essere giovani, gay e (forse) felici a seoul

Sette ragazzi e ragazze ci raccontano com'è crescere in una cultura fortemente tradizionalista sapendo di essere gay.

|
lug 20 2017, 1:45pm

Ahrom Choi, 25

Cosa fai nella vita?
Sono l'Head Chef del Southside Parlor

Cosa significa far parte della comunità queer di Seoul?
È una comunità molto piccola, quindi tutti si conoscono. È come essere in famiglia.

Quali sfide devi affrontare?
Mi identifico come genderqueer e non-binario. Essendo nato e cresciuto in Corea, per me sentirsi androgino significa non appartenere a nessuno dei due generi. Quindi essere sbagliati. A scuola non andavo d'accordo né con i ragazzi, né con le ragazze. Odiavo l'uniforme. Per spiegarla in modo semplice, quando vado in una toilette pubblico ed entro in quella per le donne mi dicono sempre che sono entrata nel bagno sbagliato.

Qual è l'aspetto migliore dell'essere giovane a Seoul?
Quando capisci chi sei, sai come esprimerti e hai dei buoni amici puoi davvero lasciarti andare, essere te stesso.

Dove vai per divertirti?
Di solito vado nella zona di Itaewon. E ogni weekend mi trovi al Cakeshop, il mio club preferito.

Come esprimi la tua personalità?
Semplicemente, mostro chi sono, in qualunque posto io mi trovi.

Naquan, 28

Cosa fai nella vita?
Il modello e il ballerino.

Raccontaci la storia del tuo coming-out...
Una delle prime persone con cui ho fatto coming-out è stato mio nonno. Avevo 18 anni e avevo appena finito il primo anno d'università, dove vivevo molto apertamente la mia omosessualità, quindi il pensiero di tornare a casa e dover fingere di essere etero mi tormentava. Entrambi i miei genitori hanno lottato contro la dipendenza da droghe quando ero più piccolo, quindi sono stati i miei nonni a crescermi.

Il giorno in cui ho fatto coming-out eravamo nella sala d'aspetto di uno studio medico. La sua salute vacillava sempre di più e sapevo che non mi sarebbe rimasto molto altro tempo da passare con lui. Non potevo immaginare di perderlo nascondendogli una parte così importante della mia persona. Quindi ho fatto un respiro profondo e ho detto: "nonno, sono gay." Subito, non mi ha risposto, quindi l'ho ripetuto perché non ero neanche sicuro che mi avesse sentito. Senza guardarmi, mi ha detto: "e allora?" È un uomo di poche parole, ma ha capito dal modo in cui lo guardavo che stavo aspettando la sua approvazione. Gli ho chiesto se pensava fosse okay, e mi ha risposto "paghi da solo le tue bollette?" "Sì, le pago io." "E il fatto che tu sia gay dovrebbe impedire A ME di pagare le mie bollette?" "No, assolutamente!" ho risposto quasi ridendo, quando lui mi ha detto una cosa che non dimenticherò mai: "Okay, allora sii gay. Ma se sei aspetti che qualcuno ti dia il permesso di essere te stesso, stai dando alla gente il potere di dirti di no." È stata l'unica volta in cui abbiamo affrontato l'argomento, e anche una delle ultime in cui ho chiesto il permesso di essere me stesso.

Cosa significa far parte della comunità queer di Seoul?
Arrivo dalla comunità queer di New York, che sembra quasi non avere confini né limiti precisi, quindi mi sentivo un po' alle strette all'inizio. Qui conosci davvero tutti ed è interessante essere parte di una comunità così unita, perché si percepisce davvero l'essere in famiglia, il sostegno reciproco. Qui non è come essere negli Stati Uniti, dove sei sempre circondato da queer, ma ti senti comunque solo e isolato.

Qual è l'aspetto migliore dell'essere giovane a Seoul?
Qui si respira un'atmosfera vibrante, specialmente nella comunità queer. Ricordo il primo Pride a cui ho partecipato, eravamo meno di 200 persone. Ma l'anno scorso eravamo più di 50 mila. È incredibile vedere come stiano emergendo le scene del vogueing e delle drag queen, perché non avrei mai pensato di saltare la scuola per andare a ballare, era semplicemente una possibilità non contemplata quando ero più piccolo.

Dove vai per divertirti?
Per quanto riguarda la vita notturna, mi piace uscire a Itaewon. È il quartiere più eterogeneo di Seoul, è internazionale. Ovviamente è anche la zona gay, in cui ci sono alcuni dei miei club preferiti, tra cui il Cakeshop, che non è un vero gay club, ma organizza serate interessanti e aperte a tutti.

