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prada, vivienne westwood e calvin klein portano un messaggio sociale a milano

Alle sfilate uomo di Milano, i designers hanno deciso di usare la loro piattaforma per commentare il caos nel mondo, come ha fatto Miuccia Prada, mentre Vivienne Westwood e Calvin Klein hanno catturato la spirito dei giorni nostri.

di Anders Christian Madsen
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19 gennaio 2016, 10:35am

Si dice che in momenti difficili, gli artisti producano le loro opere migliori. Forse è stata la perdita nell'autunno scorso dell'amata zia di Miuccia Prada, che l'ha portata a riflettere sullo stato attuale del mondo —guerra, immigrazione, terrorismo, inquinamento. Sì è ritrovata in un triste stato d'animo che ha generato quel tipo di romanticismo, che storicamente nasce sempre dalla sofferenza. E storia è stata la sua parola chiave. "Se guardi all'umanità nei momenti difficili, e se guardi al passato e poi a oggi, ci sono così tante somiglianze," ha detto nel backstage. Prada ha usato il mare come sua rappresentazione storica dei periodi bui della storia mondiale - "il mare è simbolo di migrazione e guerra" - e così è nata la collezione: romantici cappotti e giacche da marinaio, cappelli e maglie. Tutto molto semplice, e in quella transizione dalle più complesse stagioni passate, è nata una delle sue migliori e più raffinate collezioni degli ultimi tempi.

Prada autunno/inverno 16

Il fatto che la moda rifletta e influenzi ciò che accade nel mondo non è una gran scoperta, ma l'effetto provocato da Prada lo è stato. Nel backstage, nessuno dei giornalisti presenti ha posto banali domande tecniche. Tutti si sono concentrati sul messaggio, e le sue parole hanno avuto un grande peso, essendo Prada una predicatrice nel mondo della moda. "La piazza, una cerimonia pubblica," ha detto, parlando del setting di questa sfilata: scale e piloni. "Una volta la gente veniva uccisa in piazza - i ricchi, i poveri, i diversi. La piazza è un luogo di rivoluzione. Rappresenta ciò che sta succedendo." Può sembrare uno schiaffo in faccia al circo mediatico in cui ci ritroviamo, ma è sicuramente azzeccato. Nel periodo dei social media e dei consumi di massa, i designers hanno la responsabilità di riflettere e parlare di ciò che accade nel mondo. Si parla molto dell'importanza della Settimana della Moda, ma non si parla mai della sua esistenza come influenza sulla cultura della moda, della politica e della storia. 

Prada autunno/inverno 16

La sfilata rappresenta la pubblica piazza di riflessione sociale: un angolo per far parlare gli opinionisti, che sicuramente hanno anche l'opportunità di far soldi vendendo questi statement. Ma almeno hanno qualcosa da dire, e non c'è scusa per i designers per non usare la loro piattaforma come ha fatto Prada questa stagione. La collezione non era solo il riassunto di un mondo che vive nel terrore, ma tende anche a offrire una soluzione (anche se familiare). "Riflettiamo su quello che sta accadendo in questo periodo storico e cerchiamo di imparare qualcosa da questo," ha detto la signora Prada. Camicie con stampe create dall'artista francese Christophe Chemin, uniscono gli eroi storici con quelli della cultura pop moderna, da Ercole a Elvis Presley, offrendo un commento ironico su idoli, salvatori e role models a cui facciamo riferimento in periodi bui. "Devi essere molto serio e fortemente umano per comprendere le difficoltà dell'umanità e ciò che dobbiamo affrontare," ha detto Miuccia Prada. "Più o meno, non prendetemi troppo sul serio" ha scherzato. Ma dovremmo.

Prada autunno/inverno 16

In tutta la storia della moda, nessun designer ha fatto uso più consapevole della sua influenza come Vivienne Westwood, e a 74 anni è più carica che mai. "Si tratta ancora di Venezia," ha raccontato il creative director Andreas Kronthaler dopo la sfilata, tributo a David Bowie ma che non ha dimenticato la causa veneziana cara a Vivienne Westwood, che è stata l'ispirazione dietro allo show di ottobre della sua Gold Label. "Abbiamo scattato la scorsa campagna a Venezia, ed è stato un viaggio interessante - non solo per le foto che abbiamo fatto lì, ma perché è un microcosmo," ha spiegato Kronthaler . "Se salviamo Venezia, salviamo il mondo. Lì c'è qualcosa che possiamo davvero comprendere. È un mondo costruito artificialmente, ma è stato fatto mille anni fa, e non sapevo quello che stavano facendo perché erano connessi all'ambiente attorno, alla natura. Si tratta di prendervi parte. Ogni piccola cosa ha il suo peso, perchè altrimenti siamo davvero, e uso le sue parole," dice indicando Dame Vivienne, circondata dai fan nell'altro lato del backstage "fottuti".

Vivienne Westwood autunno/inverno 16

Con un remix di Starman come sottofondo, il riferimento più visibile della collezione della Westwood è stato proprio lo stile rivoluzionario di David Bowie e la sua pionieristica influenza sulle norme dei generi. Androginia con glam, alla maniera di Ziggy Stardus, e grazie all'efficienza magica dell'atelier del brand hanno fatto apparizione completi a righe e zeppe da dio del rock 'n' roll. "È importante in tanti modi, non solo per la sua musica," Kronthaler ha riflettuto dal backstage. "Ha fatto così tanto. Quando ero giovane era quello che si spingeva sempre oltre. Ha reso possibili cose che non ti saresti neanche immaginato all'epica, e che non sarebbero possibili ora." Come, per esempio, quello che ha fatto con la sua sfilata Calvin Klein Collection, incentrata totalmente sull'androginia. "È il presente e il futuro," racconta Italo Zucchelli dopo lo show. "Prima di tutto ho sempre amato l'androginia, ma volevo soltanto fare una dichiarazione, semplice, senza troppi fronzoli, riguardo al potere universale dei capi da uomo, non importa chi li indossa."

Calvin Klein autumn/winter 16

Ed è proprio quello che ha fatto, con un cast pieno di modelli muscolosi in tipico stile Calvin Klein che indossano completi - e un po' di ragazze vestite in modo simile, per far arrivare il messaggio - ma stavolta i ragazzi erano diversi. I loro corpi ci lasciano capire il loro genere, ma la scelta Zucchelli di ragazzi dai lunghi capelli biondi con lineamenti delicati è interessante. Si è parlato di androginia, ma a ogni modo il messaggio non è necessariamente quello di apparire gender-neutral, ma più che altro del diritto di un uomo di sembrare un uomo che sembra una ragazza - e vice versa. Nella moda e generalmente nella cultura d'oggi dobbiamo ricordarci della fluidità di genere: quando David Bowie sembrava una ragazza, si identificava comunque come un uomo. E questa combinazione è ancora qualcosa che la nostra società, che è generalmente libera sessualmente, ha ancora difficoltà nel comprendere. Fuori dallo show di Calvin Klein, centinaia di teenagers urlanti si sono raccolte per vedere il loro idolo, il fenomeno dei social media Cameron Dallas, che sedeva in prima fila. Con più di dieci milioni di followers, la responsabilità di usare queste piattaforme sta tutta nelle sue mani e in quelle dei suoi colleghi celebrità del cyberspazio.

Crediti


Testo Anders Christian Madsen
Foto Jason Lloyd Evans