​marco de vincenzo, il volto della nuova generazione della moda italiana

Marco de Vincenzo è il designer siciliano prescelto da LVMH per guidare l'Italia verso una nuova era creativa.

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21 dicembre 2014, 12:35pm

La moda italiana non è tanto diversa da una monarchia. Negli ultimi 60 anni il Made in Italy ha governato l'industria della moda come una famiglia reale, con Giorgio Armani e il compianto Gianfranco Ferré attenti ai loro troni e i loro tesori mentre le famiglie dinastiche presidiano i loro specifici ducati. Se Pucci, Gucci, Versace e i loro simili rappresentano la nobiltà regnante dell'Italia, Marco de Vincenzo allora è il principe ereditario, anche se ora è di proprietà francese. "Mi è stata data la possibilità di pensare con una mentalità a lungo termine, dando al mio brand la solidità e l'affidabilità richiesta oggi dall'industria", dice il designer, parlando della recente acquisizione del quarantacinque per cento della sua etichetta da parte di LVMH. Il colosso della moda a quanto si dice ha investito dai dieci ai venti milioni di euro nella compagnia, ma de Vincenzo assicura che questo non ha influito sul suo stile di vita. "Personalmente non è cambiato nulla", insiste.

Ma chiaramente il designer 36enne ha molte aspettative sul suo brand. Destinato a portare l'Italia in una nuova era di supremazia nella moda mondiale, è stato educato da Silvia Venturini Fendi per gli ultimi quindici anni, lavorando come designer di borse per la decana della moda italiana (anche di proprietà di LVMH) e nel team di Karl Lagerfeld. "E' dove sono cresciuto e dove mi sono sviluppato. Ho sicuramente assorbito l'approccio creativo di Fendi e comunque abbiamo una fortissima affinità", dice de Vincenzo. E' attratto dall'energia di Lagerfeld, "rinnovata e intatta ogni stagione", mentre parla calorosamente delle numerose sfide, che hanno contribuito a creare un forte legame tra Lagerfeld e la signora Fendi. "Senza dubbio Silvia e Karl sono ottimo esempi di quanto una forte passione possa rendere invincibili", osserva.

Dopo dieci anni da Fendi, de Vincenzo ha esordito con una piccola collezione alla Paris Haute Couture Week nel 2009. Franca Sozzani, un'altra guardiana dell'orgoglio della moda italiana, si è accaparrata il designer per l'iniziativa What Is On Next, gettando i primi mattoni per quello che avrebbe consolidato il suo status di erede. Costruendo piano piano la sua azienda, de Vincenzo è rimasto con Fendi a Roma, e non se ne è più andato. "Ho deciso di fondare la mia azienda dopo dieci anni da Fendi, così da essere consapevole di come gestire il mio tempo ed essere il più efficiente possibile. Essere un designer è un tale privilegio e questo mi stimola, perchè adoro la creatività nel mio lavoro. Infonde una sorta di forza", afferma. Il suo equilibrio tra i metodi appresi dall'eredità di Fendi e le sfide per creare una nuova etichetta avrebbero creato una situazione unica per de Vincenzo, e una che è rara per un giovane designer italiano.

"Sono attratto dalla combinazione di entrambi", dice, riferendosi ai modi nuovi e vecchi della moda. "Molte industrie italiane stanno diventando più aperte nei confronti della tecnologia senza trascurare l'importanza del lavoro manuale. Lavorare in questa direzione è molto affascinante. Si può ancora difendere ciò che può essere difeso dal passato ma essere coraggiosi allo stesso tempo, usando la propria immaginazione per guardare al futuro." Ispirato, forse inconsciamente, dal fascino di Lagerfeld per la tecnologia, de Vincenzo ha ideato uno sviluppo complesso di tessuti talvolta sbalorditivo, trasformando i materiali quotidiani con il morphing incredibile delle creazioni 3D, lasciando piccoli indizi della loro origine. Guarda agli anni '60 "per gli effetti ottici e la sperimentazione, agli anni '80 per il massimalismo, e agli anni '90 per il minimalismo."

