Fotografia di Rosario Rex Di Salvo

designer da tenere d'occhio: vi presentiamo gr10k e le sue divise fashion

Guardia Forestale, Gendarmeria, Vigili del Fuoco. Anna Grassi e il suo brand partono dall'heritage di famiglia per creare capi sostenibili, contemporanei, unisex ed estremamente cool.

di Amanda Margiaria; foto di Rosario Rex Di Salvo
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08 maggio 2018, 2:27pm

Fotografia di Rosario Rex Di Salvo

C'era una volta un'azienda dell'hinterland milanese specializzata nella realizzazione di prodotti tessili tecnici per società di servizi. Era il 1925 e l'azienda si chiamava Tessitura Alfredo Grassi. Oggi al suo fianco c'è gr10k, brand e progetto multidisciplinare fondato dalla giovane designer Anna Grassi.

Basato sui tre pilastri del riciclo creativo, della sostenibilità e della qualità, gr10k nasce come brand che si ispira al mondo delle divise per creare capi senza tempo, dalle linee pulite e curati sin nei minimi dettagli, proponendosi come alternativa al trend del fast fashion, ma senza risultare mai noioso o banale. Rielaborando gli elementi sartoriali che tocca e osserva sin da bambina, Anna ha infatti deciso di fondare una sua linea personale ispirata all'azienda di famiglia, estremamente contemporanea e che strizza l'occhio ai trend del futuro.

Abbiamo incontrato Anna e le sue divise fashion durante la presentazione di Assembly 1, prima linea del suo neonato brand/progetto. Incuriositi dal concept su cui basa il suo lavoro, l'abbiamo poi contattata per farci raccontare meglio come è nato gr10k. Non abbiamo scoperto il segreto per fondare un marchio che unisca ricerca, sostenibilità ed eleganza del capo, però qualche indizio ce l'ha dato eccome.

Vai Anna, presentati e presentaci il tuo lavoro!
Ho lavorato per diversi anni nella comunicazione, passando dalla redazione di un magazine a produzioni pubblicitarie e cinematografiche di un certo peso. Poi, cinque anni fa, ho deciso di iniziare un percorso nell’azienda di famiglia. Fondata nel 1925 da mio nonno, la Alfredo Grassi S.p.A. produce abbigliamento da lavoro e dispositivi di protezione individuale. Qui ho seguito progetti legati a prodotti estremamente tecnici—come quelli per la protezione balistica o prototipi di wearables— e altri legati all’immagine aziendale, studiando uniformi militari e facendo rilevamenti delle misure di centinaia di dipendenti.

Lavorando con diverse realtà aziendali, mi sono accorta di un potenziale di prodotto e ricerca legato sia al mondo delle uniformi, sia all’azienda. Dopo essermi confrontata con Valerie von Kittlitz, amica, stilista e ricercatrice, abbiamo deciso di fondare Grassi 10000 con l’intento di fare non solo progetti commerciali di abbigliamento, ma anche di portare avanti nuove ricerche di produzione, in accordo con le idee di economia circolare.

Come si lega il passato della tua azienda famigliare al futuro, cioè al tuo brand GR10k?
Grassi 10000 è la nostra azienda di famiglia, solo vista da un punto di vista diverso. Mi sono guardata attorno e ho visto un potenziale ancora inesplorato. Ho iniziando prendendo un pantalone dalle scorte e indossandolo. Il suo codice è 10000, che è anche uno dei primi modelli dell’azienda; pensa che proprio di quel modello ho una copia del calcolo di costo scritto a mano su un foglio ingiallito!

Insomma, in Grassi c’è un lato fortemente romantico. Ho incontrato persone che indossavano uniformi della SIP o della 3M etichettate con i nostri vecchi loghi, magari le avevano trovate su una bancarella a Marrakech o in un negozio vintage di Milano. Abbiamo un archivio di 8000 pezzi con il quale possono essere raccontate infinite storie di lavoro e lavoratori, ma forse quello che ci interessa di più è la contemporaneità e come vengono creati i prodotti per rispondere a esigenze di identità, funzionalità, protezione e durabilità. Come vengono distribuite le uniformi con kit personalizzati. Come vengono testati e certificati gli indumenti. Come sia stabilita la durata di vita di un indumento e conseguentemente gestito il suo recupero e smaltimento.

