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le donne dovrebbero smettere di voler piacere a tutti

La scrittrice Chimamanda Ngozi Adichie ha consigliato alle giovani scrittrici di non temere di dover essere sempre "piacevoli" e di concentrarsi sull'essere oneste. Ma una cosa esclude l'altra?

di i-D Staff
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08 giugno 2015, 3:19pm

Chimamanda Ngozi Adichie ha detto che dovremmo iniziare a pensare che dover piacere a tutti è una stronzata. L'autrice di Americanah e di Metà di un sole giallo ha ricordato alle scrittrici presenti al premio Girls Write Now Awards di New York che devono "dimenticarsi di piacere a tutti". Nel suo discorso ha spiegato che il dover essere inoffensive e sempre disponibili, un atteggiamento che da stereotipo ci si aspetta che le giovani donne abbiano, non permette alle donne e alle ragazze di raccontare onestamente la propria storia:

"Penso che la nostra società insegni alle ragazze - e credo sia qualcosa che anche le donne più adulte e le femministe più convinte facciano fatica a scrollarsi di dosso - che l'essere gradevoli sia una parte essenziale di sé, dello spazio che si occupa nel mondo, che sei costretta a modificarti per piacere a tutti, sei costretta a trattenerti, a non dire troppo, a non essere insistente, perché devi essere piacevole. Io dico che questa è una stronzata."

Sta forse dicendo le donne dovrebbero essere sgradevoli per essere reali? No. Ma visto che la società dà una definizione molto precisa a parole come "femminile" o "da signora", adattarsi molto spesso significa fingere. Per le donne, essere oneste significa essere prese per bastian contrarie, aggressive (o "mascoline") e scortesi. Ma se le donne o le ragazze non raccontano in prima persona le varie sfaccettature della loro esperienza, come potranno rendere queste definizioni più ampie, più inclusive? Alla gente non piacevano molto le Suffragette - neanche i manifestanti dei moti di Stonewall, o Martin Luther King se è per questo. Venivano arrestate e derise dalla stampa; ma dove saremmo ora se queste donne fossero state "educate"?

"Credo sia importante raccontare la vostra storia," ha spiegato Ngozi Adichie, aggiungendo, "è importante raccontare la vostra storia in modo onesto, e penso che siamo una cosa difficile, essere onesti, perché è naturale essere preoccupati di offendere qualcuno o delle possibili conseguenze." Nei paesi in cui alle donne non sono garantiti i diritti fondamentali, le conseguenze possono essere perdere il lavoro, la famiglia, essere picchiate, arrestate o addirittura uccise solo per essere state oneste. Ma per chi di noi ha il privilegio di non dover subire conseguenze così estreme, per chi teme banalmente di non essere considerata piacevole, Ngozi Adichie dice: dimenticate di essere piacevoli, ci sono scopi più importanti da raggiungere.

Il problema delle essere piacevoli acceca le donne e le femministe da secoli; le "donne difficili" non sono quasi mai paragonate agli uomini che "lottano per la libertà". Oggi alle femministe viene detto "Non chiamarti femminista - abbiamo bisogno di una nuova parola" e sono invitate a dire alla gente di non essere "femministe arrabbiate". La rabbia delle donne, ad esempio contro la misoginia di pubblicità come quella di Protein's World, è spesso apostrofata come isteria, più che come un'autentica - e necessaria - reazione ai danni strutturali del patriarcato. Il Responsabile Marketing di Protein's Worls Richard Staveley ha reagito alle critiche con un tweet: "Questo non è femminismo, è estremismo," dicendo a una donna "Sicuramente in quanto femminista Vicky, saprai che nessuno ti prende sul serio?". Come dice Ngozi Adichie in We Should All Be Feminists, "I generi per come sono ora sono una grande ingiustizia. Io sono arrabbiata. Dovremmo tutti essere arrabbiati. La rabbia è famosa per portare cambiamenti positivi."

Un episodio rappresentativo di questo diktat della "gradevolezza" viene da come sono state trattate le femministe che hanno criticato lo speech di Emma Watson alle Nazioni Unite per He for She. "Non cercate sempre il pelo nell'uovo!" si sono sentite dire, Watson è una celebrità e ha fatto questa cosa di alto profilo per la vostra causa. Non importa che i suoi commenti rafforzassero la binarietà dei generi che fa male sia agli uomini che alle donne, o che utilizza la narrativa dell'"uomo che salva la pulzella", oppure che viene da una prospettiva bianca e di classe media. Per quelli che criticano il discorso della Watson, il messaggio era chiaro: siate educate, siate carine e aggraziate, basta con questi litigi interni, con questo bettibeccare tra donne. 

Non c'è aggressività nel dibattere sui punti più sottili (che poi, quanto è sottile il punto "non rinforzare la binarità dei generi"?) di un movimento sociale con almeno due secoli di storia. È percepito così perché il patriarcato esiste da molto più tempo e ha cementificato una certa immagine di donna, e per eliminare questa stronzata le donne devono comportarsi in modo diverso da ciò che ci si aspetta, e spesso mostrarsi in modo diverso da quello che è "approvato". C'è molta strada da fare se qualcosa di passivo come lasciar crescere i peli del corpo viene percepito come "combattivo", e se Lena Dunham che mostra il suo corpo in TV viene trattato con così tanta negatività, ad esempio.

È difficile ed è anche spaventoso rischiare di non essere amati da tutti; abbiamo tutti bisogno del sostegno della nostra famiglia e dei nostri amici. Ma se piaci perché sei brava a fingere di essere qualcosa che non sei, allora quanto possono essere vere le relazioni che hai con quelli a cui "piaci"? Come dice Ngozi Adichi, "Il mondo è un posto meraviglioso, diverso e pieno si sfaccettature in cui ci sarà sempre qualcuno a cui piacerai; non c'è bisogno di adattarsi." Vivere nella menzogna potrà essere comodo per gli altri, perché li aiuta a ignorare le ineguaglianze sistematiche che subiscono le donne, le persone di colore, le persone LGBTQ e tutti i gruppi oppressi e marginalizzati. Ma la libertà e l'uguaglianza sono più importanti delle convenzioni sostenute dal patriarcato. Vivete la vostra vita, siate oneste e non lasciate che quegli stronzi vi buttino giù. 

Crediti


Testo Charlotte Gush
Foto via

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