Selam Fessahaye. Fotografia di Stephen Tayo. 

sette designer che stanno riscrivendo il futuro della moda africana

Conosciamo i giovani emergenti che stanno definendo una nuova identità contemporanea e sostenibile per la moda africana, senza che a commissionarne il lavoro siano marchi di moda occidentali.

di Mahoro Seward; traduzione di Carolina Davalli
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05 novembre 2019, 3:01pm

Selam Fessahaye. Fotografia di Stephen Tayo. 

È risaputo che la relazione tra il mondo della moda e l'Africa non è mai stata delle più rispettose e attente. Spesso il fashion business ha sfruttato e mal-rappresentato le risorse di questo continente. Ora le cose stanno iniziando a cambiare, fortunatamente, e l'attenzione globale è sempre più incentrata verso tradizioni, artigianalità e creatività di questo continente. I prodotti di design africano stanno trovando spazio all’interno del sistema della moda. Un esempio è la sfilata Cruise 2020 di Dior, per cui sono state utilizzate stampe di cera prodotte in collaborazione con il marchio ivoriano Uniwax. Ma chi merita la nostra attenzione sono i giovani designer che stanno definendo una nuova identità contemporanea e sostenibile per la moda africana, senza che a commissionarne il lavoro siano marchi di moda occidentali.

L’evento catalizzatore di questa rivoluzione nell’identità africana è sicuramente la Settimana della Moda di Arise. Fondata nel 2009, durante l'ultima edizione ha visto un’eccezionale affluenza di designer emergenti locali e provenienti dalle comunità della diaspora, selezionati da Arise e niente meno che Naomi Campbell. Nel backstage, Stephen Tayo, fotografo nigeriano di 24 anni che ha già catturato la scena gotica del Lagos assieme all'olandese Jan Hoek, ha incontrato una serie di giovani designer per saperne di più sulle loro collezioni e cosa si aspettano per il futuro della moda africana.

Loza Maléombho, 34

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"Per questa collezione mi sono lasciata ispirare dagli Dahomey Amazons e dagli Akan (Asante), l'unità militari dei loro rispettivi regni. Ho fantasticato su queste due culture, raccontando una storia che potesse applicarsi a entrambe, basandosi su una storia condivisa. Volevo inoltre sottolineare il concetto di matriarcato, del potere che le donne appartenenti alle generazioni più anziane hanno trasferito alle nuove.

Sono estremamente ottimista riguardo lo sviluppo dell'industria della moda africana. C'è una tradizione enorme che comprende tantissimi campi, dalla progettazione alla tessitura, dalla produzione poi alla vendita. Ci sono certamente molte sfide da superare, ma l'atteggiamento innescato da Arise è che l’Africa sia una potenza della moda globalmente in divenire."

Kenneth Ize, 29

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“L'idea iniziale di questa collezione nasce dai ricordi di come mia madre e i suoi amici si preparavano per delle celebrazioni lunghe intere settimane. Occupavano l'intero soggiorno, il bagno e la camera da letto con un’energia elettrizzante. Con la mia collezione ho cercato di trasmettere l'intimità di questi luoghi e di questi momenti. Mi sono concentrato per esprimere l’intimità di questi spazi e questi momenti, utilizzando tessuti fatti a mano realizzati con artigiani locali.

Cosa c’è nel futuro della moda africana? Il suo futuro si sta snodando adesso, infatti sta già iniziando ad integrarsi nella narrativa più mainstream. Non credo che possa andare inosservato il fatto che ci sia stata la diaspora africana e che ci sia una distanza geografica tra chi si trova immerso nel mondo e chi lavora dall'Africa stessa - che si tratti di Lagos, Dakar o Johannesburg - ma sono in effetti tutti strettamente collegati tra loro. Eventi come Arise formano un ponte e riescono ad unire sia la diaspora, che i designer locali con il mondo della moda mainstream."

3.PARADIS: Émeric Tchatchoua, 31

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“Nell’ideare la mia collezione, mi sono concentrato su sentimenti nostalgici, sulla gioia del sentirsi triste. Ho reso omaggio al passato distruggendo il presente e dando una mia visione sul concetto di nostalgia come dimensione lenta e tragica della vita umana -- il tempo che passa e che non tornerà mai più. Questa collezione è un connubio di tessuti, forme, rifiniture e dettagli. Il tutto è stato influenzato fortemente dall’idea di mescolare la dolcezza al dolore impresso nei miei ricordi.

Essendo di origini africane anche io, è stato molto emozionante per me tornare nel mio paese per mostrare il mio lavoro.Credo che il futuro della moda africana e della diaspora sia estremamente positivo. Stanno nascendo così tante persone talentuose, ma non ci sono ancora abbastanza opportunità che possano metterle sotto i riflettori. Sono eventi come Arise che possono aiutare la moda africana a farsi sentire e a diventare più visibile, in modo che anche il resto del mondo possa vedere il nostro meraviglioso lavoro.”

