come si diventa mainstream senza svendersi?

Mentre JME e Skepta rappano una dichiarazione d’indipendenza e mostrano il dito medio ai poteri, sempre più persone accusano Jamie XX di sacrificare la sua credibilità per i soldi delle corporazioni. Quando, esattamente, ci si “svende”?

di Oscar Quine
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09 luglio 2015, 2:40pm

"Niente etichetta, Niente pr, Niente pubblicitari, Niente Manager, Niente parrucchiere, Niente make-up artist, Niente Instagram, Niente carne, Niente Latticini, Niente Uova & Niente Fluoro". Eliminate i veganismi e le preferenze sui dentifrici dalla bio Twitter di JME e avrete lo scarno manifesto dei Boy Better Know (BBK): una dichiarazione di indipendenza, un sentimento che scorre profondo attraverso l'etichetta discografica che lui e il fratello Skepta hanno fondato insieme a Wiley nel 2005. Fare da soli è stato il loro successo. L'anno scorso durante il Glastonbury Skepta si è esibito in una performance di That's Not Me in grado di definire un'intera carriera. Per lui si sta aprendo la strada verso il successo, mentre la BBK si sta ritagliando uno spazio nella cultura mainstream, mantenendo intatta l'integrità.

Nel frattempo, ogni cartellone pubblicitario e muri libero di East London (e non solo) è stato ricoperto con annunci pubblicitari di In Colours, l'ultimo album di Jamie XX. Dopo aver definito un nuovo genere musicale con The XX, Jamie si è dilettato con un po' di produzione e qualche remix qua e là, continuando ciò che lui, Romy Madley-Croft e Oliver Smil avevano abbandonato, e componendo alcuni dei migliori brani pop in circolazione. In Colour segue le orme della cultura rave anni '90 che da sempre caratterizza il suono del musicista, venendo celebrato non solo dalla critica, e aggiudicandosi anche un 9.6 da Pitchfork - il voto più alto dato quest'anno dal sito di recensioni musicali.

Non tutti seguono però questa tendenza agli elogi: una manciata di blog musicali e forum hanno massacrato In Colour come fosse una pelliccia a una convention di PETA. L'Executive Director di Noisey, Sam Wolfson (insieme ad alcuni esponenti della scena musicale) accusa Jamie XX di aver pescato liberamente elementi della cultura rave solo per fare una canzonetta pop di tre minuti adatta ad essere trasmessa alla radio, arrivando a definirlo "il Sam Smith della musica dance". Ahia.

A pendere sopra la sua testa è il peggior cartello possibile nel mondo musicale: "venduto". Un'etichetta apposta anche a molti altri prima di lui. Il crimine di "essersi venduti" è facile: dopo essersi costruito una credibilità grazie a una serie di lavori underground, l'artista scambia questa sua credibilità per una manciata di soldi - manco fossero fiches di un casino. Un esempio? Iggy Pop e la sua apparizione in una pubblicità di assicurazioni.

"Svendersi" implica una fondamentale ipocrisia: ci hai fatto credere di essere "x" quando in realtà ti sei comportato come "y". Prova a difenderti da quest'accusa con i tuoi pugni pieni di soldi. Questi "esponenti" della musica dance - alcuni tra i più puristi dei critici online - hanno fissato degli standard praticamente irraggiungibili, ma è proprio qui che sta il bello. Queste teste della musica dance che potete trovare sul retro del locale ad analizzare ogni rullante, ogni kick e hi-hat, reputano la loro conoscenza in materia come indissolubilmente superiore rispetto a chiunque si trovi ad apprezzare la musica sulla pista da ballo. Si posizionano come giudici preposti a una giustizia retributiva: si fidavano delle azione di questi musicisti e queste azioni sono state sacrificate in favore del soldo delle multinazionali. La loro risposta? Sgretolare l'integrità del gesto, cercando di mantenere elevati gli standard.

Se credete che il "pop" sia una forma valida quanto qualsiasi altra, allora sappiate che in questo c'è un certo snobismo. Jamie XX sperimenta da sempre diversi generi, quindi perché non riusciamo a concedergli tre minuti di canzone pop? Applicate questo concetto pensando ai giovani artisti: noi tutti dobbiamo pagare le bollette.

La conclusione logica a questo purismo è che i "veri" artisti fanno arte esclusivamente per loro stessi, il che, se ci si pensa, è un ossimoro. La presenza di un pubblico è una componente fondamentale dell'arte: senza di esso sei soltanto un individuo in una stanza in compagnia di una penna, un pennello o un pianoforte. Curare il tuo pubblico, pensare a chi siano i tuoi ricevitori e a chi sarà il prossimo a sfondare, è parte integrante del processo. È ingenuo pensare che il lavoro sia esclusivamente per l'artista stesso.

Probabilmente, viviamo in un'epoca in cui questo punto suona ridondante. Non abbiamo forse tutti accettato che sono i soldi a far girare il mondo?