Hayden Royalty, 27

Cosa fai nella vita?
Sono un'insegnante madrelingua inglese e una YouTuber

Raccontaci la storia del tuo coming-out...
Ho fatto coming-out con mio papà nel Natale del 2012, dopo una serie di eventi che mi hanno portato a voler essere onesta con i miei genitori, perché meritavamo una relazione vera come ogni altra famiglia "americana". Sono coreana, ma sono nata negli Stati Uniti, quindi ho pensato che fosse importante mettere al corrente la mia famiglia di cosa mi stava succedendo.

Ma poi le cose non hanno funzionato e mio papà è passato dall'essere neutrale e disposto ad ascoltarmi al non accettare che mi piacessero le ragazze e, infine, aggressivo nei miei confronti. Diceva cose tipo "sei mai uscita con un ragazzo?"; "non puoi essere così, nessuno in famiglia è come te"; "forse noi (genitori) non ti abbiamo cresciuta nel modo giusto"; "forse ti abbiamo lasciato essere un tomboy e giocare [troppo] con i tuoi cugini maschi"; "lavorerò finché non muoio per sostenerti (a livello lavorativo), ma solo se non farai quella vita o resterai single"; "pensa alle tue sorelle—per colpa tua non troveranno un buon marito. Nessuno vuole sposare una donna che ha una sorella lesbica." Avevano anche iniziato a tenere traccia dei miei spostamenti, mi chiamavano 20 volte al giorno per assicurarsi che non fossi troppo lontana da casa e invadendo costantemente la mia privacy. Dopo aver vissuto in un ambiente così tossico ho deciso di fare i bagagli e andarmene. Non ho mai più parlato davvero con mio papà da quando ho fatto coming out.

Cosa significa far parte della comunità queer di Seoul?
La comunità queer di Seoul è underground e in espansione. Ci sono eventi tutti i weekend ci sono nuovi eventi per tutti, gay, trans, queer. A volte penso che la vita notturna per le donne lesbiche sia più interessante qui che in California.

Politicamente, Seoul ha davanti a sé una strada ancora molto lunga: serviranno lotte per promuovere leggi anti-discriminazione, per il matrimonio omosessuale, per un'educazione sessuale più inclusiva, per un maggiore spazio al mondo LGBTQ+ sui media tradizionali e non, per l'abolizione delle norme anti-gay nell'esercito. La cosa migliore dell'essere parte di una comunità che promuove il cambiamento è che il potenziale è enorme, così come il sostegno reciproco.

Quali sfide devi affrontare?
Le sfide che affronto sono legate alla mia identità di genere. Vengo scambiata per un ragazzo molto spesso, e spesso gli altri mi identificano in modi che non condivido. In lingua inglese, parlo di me con il pronome plurale they/them/their. Non nascondo il mio essere queer. Ma a volte mi trovo in luoghi che dovrebbero essere sicuri ma poi si rivelano meno aperti di quanto credessi.

Qual è l'aspetto migliore dell'essere giovane a Seoul?
Essere giovane a Seoul è una liberazione. Non sono nata qui e la mia famiglia non vive con me, quindi la maggior parte delle cose che faccio le faccio per me. Quando sono arrivata a Seoul e non conoscevo nessuno mi sono sentita libera di esplorare, di capire chi sono. Finalmente ho avuto l'occasione di fare tutto quello che voglio.

Marshall Bang aka MRSHLL, 21+

Cosa fai nella vita?
Sono un cantante e musicista.

Raccontaci la storia del tuo coming-out...
Ho fatto coming out pubblicamente un paio d'anni fa durante un'intervista per una rivista online, anche se i miei amici più stretti e la mia famiglia lo sapevano già da qualche tempo. Sono cresciuto in una classica famiglia Coreana immigrata in California: i miei genitori hanno cresciuto me e i miei fratelli nella fede cristiana praticante. C'erano un sacco di campi estivi, ritiri, missioni, pomeriggi di studio della Bibbia e corsi di musica cristiana. Ho lottato con "l'attrazione per lo stesso sesso" per quasi tutta la mia infanzia e adolescenza, finché ho finalmente detto ad alcuni amici che mi piacevano i ragazzi, proprio durante uno di questi ritiri spirituali. Non volevo ammettere neanche a me stesso di essere gay, ma poi la mia vita è radicalmente cambiata. Crescendo, diventando più maturo ho capito che sono abbastanza coraggioso da poter dire la verità, a tutti.

Cosa significa far parte della comunità queer di Seoul?
Non avrei mai immaginato che mi sarei trasferito qui e che avrei fatto questo lavoro dicendo orgogliosamente di essere gay e di colore! La comunità queer coreana è multicolore, sfaccettata e complessa esattamente come ogni altra comunità queer che si trova in giro per il mondo. È incredibile per me poter essere parte di un gruppo di persone così vivaci che vivono e si esprimono senza paura.

