se la vita è dura, noi dobbiamo esserlo di più

La fotografa Zuza Krajewska ha passato quattro mesi della propria vita immortalando i ragazzi di Studzieniec, un riformatorio sperduto nel nulla nelle campagne polacche.

di Basia Czyżewska
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12 aprile 2016, 3:10pm

"È stato il mio ragazzo a farmi vedere questo posto quando ero incinta," spiega Zuza Krajewska. "Stavamo guidando attraverso i boschi. Abbiamo visto un enorme cartello che diceva Riformatorio Giudiziario. Ti dava l'impressione che lì si nascondesse qualcosa di oscuro, maligno."

A partire da gennaio, dopo aver partorito, è andata a trovare periodicamente i 42 ragazzi che vivono nel riformatorio in compagnia del suo assistente Borys. La maggioranza dei giovani detenuti si trova lì per furti e rapine. La fotografa passa del tempo con loro, tra due chiacchiere e uno scatto. "All'inizio pensavo si sarebbe trattato di un progetto di una settimana, ma appena ho iniziato a fotografati mi sono resa conto che non era così, non potevo semplicemente andarmene. Ero incantata da loro e ho deciso di darmi un anno di tempo," afferma Zuza. Ora, a quattro mesi dall'inizio del progetto, affronta il progetto con l'entusiasmo di chi sa di avere una missione. È determinata a raccontare le storie dei ragazzi e la loro vita nel carcere minorile.

Ricordi la prima volta in cui hai incontrato i ragazzi? Come hanno reagito alla tua presenza?
All'inizio erano soliti dire cose come, 'Oh, ha una macchina fotografica. Una volta ne ho rubata una. Signorina, farà meglio a tenersela stretta.' Stavano cercando di inquadrarmi, di mettermi alla prova. Io, però, li guardavo e vedevo solo dei bambini. La loro spontaneità era infantile, come lo erano i loro errori, il fatto che pensassero che riuscire a rubare 2.000 Zloty (465 euro circa) per la loro mamma avrebbe fatto loro degli uomini. Penso che solo uno di loro avesse una famiglia stabile ed equilibrata alle spalle, gli altri erano stati cresciuti da alcolizzati, in orfanotrofi, oppure avevano il padre in prigione…Per loro crescere significa lottare per la sopravvivenza. Ho iniziato questo progetto perché tocca molti temi: la spietatezza, la pena, il superamento dei propri limiti, ma anche la sensibilità infantile e il bisogno di amore.

Credi che far parte del tuo progetto sia importante per questi ragazzi?
Sì, penso lo apprezzino molto. Finalmente sentono di essere importanti, capiscono che c'è qualcuno a cui interessa di loro. Fa parte del processo di riabilitazione e sta funzionando. Per poter scattar loro delle foto avevo bisogno del permesso dei loro genitori. Cercavo di parlar loro dell'idea, di convincerli. Quando ho sentito che il padre di uno di questi ragazzi era in carcere con l'accusa di omicidio, pensai che non ce la potevo fare. Ho scartato il ragazzo, mi sono arresa. Lui però ci teneva a far parte del progetto e lo voleva a tal punto da chiamare il padre perché gli potesse accordare il permesso. Gli importava davvero. Questi ragazzi non possono contare su nient'altro di simile.

Pensi siano stati onesti con te? Si sono confidati?
Sono tutte personalità molto diverse tra di loro. Ci sono i leader, gli estroversi, e altri che se ne stanno in disparte. Con tutti, però, vale la stessa regola: se passo del tempo da sola con uno di loro, questo finirà per aprirsi e confidarsi. Alla fine ciò che ottenevo erano delle vere e proprie conversazioni. A volte dopo finivano per vergognarsene, ma credo che abbiano davvero bisogno di qualcuno con cui parlare onestamente.

Hanno iniziato a confidarmi esperienze molto dolorose e private quasi da subito. Parlano di cose simili con la stessa leggerezza con la quale si parla di andare a prendere un caffè. Ero sconvolta dalla facilità con la quale mi confessavano cose tanto estreme. Il fatto è che le accettano. Forse è per questo che si sono fatti questo, che si fanno male.

Forse stanno cercando di capire quanto tu riesca a sopportare?
Può essere, ma non li giudico per questo. Voglio solo diventare loro amica. Io sono curiosa e loro parlano. Chiedo loro di tutto, anche se è valsa la pena di fare ciò che hanno fatto. Si tratta spesso di ragazzi che vengono usati dalle gang. Due di loro sono entrati in 30 appartamenti quando avevano appena 13 anni. Tutto questo in cambio di macchinine radiocomandate e degli spiccioli per la loro madre. Ascolto le loro storie e vedo dei bambini che sono stati manipolati. Mi piacciono davvero, nonostante ciò che hanno fatto. Mi mancano quando non sono con loro.

Scatti in analogico, quindi non puoi vedere gli scatti in anteprima. Mostri loro le immagini sviluppate?
Sì.

Come reagiscono?
Ridono. Si fidano molto di me. Non voglio assolutamente perdere la loro fiducia, ecco perché mi tiro indietro in determinate occasioni, per esempio quando sono nudi nella sala delle docce. Però, generalmente, loro sono contenti. Ho portato loro un paio di ritratti molto grandi. Li hanno attaccati al muro. La foto di Patryl che raccoglie i cocci di vetro nella mensa l'hanno posizionata nello stesso punto in cui era stata scattata. La guardano ogni giorno.

Cosa pensi cambierebbe se scattassi le ragazze in un riformatorio?
Forse il mio prossimo progetto avrà come protagoniste le ragazze. A quanto si dice le donne sono più estreme, più toste. In genere sono più ciniche e questo è il motivo per il quale risulta più difficoltoso avvicinarsi a loro. Ma sono solo voci, devo farmi un'idea da sola.

Studzieniec è un posto straordinario, uno delle quattro istituzioni europee che educano i ragazzi con attività come l'ippoterapia, per esempio. Si scopre come questi ragazzi siano davvero bravi a prendersi cura degli animali. Molti di loro si guadagnano qualche spicciolo realizzando dei mobili e prendendosi cura di piante. È incredibile come quel posto stia dando loro una reale opportunità per prendere le distanze dal cammino oscuro che avevano intrapreso.

Il direttore del riformatorio mi ha mostrato delle foto degli ospiti del riformatorio che risalgono ai primi anni del 20. secolo. è stato fantastico notare come assomigliassero ai ragazzi di ora: praticamente identici. Mi piacerebbe molto far vedere quelle foto in occasione del Mese della Fotografia a Cracovia.

Hai un fine specifico in mente?
Ho iniziato il progetto per curiosità, ora è diventata una missione. Ciò che mi sta a cuore è lavorare a stretto contatto con questi ragazzi. Ho capito che la loro autostima è praticamente inesistente, quindi io vado a trovarli, scatto loro delle foto, lavoro con loro a stretto contatto. Quando vedo qualcosa che mi piace non mi censuro, dico semplicemente 'fermo così, è bellissimo', o 'sei fantastico' e scatto. Per loro si tratta di una cosa incoraggiante. Ecco cosa posso offrir loro.

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Crediti


Testo Basia Czyżewska
Foto Zuza Krajewska

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