Fotografia di Vincenzo d'Ambrosio

essere una drag queen a milano nel 2019 : il diario fotografico di vincenzo d'ambrosio

"Documento tutto ciò mi circonda quando mi esibisco, raccontando un mondo fatto di meravigliose creature che vivono di notte e sognano di giorno."

di Angel McQueen; foto di Vincenzo D'Ambrosio
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26 giugno 2019, 9:26am

Fotografia di Vincenzo d'Ambrosio

Questo contenuto fa parte della Pride Week 2019, la nostra settimana tematica che vuole raccontare storie, persone e avvenimenti che fanno parte della cultura queer. Perché lo abbiamo già detto un po’ ovunque, ma vale la pena ricordarlo: i-D è a favore dell’amore, in tutte le sue forme. Dell’uguaglianza, a tutti i costi. Della tolleranza, senza eccezioni. Buona settimana del Pride a tutti, ci vediamo sabato tra le strade di Milano per celebrare l’orgoglio LGBTQ. In questo articolo il fotografo Vincenzo d'Ambrosio ci parla del suo ultimo progetto, “late 2 the party in heaven”, spiegandoci com’è nato e qual è l'intento con cui lo porta avanti ormai da anni. di tali immagini. Oltre che fotografo, Vincenzo è anche una sensualissima drag-queen: seguitelo su Instagram saperne di più.

Se dovessero dirti: "Sei in ritardo per una festa in paradiso," sicuramente significherebbe che stai
per perderti un drag show. Figura dalle sembianze femminili con una grande personalità,
questa è la drag queen. Il fenomeno drag, oggi più che mai, è esploso a livello globale
grazie alle piattaforme social e programmi tv (esteri ovviamente) scaturendo un successo
tale che alcune di loro sono diventate influenti tanto quanto celebri
cantanti e attori. Ma cosa si nasconde realmente dietro questo enigmatico mondo? Qual è
la sua vera essenza?

Il mio nome è Angel McQueen. Mi sono impossessata di un computer della redazione di i-D Italy e sarò la vostra guida nell'esplorare questa realtà. Ad accompagnarci sarà un mio amico e collega, Vincenzo D’Ambrosio (on stage Ambrosia).

Il suo progetto fotografico late 2 the party in heaven—tutt’ora in fase di sviluppo—rappresenta in maniera fedele alcune delle innumerevoli sfaccettature del mondo drag e queer milanese, senza porre alcun tipo di filtro fra chi fotografa e chi viene fotografato. Il risultato sono immagini reali e intime di alcuni momenti altrettanto reali, vissuti in prima persona da Ambrosia stess*.

È giunto il momento di seguirmi in un frivolo botta e risposta con Ambrosia, per scoprire com'è essere una drag queen a Milano nel 2019.

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Ti faccio una domanda un filo personale, tanto per cominciare leggeri. Le tue radici poggiano a Napoli, come hai vissuto la sua realtà queer? Milano è differente in cosa?
Napoli è sempre stata attiva nella lotta contro le discriminazioni di ogni tipo, compresa quella sessuale. Ci sono sempre stati diversi punti di riferimento per la comunità LGBTQ, posti in cui divertirsi e confrontarsi come spiagge, locali e caffè letterari, dove vengono spesso organizzati incontri con scrittori e serate di musica live. Purtroppo, abitando in un piccolo paesino, non ho vissuto a pieno la città e non ho avuto modo di partecipare assiduamente alla vita culturale, ma ciò nonostante ho sempre vissuto liberamente la mia realtà queer. A Milano è stato tutto molto più semplice, ovviamente: qui si avverte una consapevolezza diversa e, abitando in centro, ho la possibilità di prendere parte a più eventi, godendomi al 100 percento ciò che di queer offre questa città.

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Ti conosco abbastanza bene da poter affermare che sei una persona con una grande sensibilità. Quindi vorrei capire meglio cosa rappresentano questi scatti per te e come è nata l’idea/bisogno di raccontare il tuo mondo?
Sin da quando ho iniziato a travestirmi ho sempre visto quello che facevo come un semplice passatempo, un po’ perché influenzato dalle aspettative che la mia famiglia ha sempre avuto su di me e un po’ anche dalla società in cui vivo. Ho sempre cercato di orientare il mio percorso verso altre strade, accantonando le mie passioni e quelle che potevano essere le mie doti d’intrattenimento.

Quando ho iniziato a studiare e apprendere l’importanza del travestitismo nella storia, ho capito che quello che faccio merita di essere ricordato. Così ho iniziato a portare con me la mia vecchia fotocamera e a documentare tutto ciò mi circonda, fatto di meravigliose creature che vivono di notte e sognano di giorno. I miei scatti rappresentano una traccia, mia e di chi come me vive la mia realtà queer. Il mio intento è quello di collezionare ritratti negli anni per poi pubblicarli in futuro sotto forma di libro.

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La cultura e il mondo queer stanno sempre più entrando a far parte del mondo mainstream, specialmente grazie ai nuovi programmi d'intrattenimento cosa pensi possano insegnare alla società contemporanea?
È importante che tutti siano onesti con loro stessi, accettando chi sono davvero, ma anche andandone fieri. Se da piccolo avessi avuto più esempi da seguire, sarei sicuramente cresciuto più forte e consapevole di ciò che sono. La cultura queer rispetto a dieci anni fa è cambiata molto, ma da sempre insegna a vivere più apertamente la propria sessualità e identità, esprimendosi artisticamente sia attraverso performance di drag queen che travestitismo.

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Adesso ti lancio una sfida, riesci a spiegare brevemente, chiaramente e semplicemente che cosa è una drag queen? Tu ti definisci tale?
La drag queen è una vera e propria opera d’arte del travestimento che, sfoggiando un trucco e un abbigliamento volutamente appariscenti, esprime l’idea di femminilità eccessiva facendo, alle volte, anche della satira politica. Nonostante ci siano diversi modi di intendere il drag, a volte riferirsi a una drag queen come "travestito" è considerato errato, perché non tutti gli artisti drag contemporanei cercano di creare l'illusione di essere una donna; alcuni artisti distinguono tra travestiti, che vogliono emulare una figura femminile e che si vestono del sesso opposto nella vita di tutti i giorni, e drag queen, che vogliono semplicemente creare una personalità femminile tutta loro per una performance o per un evento. Io non ho mai sentito il bisogno di etichettarmi, lo trovo riduttivo ma, in base a quanto detto precedentemente, credo che "travestito" sia la definizione più pertinente, anche se facendo riferimento alla mia cultura napoletana, “femminiello” sarebbe più calzante.

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Cosa diresti a chi non conosce questo mondo per interessarlo a scoprirlo?
Vieni a vedermi venerdì sera, sei nella mia guest list.

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Già l'anno scorso Vincenzo aveva fatto parte della nostra Pride Week, fotografando per noi i sorrisi più belli del Pride di Milano. Se volete dare un'occhiata e. farvi prendere dalla nostalgia, trovate tutto qui:

Crediti


Testo di Angel McQueen
Fotografia di Vincenzo D'Ambrosio

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