Qual è l'aspetto migliore dell'essere giovane a Seoul?
Dal mio punto di vista, viviamo in un momento importante della storia coreana. Molti di noi "gyopos"—coreani nati e cresciuti però fuori dai confini del paese—stanno tornando nella loro patria e sempre più stranieri si appassionano alla nostra cultura. L'energia è palpabile, specialmente tra i millennials. Abbiamo idee nuove, collaboriamo e siamo più aperti e progressisti dei nostri genitori...

Kuciia Diamant, 27

Cosa fai nella vita?
Sono una Drag Queen.

Raccontaci la storia del tuo coming-out...
L'ho detto a mia mamma solo un paio di settimane fa. Per lei è stato uno shock, ma mi ha detto: "sei comunque mio figlio, e ti amo." Siamo cercando di capirci a vicenda.

Cosa significa far parte della comunità queer?
È qualcosa di fondamentale per me, perché la nostra tribù sta crescendo e guadagnando sempre più visibilità.

Quali sfide devi affrontare?
Io non ho problemi.

Come esprimi la tua personalità?
Sul palco.

Annie Hong, 28

Cosa fai nella vita?
Sono una pittrice.

Raccontaci la storia del tuo coming-out...
Crescendo, sono sempre stata un tomboy che si prendeva cotte segrete per le sue amiche. Ma la mia famiglia è molto religiosa, quindi nascondevo con cura la mia vera personalità. Poi al college ho deciso di allontanarmi dalla Chiesa e ho iniziato a riflettere autonomamente sulla mia vita. A 20 anni sono andata al Burning Man e ho sentito un'energia che mi diceva "ti ho fatto esattamente così come sei, e ti amo per questo." Dopo aver fatto coming out con tutti i miei amici e, dopo, con la mia famiglia, mi sono finalmente sentita sollevata e libera.

Cosa significa far parte della comunità queer di Seoul?
È una comunità che ti sostiene, ma la mentalità conservativa e tradizionalista è ancora molto radicata in Corea. Ma è un momento storico emozionante: sembra di essere agli albori di un movimento di accettazione dell'essere queer nel paese.

Quali sfide devi affrontare?
Spesso la gente mi fissa o dubita di me perché sembro diversa e mi comporto in modo diverso dalla loro idea di "normale". Ma è una sfida dover continuamente fare coming out con nuove persone, e so che qualcuno è stato ispirato dalla mia apertura a fare altrettanto. Ne vale la pena.

Lindsay Gary Ryklief, 28

Cosa fai nella vita?
DJ, promoter, fotografo.

Raccontaci la storia del tuo coming-out...
Ho fatto coming out con la mia famiglia e amici a 24 anni. Crescendo, sono sempre stato androgino e ho subito numerosi episodi di bullismo durante la scuola e al liceo, perché ho tratti molto "femminili". La gente mi chiamava "moffie", che è un termine Sudafricano che indica un ragazzo che si veste e si comporta come una ragazza. Ogni giorno era una lotta e non riuscivo a condividere quello che stavo passando con nessuno. Mi sono trovato a mettere in discussione tutta la mia vita, anche a causa del background religioso della mia famiglia. Avevo pensieri suicidi, piangevo continuamente ed ero diventato una persona che non avrei mai voluto essere. Non volevo essere gay. Non volevo che la gente aggrottasse le sopracciglia vedendomi, non volevo sentirmi costantemente in pericolo, non volevo che la mia famiglia si sentisse imbarazzata da me. Quindi tentavo in tutti i modi di soffocare l'attrazione che provavo per gli altri ragazzi.

Dopo il diploma mi sono trasferito in Corea del Sud per insegnare inglese. È stato il mio primo viaggio fuori dal Sudafrica. Tre mesi dopo mi sentivo abbastanza sicuro di me da voler iniziare a fare esperienze omosessuali senza per questo essere giudicato dagli altri. Ero così stanco di fingere, di vivere in una bugia: era uno spreco di energie e mi ha allontanato da me stesso. L'ironia sta nel fatto che la Corea è un paese davvero conservatore, ma è qui che ho fatto coming out, ed è anche il paese dove ho incontrato il mio primo ragazzo. La risposta che ho ricevuto dopo aver detto di essere gay? "E alora? Ti vogliamo bene, sempre e comunque."

Cosa significa far parte della comunità queer?
Sono felice di farne parte, anche se in Corea non è così grande. È un po' strano perché in Sudafrica non ho mai fatto parte della comunità queer e invece adesso sono qui che organizzo feste e manifestazioni.

Quali sfide devi affrontare?
La maggior parte delle sfide derivano dal fatto che la Corea del Sud è un paese conservatore, dove le comunità LGBTQ+ non vengono riconosciute. Si vedono raramente coppie dello stesso sesso nei luoghi pubblici. Le generazioni precedenti non lo accettano.

Crediti


Fotografia e interviste di Jennifer Cheng
Questo articolo è originariamente apparso su i-D US.