Fotografia di Peter Styles

negli anni '90 in polonia si facevano rave da paura

Tipo il "120 hours of Mega Techno Presents Art Is A Cult Space o There Is No Art At All", una specie di esperimento sociale nel seminterrato di un ex centro commerciale.

di Emma Finamore; traduzione di Gaia Caccianiga
|
17 maggio 2019, 5:00am

Fotografia di Peter Styles

Molti pensano che quello dei rave sia un fenomeno squisitamente britannico, ma negli anni '90 feste segrete e musica elettronica a volumi spropositati hanno spopolato anche in Polonia. Elettrizzati dalla caduta del muro di Berlino, dal successivo crollo del Blocco Orientale e infine dal definitivo smembramento dell'URSS, i polacchi trovarono rifugio nella rave culture, incerti su come agire in un mondo appena privatizzato.

Con la caduta del comunismo, inoltre, arrivarono quei sintetizzatori, computer e software che avevano già permesso l'ascesa della musica elettronica in tutta l'Europa occidentale. E così che la techno, vero cuore pulsante della scena rave, è arrivata in Polonia all'inizio degli anni '90.

1556276479038-9511059

Alla Tate Modern di Londra è appena stata inaugurata la mostra 140 Beats Per Minute. Rave Culture and Art in 1990s Poland, che celebra appunto quel periodo così unico. Attraverso video d'epoca (filmati amatoriali di rave, assieme a vecchie trasmissioni televisive sul clubbing), opere d'arte e musica, la mostra documenta la sottocultura rave polacca.

Tra le dozzine di pellicole in 8mm e le centinaia di VHS—in bianco e nero, a colori, qualcuna senza audio - ci sono opere di artisti sperimentali e spesso multidisciplinari come Paulus Mazur (pittore, illustratore, poeta e scrittore) e Wilhelm Sasnal (promettente artista contemporaneo). Ci sono anche proiezioni di film del collettivo CUKT (Technical Culture Central Office), un gruppo che esplora la politica, lo spazio pubblico e la trasmissione di informazioni pubbliche attraverso cartelloni pubblicitari, manifesti e internet.

Descrivendo la scena rave i anni '90 di Danzica, il performance e video artist Piotr Wyrzykowski afferma che c’era "un sentimento di unità. Si stava insieme in un ambiente sicuro, senza violenza fisica. I rave dell'epoca erano centri nevralgici in cui stabilire nuove partnership creative, dove si andava per trovare nuove idee e capire come realizzarle."

1556276491340-95110416

L’artista e frequente collaboratrice di Piotr, Anna Nizio, dice che i rave erano uno strumento per esplorare le possibilità circa il futuro della Polonia. "È stato un momento in cui una nuova sottocultura era in forte espansione e ci ha dato un nuovo modo di comunicare con gli spettatori/fruitori nello spazio pubblico, cioè al di fuori delle gallerie d'arte, e potevamo farlo attraverso messaggi audio-visivi," spiega. "Più grande è la festa, maggiore è l'impatto del messaggio. Era un momento di nuova speranza in Polonia. Dal punk degli anni '80 siamo entrati in un'era di rave pieni di colori. Non ricordo affatto la musica. Uomini e donne transgender, droghe nuove, sogni ad occhi aperti e persone sempre più colorate che si riuniscono. I polli dipinti con vernice fluorescente sotto le luci UV del locale..."

Non sorprende che Nizio ricordi l'esperienza come qualcosa che va al di là della musica. A Danzica, in quegli anni tutto era politicizzato. "È un posto molto particolare dove crescere", spiega Wyrzykowski. "Una città dove la Seconda Guerra Mondiale, il crollo dell'Unione Sovietica e la morte del comunismo sono state tutte vittorie conquistate per strada, non nei palazzi dei burocrati. La techno per noi era uno strumento per sviluppare idee rivoluzionarie."

1556276506046-95110520-2

Questo approccio rivoluzionario alla rave culture si può notare in tutto il paese, nelle grandi città come nelle zone più periferiche. Proprio come nel Regno Unito, infatti, è la campagna il luogo d'elezione dei rave, in cui casolari abbandonati e cascine vengono trasformati in un paradiso per le feste. Nizio e Wyrzykowski ricordano un'installazione rave di 10 giorni nel 1994 a Konin, una città nella Polonia centrale, chiamata 120 hours of Mega Techno Presents Art Is A Cult Space o There Is No Art At All, una specie di esperimento sociale nel seminterrato di un ex centro commerciale comunista.