Quali sono i principali riferimenti a cui ti sei ispirata nello sviluppo della collezione? Le linee sono pulite e i dettagli curatissimi, ricordando per certi versi l'estetica anni '90 di Calvin Klein e Prada, che hanno fatto del minimalismo il loro marchio di fabbrica.
I riferimenti per la creazione di Assembly 1 sono legati più all’azienda e alle sue uniformi che alla storia della moda istituzionale. Siamo partiti prendendo sei modelli della scorta—collezione che non va mai out of stock, sempre disponibile da 30 anni—li abbiamo sdifettati e perfezionati, ma mantenendo i loro codici (10000 / 20000 / 21000 / 40000 / 45000 / 60000) e utilizzando tessuti avanzati in quantità significative da passate forniture.

Con un archivio così vasto, decidere di ispirarci alla scorta e lanciare una collezione così semplice è stato quasi limitante. Ma ci è parso il modo migliore per iniziare il nostro discorso critico. Volevamo mantenere un’estetica chiara, semplice e accessibile, che non parli più forte di chi la indossa. I capi sono unisex, versatili e si integrano con ogni guardaroba. Lo stesso completo l’ho visto indossato per andare a un evento formale e per girare con lo skate in Stazione Centrale. Molto semplicemente è l’idea che un’uniforme deve andare bene per ogni età e personalità.

L'industria della moda spesso non dà ai giovani designer emergenti lo spazio che meritano. Qual è la tua esperienza in merito?
Io proprio giovanissima non sono. Però devo ammettere che, per ora, ho sempre incontrato persone estremamente disponibili e collaborative. In un’industria così satura credo sia necessario saper e voler raccontare una storia, non solo disegnare e vendere.

Nel vostro manifesto si legge: "Through Assemblies, commercial initiatives and research projects, GR10K investigates resourceful textile processes via current fashion infrastructures." Vuoi parlarcene più approfonditamente?
Ho iniziato questo progetto con Valerie, che in quel momento stava terminando il suo Master of Arts in Antropologia Economica con una ricerca sulla Fashion Revolution. Sentiva molto vicine le tematiche dei rifiuti legati all’industria tessile, così ha insistito perchè Grassi 10000 diventasse un’opportunità per ragionare in maniera critica su produzione e consumi, utilizzando gli strumenti stessi della moda. Con Assembly 1 abbiamo provato a lavorare con piccoli lotti di produzione e con edizioni limitate prodotte con deadstock, che finiranno quando finirà il tessuto. Il prodotto stesso, un’uniforme minimale e declinabile, rappresenta un approccio sostenibile all'industria della moda.

Per le prossime Assembly ci piacerebbe continuare a parlare upcycling recuperando il dead-stock dei capi finiti di Grassi, approfondire la tematica del post-consumo con una ricerca sui materiali sintetici biodegradabili, la certificazione Cradle to Cradle e il confronto con i fornitori.

A questo proposito, la moda green sta guadagnando sempre più risalto. Ad esempio, negli ultimi anni un numero considerevole dei brand più blasonati sceglie di bannare le pellicce vere dalle loro collezioni. Credi che il futuro della moda sarà sempre più green?
Il tema della moda green è un tema complesso; non significa solo produrre abbigliamento con materiali meno nocivi per l'ambiente, né scegliere processi dal minor dispendio energetico. È un tema che abbraccia il concetto di quantità, di abitudini di consumo e di qualità del prodotto. Significa trovare il giusto equilibrio tra rendere un business economicamente sostenibile, creare lavoro con l’indotto dell’industria moda ed educare a un consumo più controllato, limitando la quantità di rifiuti sia di produzione che post-consumo.

Progetti futuri? Cosa c'è nei piani di GR10k?
Al momento stiamo lavorando a una collaborazione con un artista greco, a un workshop sulle tematiche di upcycling e la prossima collezione di Assembly. Insomma, ci stiamo dando piuttosto da fare!

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Totalmente diversa, ma altrettanto interessante: trovate qui la prima collezione di Valenti.

Crediti


Testo Amanda Margiaria
Immagini 1, 6 e 8 su gentile concessione di Anna Grassi, immagini 2, 3, 4, 5, 7 di Rosario Rex Di Salvo

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