Conosco fotografi che scattano immagini di prodotti e scrittori che scrivono comunicati stampa come principale fonte di reddito. Registi famosi girano costantemente pubblicità, ottimi attori appaiono in film di serie B e persino Marina Abramovic l'ha quasi fatta franca quella volta che è apparsa nel video di Jay Z. Abbiamo tutti delle bollette da pagare. È il talento a infonderci sicurezza quando sbarchiamo verso il mare dell'opinione pubblica.

Eccoci quindi al nocciolo della questione: va bene prendere dei soldi solo fino a quando continui a fare bene ciò che sai fare. Otteniamo tutti la reputazione che ci meritiamo, ma prima di iniziare ad accanirvi con murales sugli uffici delle lobby o iniziare a produrre riviste per le compagnie aeree, c'è ancora la questione di Skepta.

Un uomo con dei principi, ritto sulla schiena che non accetta ordini e che, seguendo le sue iniziative, ottiene una paga di tutto rispetto. Si può avere successo per niente ma si può cadere per qualsiasi cosa: un giorno sei sul palco con Drake e quello dopo torni tranquillamente a Tottenham. Siate onesti con voi stessi e mantenete i piedi ben piantati a terra: non dimenticate mai da dove venite.

Questo non è forse il collegamento più immediato che può venire in mente, ma quello che sta facendo Skepta è ciò che Robin Hood ha fatti prima di lui. Hood è il vero ribelle e la reputazione che gli abbiamo costruito resta salda e seducente nel nostro immaginario, così come quella dell'artista autonomo e indipendente. La verità è che Skepta, così come altri prima di lui, hanno ampiamente beneficiato di questa attitudine Robin-Hoodeggiante: da George Orwell - il vecchio studente dell'Eton College che sosteneva di essere un avido critico di quel sistema - fino ai Sex Pistols, Lady Gaga, KLF e Bansky. Il romanticismo dell'operare al di fuori del sistema concede al pubblico una dolce illusione di potenza, per un momento noi siamo loro: sfrenati, selvaggi e senza limiti, liberi per sempre da ogni forma di autorità.

E queste sensazioni non vengono trasmesse di certo per caso. Malcolm McLaren, il manager dei Sex Pistols, era un maestro nel marketing nonché seguace del "situazionismo", orchestrando alla perfezione ogni singola acrobazia. I KLF hanno bruciato milioni di sterline garantendosi una copertura a dir poco monumentale e un meritatissimo posto nella storia, quasi quanto il vestito di carne pseudo-Madonna indossato da Lady Gaga ai VMAs del 2010. Non dimentichiamoci di Bansky, nessuno sa quanto sia lucrativo per lui apparire come un outsider.

Poi ci sono persone come Bill Cunningham. Nel documentario Bill Cunningham New York, il fotografo dà l'impressione di vivere come un eremita nel suo appartamento ad affitto bloccato nel Upper West Side, circondato da scatoloni di negativi meticolosamente archiviati. Non ha mai accettato un solo centesimo dal New York Times, che pubblica suoi scatti delle settimane della moda da decadi poiché pensa che facendolo potrebbe compromettere la sua integrità. Un cinico potrebbe chiedersi il perché abbia deciso di partecipare al documentario se questo genere di fattori esterni sono così determinati nel suo processo creativo, eppure il comportamento di Cunningham è semplicemente troppo ottuso per poter fare una qualsiasi speculazione verso il suo interesse per i soldi. JD Salinger, che visse da recluso anche dopo il successo de Il giovane Holder, si distingue come altro ottimo esempio, così come Harper Lee.

Si tratta di casi rari. Cunningham sembra davvero ignaro del suo pubblico, mentre Salinger e Lee - recentemente tornata sotto i riflettori con la pubblicazione del suo secondo romanzo, circondata da punti interrogativi inerenti al consenso dell'autrice 89enne, ormai sorda e cieca - ne erano semplicemente positivamente avversi. Lee disse di aver pubblicato un solo romanzo perché, "non vorrei attraversare di nuovo la pressione e la pubblicità che ho ottenuto con Il buio oltre la siepe per nessuna ragione al mondo" e, più semplicemente, "perché ho paura".

Quindi, torniamo a Skepta, Non fraintendetemi, quello che hanno fatto lui e JME è ammirevole e sembrano guidati da un'incandescente indipendenza. Ogni volta che qualcuno cerca di spegnerla, questa brucia ancora più luminosa con due dita rivolte a quelli con i soldi e uno rivolto a chi li odia.

Se si ha la fortuna di fare ciò che si fa senza doversi svendere, allora è grandioso. Continuate così. In caso contrario, non faticate a provarci. Abbiamo tutti delle bollette da pagare. Per quanto riguarda me - uno scrittore squattrinato e piuttosto mediocre - , trovo sempre sollievo in questa massima di Oscar Wilde: "Se si vive all'interno dei mezzi a tua disposizione, si è privi di immaginazione".

Crediti


Testo Oscar Quine
Opera Christopher Dombres

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