Ituen Basi: Ituen Bassey

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"Con la nostra ultimissima collezione ‘Dear George’, abbiamo celebrato i tessuti di cotone colorato che si utilizzano in una particolare regione sud-orientale della Nigeria, conosciuti localmente come "George". La storia di questi tessuti risale all'epoca coloniale, quando i pigmenti furono portati dalla regione indiana di Madras. Per noi è stata una rivoluzione a livello estetico, perché chi poteva indossare i tessuti George e facevano uso di questo “dono” dall’India aveva modo di esprimersi e di mostrare la loro personalità.

Ciò che ora è particolarmente importante per la moda africana è che ha smesso di cercare l’approvazione degli altri paesi, presentandosi in maniera autonoma e indipendente. Si mostra in così in tanti e vari modi di essere, esprimendo i diversi punti di vista e le influenze culturali che fanno parte di questo continente. Ciò che ci riempie il cuore è il fatto che finalmente c’è un supporto crescente e un pubblico sempre più ricettivo rispetto a ciò che sta uscendo dai diversi paesi, assieme a ciò che è prodotto dalla Diaspora.”

Post-Imperial: Niyi Okuboyejo, 35

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“La mia sfilata consisteva in una panoramica dei momenti più salienti della diaspora, dalla squadra di baseball cubana al lavoro di Rashid Johnson. Volevo riportare la bellezza della sensibilità della cultura nera, esprimendola attraverso varie esperienze culturali e tecniche diverse.

Ho fiducia nella moda che scaturisce dall’esperienza della cultura nera, che sia insulare o ad ampio raggio. Al momento ci sono voci in ogni continente che raccontano cosa significhi essere neri o africani. E spero che potremo utilizzare questo momento per sviluppare degli ecosistemi all'interno dei quali le nostre idee possano sopravvivere, al di fuori della prospettiva occidentale. E che poi possano essere tradotti in prodotti reali".

Selam Fessahaye: Selam Ghirmay Fessahaye, 35

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“Ho sempre molta difficoltà nel descrivere la mia collezione. È un modo per raccontare la mia storia, che è piuttosto complessa. Mentre progetto, mi faccio completamente ispirare dai miei sentimenti, e mi sforzo di avere sempre massima libertà. Voglio che il mio lavoro scateni dei sentimenti forti anche nelle altre persone - cerco sempre di raggiungere questo elemento drammatico.

La moda che origina dall’Africa e dalle comunità espatriate gioca un ruolo essenziale nel modo in cui questo continente viene visto dal resto del mondo. I nostri paesi, le nostre culture e le persone che li abitano hanno portato addosso gli stigmi del passato per troppo tempo, e prendendo l’iniziativa, tutti noi possiamo creare l’opportunità per determinare il nostro futuro. Non solo nel campo della moda, ma anche in generale."

Okunoren: Taiwo Okunoren and Kehinde Okunoren

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“La mia collezione parla della sacra eredità degli Yoruba, che vivono principalmente in Nigeria. Si chiama ‘Divinity to Form’ ed è il risultato di anni di ricerca di questo gruppo etnico, da parte del nostro team creativo. Abbiamo voluto omaggiare questa cultura, che è sempre stata fraintesa e considerata in modo errato. È anche un omaggio alla donna africana, considerata la fonte della vita e coloro che hanno il potere di determinare il futuro di interi popoli. Riteniamo che la qualità divina delle donne africane sia stata travisata e abbia ricevuto troppa poca attenzione nella storia.

Vogliamo diffondere il messaggio che c’è assolutamente bisogno di preservare la nostra cultura e di proteggere le nostre tradizioni. I bambini africani che stanno crescendo ora non sanno nulla della nostra cultura e adottano invece uno stile di vita occidentale. I direttori delle banche nigeriane non indossano mai un abito fatto in Nigeria; preferiscono prenderne uno da Hong Kong o dall'Italia perché pensano che sia di qualità migliore. Ma c'è un cambiamento in atto: prima dell'arrivo di Arise, non c'era quasi alcuna attenzione internazionale rivolta alla moda e al design nigeriano. I nostri marchi invece ora vengono visti e presi in considerazione, e possiamo partire da qui.

Guarda altre immagini delle collezioni qui sotto:

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Ituen Basi
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Kenneth Ize
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Taiwo Okunoren
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Post-Imperial
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Selam Fassahaye

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Se non la conoscete già, vi presentiamo la designer nigeriana acclamata internazionalmente:

Crediti


Fotografia di Stephen Tayo
Styling di Bolaji Animashaun
Assistente Styling Joshua David
Capelli Felix Johnson
Trucco Micheal Ukponu

Questo articolo è apparso originariamente su i-D UK.

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