Fotografia di Mick Hutson via Getty Images

sinéad o'connor è l'icona di stile più sottovalutata degli anni '90

Molto, molto prima del buzzcut di Cara Delevingne c'era quello di Sinéad O'Connor.

di Noah Johnson; traduzione di Gaia Caccianiga
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13 marzo 2019, 12:35pm

Fotografia di Mick Hutson via Getty Images

Credo che non esistano regole di stile da seguire, ma se mi puntaste una pistola alle tempie allora vi direi: siate voi stessi, siate originali, e non indossate mai una maschera. Le altre regole sono troppo difficili da seguire, troppo costose o semplicemente stupide.

Come faccio a sapere che è vero? Le icone più famose — da Keith Richards a Kurt Cobain, da Edie Sedgwick a Tilda Swinton — ci ricordano che lo stile è una qualità innata. É come una sostanza fortificante che può essere prodotta solo dal nostro corpo, da una piccola ghiandola nascosta in profondità nelle nostre viscere. Ci puoi provare quanto vuoi, ma non puoi forzarlo. Non puoi comprarlo, prenderlo in prestito o rubarlo. Infatti la cosa peggiore da fare è provare a copiare qualcun’altro. Lo stile degli altri è nocivo per il tuo corpo, non può essere tollerato dal tuo organismo. Ecco perchè le migliori icone di stile non hanno necessariamente niente a che fare con te o con il tuo look. Sono un concetto, non un esempio.

Non proverò mai a vestirmi come Sinéad O’Connor nel 1990-1991. Potrei farlo. Testa rasata, giacca di pelle nera, jeans slavati, occhiali da sole da hippie. E’ un look vincente. E neanche così strano. Potrei assomigliare un po’ a Woody Harrelson in Assassini Nati, se mi andasse di fortuna. Ma sarebbe letale.

Sinéad è la più grande icona di stile degli ultimi 30 anni. Il suo look è elegante, sobrio, etereo, senza fronzoli. E’ IL prototipo dell’understatement, con un grande stile d’effetto, peculiare e memorabile, ma discreto . Sinéad non era interessata a diventare una star della moda quando ha esordito con la sua potente voce, la testa rasata e quella cover di Prince, ma l’ha sicuramente influenzata. Non parliamo più di normcore, ma è la santa patrona dei jeans a vita alta, delle magliette infilate nei pantaloni e degli stivali con i lacci neri. Tutte le mood board revival anni ‘90 — e sicuramente ce ne sono molte appese negli studi di design ora, una più brutta dell’altra — dovrebbero essere sostituite con un altarino dedicato a Sinéad.

Ero solo un bambino agli inizi degli anni 90, in cerca della mia strada con l’aiuto di alcuni imbarazzanti CD punk, grunge, e hip-hop. Il primo album di Sinéad — un semi-capolavoro intitolato I Do Not Want What I Haven’t Got — non faceva parte della mia collezione, ma ricordo ancora la prima volta che ho visto le sue folte sopracciglia e la sua testa galleggiante nello spoglio video di Nothing Compares 2U. Mi ricordo l’indignazione generale quando ha strappato la foto di Papa Giovanni Paolo II al Saturday Night Live come gesto di protesta contro gli abusi nella Chiesa Cattolica. E quando ha boicottato i Grammy Awards perchè l’industria musicale ha “valori materialisti falsi e distruttivi.” E’ stato lì che ho capito che Sinéad era più punk dei miei idoli. Ero affascinato, non solo per la sua bellezza allarmante, ma anche per il suo coraggio. Se c’è qualcosa che vale la pena di copiare, è sicuramente solo questa.

La mia immagine di Sinéad preferita risale al Glastonbury Music Festival nel 1990. Indossa una giacca di pelle nera con le maniche fatte su, una maglietta di “Fat Slags” infilata nei jeans, e occhiali da sole rotondi. “The Fat Slags” era un fumetto Inglese sconcio uscito per la prima volta nel 1989 con protagoniste Sandra Burke e Tracey Tunstall, una coppia di robuste edoniste che si ubriacavano e mangiavano patatine, scopando sconosciuti. Sinéad ha dichiarato in interviste che si è rasata la testa perchè i produttori discografici le dicevano che doveva essere più sexy e femminile. Volevano che si mettesse la minigonna. “Non voglio svendermi così,” ha detto. “Se devo avere successo, voglio che sia perchè sono una brava musicista.” Così si è creata un look che rispecchiava la sua anima. Il risultato è stato ovviamente più forte di quanto avrebbero voluto le convenzioni.

Le icone di stile sono importanti. Vi mentirei se dicessi che non attendo con ansia nuove foto paparazzate di Kanye, Shia, o Jonah. Le mie ricerche su Getty Images sono tutte su Christian Slater, Winona Ryder, Harry Dean Stanton e altri, tutti partendo dalla foto più vecchia alla più nuova. Sulla mia scrivania c’è un ritratto di Sinéad fatto dall’artista Steve Keene che ho preso per il suo stile (e perchè Keene ha fatto la copertina del mio album preferito dei Pavement). Ma comunque non voglio vestirmi come lei, o chiunque altro. Mi ricorda che devo vestirmi come me stesso. Questo è quello che la rende un’icona di stile. Nothing compares to you, o me, o Sinéad.

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Un’altra icona di stile degli anni ‘90 che amiamo tantissimo è Tata Francesca, se anche voi siete suoi fan non perdetevi questo articolo:

Questo articolo è originariamente apparso su i-D US

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