Più di tutto, de Vincenzo rielabora capi dallo spirito spesso freddo in una sorta di glamour espressivo, che possono solo essere il frutto di un lavoro artigianale di un italiano. E dice, "Mi piace il glamour. Mi affascina vedere lo sguardo di una donna quando si sente attraente. Direi che cerco di raggiungere questo in ogni collezione che disegno". Il glamour, certo, è una fattore determinante nella moda italiana. 

Cresciuto vicino a Messina, una zona culturalmente ricca, il background di de Vincenzo è impeccabile. I suoi genitori non lavoravano nel mondo dell'arte o della moda, ma hanno riconosciuto la grande creativita' del figlio, e hanno incoraggiato i suoi sogni, che includevano all'orizzonte designer come Miuccia Prada e Walter Albini.

"Sono sempre stato un sognatore, e da quando sono bambino uso i disegni come fuga dalla realtà" dice. "Nonostante fossi amichevole e socievole da bambino, a volte ero solitario e melanconico. Mi ricordo le medie come un periodo caratterizzato da una continua sensazione di volere tutto dalla vita. Al liceo ero molto interessato all'importanza delle parole. Direi che ero un bravo studente. Lavoravo sodo, ero curioso ed equilibrato." Si è mai ribellato? "Se ribellarsi significa aver lasciato che fattori esterni o decisioni sbagliate rallentassero il mio percorso o influenzassero il mio risultato, allora si, mi definirei quasi un ribelle" ammette de Vincenzo. Se sembra serio è perchè la sua determinazione va in coppia con il suo prematuro successo. E' fortemente ambizioso, ma mai al punto di volere l'attenzione di tutti.

Ci ha raccontato che, "Dietro alle provocazioni ci sono spesso strategie e io non sono proprio uno stratega", e se gli chiedete se è consapevolmente commerciale nel suo lavoro, una domanda snobbata dalla maggior parte dei designer, lui dirà semplicemente "Si". "Molto". Fa notare, "I vestiti sono fatti per le donne, quindi le donne devono desiderarli. Cerco sempre di tenerlo in mente quando disegno le mie collezioni". Ma dietro l'esperta sicurezza lavorativo di de Vincenzo si cela un punto di partenza molto più filosofico e comprensivo. Non vi darà un'analisi dettagliata delle persone che ammira nel mondo, ma invece vi dirà che ammira quelli che mettono gli interessi di altre persone davanti ai loro. "Quelli che si avvicinano alla politica in un modo chiaro e serio, e quelli che rischiano le loro vite per ideali umanitari", dice, notando che la sua più grande repulsione è la mancanza di passione ed entusiasmo.

Il sogno più grande di de Vincenzo è vivere al mare, " mi toglie il respiro, sempre e ovunque" ma pochi posti hanno più valore di Roma per lui, la città dove vive e lavora, e dove si è guadagnato un posto nell'industria della moda, anche se Roma non è ufficialmente la capitale della moda. "Roma è una città bellissima e penso che sia perfetto che appaia lontana dalla moda. Il tempo libero che passo lì è incontaminato, puro e rigenerante", dice. Essendo luogo di nascita di tante maison come Valentino, Brioni, e Fendi chiaramente, è interessante e bello che la nuova speranza della moda italiana sia basata a Roma.

Se la moda italiana deve reinventarsi come piattaforma per i nuovi talenti, de Vincenzo afferma, ci deve essere un supporto maggiore per i giovani designer. "C'è ancora molto da fare. L'attenzione sta crescendo, ma il supporto concreto di cui abbiamo bisogno non è ancora tangibile. E' come se l'esigenza per una nuova generazione di talenti non fosse stata ancora considerata veramente", dice. Almeno, con Marco de Vincenzo verso il trono, l'Italia è sulla via della vittoria.

Crediti


Testo Anders Christian Madsen
Foto Mitchell Sams