Quello stesso anno i due hanno lavorato a una festa dedicata alla liberazione di un DJ imprigionato per possesso di marijuana. Si è tenuta nella Krzysztofory Gallery, nel centro della città vecchia di Cracovia, e in mostra c'erano opere dell'iconico artista polacco Kantor; accanto, proiezioni video di stampo politico continuavano a venir riprodotte all'infinito. Wyrzykowski ricorda: "Abbiamo invitato i DJ del posto a suonare e ho fatto un mix di video live con due lettori VHS, con proiezioni sugli archi gotici e acidi distribuiti gratuitamente."

1556276679862-forty_karabin

Naturalmente, anche la musica è stata una parte centrale della cultura rave polacca anni 90, non solo l'arte e le idee rivoluzionarie. Afferma Wyrzykowski a questo proposito: "La techno era sia un mezzo che un messaggio. Organizzando diversi rave concettuali abbiamo diffuso informazioni al pubblico di massa."

La fine del controllo sovietico portò a una notevole riduzione delle restrizioni in termini di dove si poteva andare di notte (e cosa si poteva suonare o ballare), quali dischi si potevano ascoltare, quali attrezzature si potevano acquistare e in quali paese si poteva viaggiare. "Le attrezzature erano basic. Il modo più semplice per creare musica elettronica era sperimentare su computer, sui cosiddetti 'tracker'," ricorda Jacek Sienkiewicz, un DJ che ha iniziato a suonare ai rave nel 1993. Jacek sostiene che i cambiamenti nel paese abbiano reso più facile fare musica e sperimentare. "Tutto è cambiato quando ho comprato il mio primo campionatore a metà degli anni '90. Penso che i campionatori abbiano reso la produzione più accessibile e veloce. Sono stati una pietra miliare, uno strumento indispensabile."

1556276689176-IMG_6922

Grazie alla nuova libertà nell'importazione di musica estera, i DJ potevano finalmente acquistare dischi stranieri, il che significava essere esposti a nuovi generi come trance, hip-hop, jungle e breakbeat. "Era come un mix di tutte le nuove tendenze musicali, non si trattava solo di techno o rave," ricorda Sienkiewicz. "Non dimenticherò mai le mie prime feste a Varsavia: c’era qualsiasi tipo di musica nuova: industrial, breakbeat, trance, hardcore. Quello fu l'inizio di tutte le sottoculture underground."

1556276719749-Miki_Laski_01

Anche Wyrzykowski ricorda l’aria di euforia che si respirava alle feste grazie alla libertà appena conquistata. "C’era libertà totale e divertimento," racconta il DJ. "Luci neon e strobo... non abbiamo mai avuto problemi con la polizia ed eravamo giovani e stupidi. Sano divertimento da acidi." Sienkiewicz ora fa musica elettronica, ambient e sperimentale con sua etichetta Recognition. Ma—come si può sentire sul nuovo disco IMOW—le prime scoperte fatte negli anni '90 in Polonia continuano a influenzare il suo lavoro.

Per Łukasz Ronduda,uno dei 140 curatori di Beats Per Minute, i primi anni '90 sono stati essenziali proprio perché hanno segnato un l'incontro tra musica e arte attraverso la cultura rave. "L'unione della la scena rave e quella dell'arte visiva... Si trattava di due realtà erano molto vicine l'una all'altra," spiega. "C'erano forti legami tra la scena musicale e le arti visive e la danza... Si sperimentava molto grazie a questo incontro."

1556276704533-img064

"Gli artisti hanno visto la scena del rave come terreno fertile per un nuovo tipo di comunità, in contrapposizione a quella comunista che stava svanendo, provocando ansia ma ispirando anche ammirazione e fascino, mettendo in discussione la futuristica dimensione cibernetica del rave".

Ciò che ha reso i rave degli anni '90 in Polonia così unici, però, è stata la voglia di rivendicare un'identità nazionale. I club kid britannici si ribellavano contro la Thatcher, mentre in Polonia i ragazzi si rallegravano all'idea di formare un nuovo paese. "Siamo stati abbastanza fortunati da creare un sentimento di appartenenza a Danzica,” conclude Piotr Wyrzykowski. "Non pensavamoo a emigrare a Berlino. Ci nutrivamo del concetto per cui 'se sei qui, un motivo c’è.' Era un periodo in cui i confini occidentali erano finalmente per i polacchi e andarsene era un’opzione valida. Ma abbiamo deciso di rimanere."

1556276740064-Photo560770317274_inner_85-27-697-31-53-969-671-969
1556276751170-pieczatka_kolo
1556276836873-Wawa-T-008
1556276847427-Wawa-T-11

Scopri di più sui 140 BEATS PER MINUTE - RAVE CULTURE AND ART nella mostra POLAND degli anni '90, che si è svolta nell'ambito del KINOTEKA Polish Film Festival qui .

Segui i-D su Instagram e Facebook

Guarda anche:

Questo articolo è apparso originariamente su i-D UK