscere e osservare le mie creazioni, il mio mondo. In questo modo ho avuto l’occasione di conoscere stylist, fotografi e artisti, quindi è anche uno strumento utile per creare connessioni con nuove persone.

Brand italiano emergente Ilaria Bellomo intervista

Chi è il tuo cliente ideale? 

Una persona con una forte personalità e autonomia di pensiero, che sceglie il suo guardaroba con consapevolezza, prendendosi cura dei capi che lo abitano.

Se dovessi scegliere tre designer con cui andare a cena stasera, 
chi sarebbero? 

Rei Kawakubo, Yohji Yamamoto e Martin Margiela.

Cosa c’è nel futuro del tuo brand?
Non definisco ancora Ilaria Bellomo un vero e proprio brand, ma è ciò a cui sto lavorando. L’obiettivo del mio progetto è quello di rispettare il più possibile il nostro pianeta. Mi sto impegnando in una continua ricerca di materiali e tessuti neri che possano coniugare l'utilizzo di questo colore al minore impatto ambientale possibile.

Brand italiano emergente Ilaria Bellomo intervista

Segui i-D su Instagram e Facebook

Crediti

Testo di Giorgia Imbrenda

Leggi anche:

Tagged:
Fotografia
Moda
designer emergenti
Frayed Stories Skirt
Michel Pastoureau
Ilaria Bellomo