no, marissa cooper non era una stronza insopportabile

Ce la metteva tutta a farsi odiare, ma ammettiamolo: le uniche cose divertenti successe in "The O.C." sono merito suo.

di Alim Kheraj; traduzione di Giulia Fornetti
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28 dicembre 2018, 7:00am

È una calda giornata d’estate a Orange County, California, e siamo nel bel mezzo delle vacanze estive. Un'adolescente sta prendendo il sole, distesa a bordo piscina nel giardino della sua gigantesca villa di famiglia. La calma sembra regnare sovrana, ma sappiamo che non durerà molto a lungo. E infatti, pochi minuti dopo, la ragazzina esplode in un urlo liberatorio contro la madre, lancia oggetti in piscina, le volta le spalle e se ne va.

Questa è Marissa Cooper nella scena indimenticabile che inaugura la seconda stagione di The O.C.

Sono passati 15 anni da quando il mondo ha scoperto l’opulenza, gli intrighi e gli scandali di The O.C. E un po’ come Dawson’s Creek, lo show porta con sé vagonate di nostalgia per tutti quelli che con Ryan, Seth, Summer e Marissa ci sono cresciuti, e che insieme a loro (anche se con molti meno soldi) hanno vissuto gli stessi drammi adolescenziali tra litigi, ripicche, triangoli amorosi e overdose sulle spiagge di Tijuana [scegliete voi una località balneare che vi ricorda la vostra adolescenza travagliata].

I presupposti della serie sono abbastanza classici. Dopo essere stato arrestato per avere rubato un’auto, Ryan Atwood entra in contatto con la famiglia del suo avvocato, i Cohen. La madre di Ryan, alle prese con alcolismo e relazioni violente, non è assolutamente in grado di prendersi cura del ragazzo, e così ben presto Ryan viene adottato da Kirsten e Sandy. Come ogni famiglia che si rispetti, anche i Cohen hanno i loro problemi. Ryan diventa subito molto amico di Seth, il figlio adolescente dei Cohen, nonostante la loro sostanziale differenza di carattere e modo di vivere la vita. Da una parte c’è Ryan, il belloccio misterioso e pericoloso che viene dal quartiere malfamato. E all’estremo opposto c’è Seth, un ragazzo esile, appassionato di fumetti e un po’ timido, figlio di una ricca famiglia ebrea ma con non poche difficolta nell'interazione sociale con i suoi coetanei. Nel giro di qualche episodio, ovviamente, Ryan e Seth iniziano a frequentare due delle ragazze più popolari di tutta Orange County—Marissa Cooper e Summer Roberts. E qui iniziano le loro appassionate e tormentate vicende.

Dunque, se Ryan è il nostro punto di contatto con The O.C., Seth e Summer sono il lato più spensierato e divertente della serie, mentre è Marissa Cooper la vera anima dello show. Tra la sua storia e le (tante) rotture con Ryan, il rapporto complicato con la madre e i trascorsi legali del padre, la vita di Marissa è sempre la più interessante di tutte. Ok, a parte quella volta in cui la signora Cohen finisce in rehab per curare il suo disturbo con l’alcol e viene truffata e derubata da una finta alcolista—quello sì che è stato epico.

Purtroppo, da tutto questo Marissa esce con una pessima reputazione. Nel tempo il pubblico ha deciso che Coop e le sue bizzarrie erano troppo fastidiose, e tra un’ondata moralista e l’altra, il suo personaggio è stato demolito a più riprese. Ci sono tantissimi articoli che la decretano “la peggiore,” e lo scorso anno Buzzfeed l’ha premiata con una degna quattordicesima posizione tra i personaggi più odiati del piccolo schermo. Anche all’epoca in cui andava in onda il telefilm, tra l’altro, le opinioni sul suo conto non erano più favorevoli. Ok, ammettiamolo, non era un personaggio semplice da amare (soprattutto nella terza stagione).

Personalmente, ho sempre pensato che questa tonnellata d’odio nei confronti di Marissa Cooper fosse un po’ immeritata. Certo, Marissa è la classica persona che ti finirebbe tutta la vodka che hai a casa, potrebbe gettare parte dell’arredamento in piscina e magari anche rubare qualcosa. Ma dietro quelle gonnelline Paul Frank e le pochette Chanel, credo che il suo personaggio sia stato profondamente frainteso. Anzi, è proprio grazie a lei che The O.C. è stato così grandioso.

Secondo un articolo di Bustle, Marissa Cooper è “la peggiore” perché ha un impatto negativo sulla vita di Ryan. Per quanto mi riguarda, invece, è stato l’arrivo di Ryan a causare solo problemi nella vita di Marissa. Se non fosse stato per Ryan, Marissa non sarebbe sprofondata nel vortice di sofferenza estrema (e fatale) in cui la vediamo scivolare episodio dopo episodio. Forse, come ipotizza la madre dopo l’incidente di Tijuana, sarebbe andata in un centro di recupero. Non avrebbe mai incontrato Oliver, e non si sarebbe mai cacciata in quella vicenda odiosa. Non avrebbe passato un’estate ad alcolizzarsi sulla spiaggia. Non avrebbe dovuto sparare a Trey, perché Trey non l’avrebbe mai aggredita. Non ci sarebbero stati ne Johnny, né Volchok e soprattutto nessun incidente d’auto. E noi non avremmo dovuto sopportare lo strazio di vedere il suo corpo sul ciglio della strada, senza vita, mentre le note dell’ Hallelujah di Imogen Heap riempiono il vuoto tutto intorno. Marissa ce l’avrebbe fatta, e ce l’avrebbe fatta alla grande.

L’avversione nei confronti di Marissa è generalmente provocata dalle sue pessime scelte e da quell’aria vagamente malinconica che la caratterizza. Ma se consideriamo per un attimo i traumi che ha dovuto affrontare la ragazza nel corso delle tre stagioni, il suo comportamento irrazionale diventa subito più comprensibile. Suo padre è un truffatore e un ladro, i suoi divorziano e sua madre è una psicopatica calcolatrice che è addirittura andata a letto con uno degli ex ragazzi di sua figlia. E poi non dimentichiamo il dramma di aver sparato a un uomo. Marissa spara a Trey, ma non lo uccide, per salvare Ryan. E da quel momento in poi, non riuscirà mai più a riprendersi dallo shock.

Infine, la sua famiglia perde tutti i soldi, lasciandola a vivere da sola in una roulotte, mentre la madre fa la bella vita a Orange County alla ricerca di un (nuovo) marito facoltoso da spennare. Ok, non è proprio il peggio del peggio che ti possa accadere, ma sono sicura che tutti questi eventi messi insieme manderebbero in crisi chiunque. Il suo atteggiamento impassibile, i guai in cui si caccia e quella dannata inclinazione per i ragazzi poco raccomandabili non devono essere usati come argomenti contro di lei, ma letti come chiari campanelli d’allarme.

Lamentarsi di Marissa è molto facile, ma pensiamo per un attimo a quello che è successo dopo la sua morte [...] Esatto, niente di rilevante. Questo dovrebbe bastare a chiarire quanto la sua presenza fosse fondamentale nello show. La sua morte ha lasciato autori, cast e personaggi sconvolti, senza assolutamente nulla da fare. Senza le sue turbe emotive e le sbandate imprevedibili, lo show è passato da teen drama un po’ forzato a una semplice successione di banalità inguardabili. Dopo un netto crollo delle recensioni, The O.C. è durato solo 16 episodi prima della sua chiusura definitiva.

Forse oggi, a 15 anni dalla prima messa in onda, è ora di fare pace con il personaggio di Marissa e con quello che rappresenta per tutti noi: Coop non è altro che la rappresentazione tangibile di tutte le nostre angosce adolescenziali. E farci i conti, oggi come allora, è dannatamente difficile.

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Altro personaggio (e film) di cui abbiamo preso le difese di recente: Tre Metri Sopra Il Cielo.

Questo articolo è originariamente apparso su i-D UK.