una nuova era per courrèges

Parigi, la capitale che meglio rappresentare la rivoluzione che sta attraversando il mondo della moda, oltre a supportare i nuovi brand dà una seconda change a quelli storici. Incontriamo Arnaud Vaillant e Sébastien Meyer, gli stilisti dietro al...

di Alice Pfeiffer
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13 luglio 2016, 3:08pm

Con a capo i nuovi direttori creativi Arnaud Vaillant e Sébastien Meyer, Courrèges, il brand parigino futuristico degli anni '60, un tempo famoso per "far venire voglia alle madri di vestirsi come le figlie", sta attraversando una seconda giovinezza. Basta guardare la prima collezione del brand, presentata durante la Settimana della Moda a Parigi dove ogni modella indossava un solo capo sopra ad un semplicissimo body. Con 15 classici di Courrèges rivisitati (incluse le minigonne e le maglie che ricordano quelle dei biker) i designer sono riusciti a proporre un'abbigliamento di classe con un tocco radicale: "La nostra idea di eleganza è una filosofia e deve dare un senso di libertà anziché indicare un certo tipo di stile dedicato ad un mercato di nicchia," dichiara Vaillant mentre sorseggia un drink alla menta. Seduti comodamente su un divano in velluto all'Avenue - il lussuoso café nel cuore di Parigi, a Avenue Montaigne, dove ha sede anche Maison Courrèges - sembrano quasi fuori dalla realtà, quasi appena usciti da un film della Nouvelle Vague.

Entrambi i designer sono cresciuti nel Sud della Francia, e ne sanno qualcosa di che cosa significhi essere degli outsider rispetto alla capitale francese snob. "Sognare Parigi da lontano te la fa amare di più. Noti cose che chi è nato qui dà per scontate: la sottile vena di follia che scorre nelle vene di ogni parigino, la loro decadenza disinvolta, il loro modo di essere cool, la loro cultura," dice Meyer. La coppia si è conosciuta alla scuola di moda parigina Mod'Art, e Vaillant lavorava come visual merchandiser per Chanel e Balenciaga prima di fondare la loro label, Coperni, nel 2013. Il nome deriva dall'astronomo prussiano Copernico, un modo scherzoso per indicare il loro amore per le linee futuristiche e il rigore matematico - una strana coincidenza se si pensa al loro ultimo incarico. 

Il brand fu subito notato per il suo minimalismo chic unito alla comodità degli abiti, un mix che fa la differenza in un modo della moda dominato ora dallo sportswear di lusso. Per capi ricorrenti come camicie svasate e pantaloni skinny, i ragazzi sembravano già seguire la scia di André Courrèges e il successo non si è fatto attendere. Solo un anno dopo il lancio di Coperni ottennero l'ANDAM Award. Un anno dopo, dopo essersi candidati per l'LVMH Prize nel 2015, sono stati presi da Courrèges, il che li ha costretti a rinunciare alla corsa per il premio e a mettere il brand in pausa. "È successo tutto così velocemente e ci sembrava la cosa giusta perché Courrèges è vicino al nostro DNA. È la naturale continuazione di ciò che avevamo iniziato, ma su una scala che non saremmo stati in grado di intraprendere da soli," dice Meyer.

Per quanto riguarda invece il rilancio del brand anni '60, non ci poteva essere momento migliore: non solo la Francia stava iniziando a infondere nuova vita all'interno di brand come Moynat, Schiaparelli e Vionnet, creando la giusta atmosfera per i revival, ma da Louis Vuitton lo spirito anni '70 di Nicholas Ghesquière stava dando un nuovo volto alla moda che andava perfettamente d'accordo con quello di Courrèges. Trasformare la vecchia casa di moda in un nuovo business fiorente però, non è altrettanto semplice come trovarsi al posto giusto al momento giusto. "Quando ti trovi davanti ad un'eredità così grande non puoi rielaborarla in modo scontato. Devi ripensare a come la loro filosofia si traduce in un contesto moderno," racconta Vaillant, riferendosi ad esempio all'utilizzo del bianco nella prima collezione di Courrèges, che coincideva con la nascita della lavatrice. "Il futuro è inevitabilmente un riflesso del clima attuale," aggiunge Meyer.

Certamente la potenza della visione di Meyer e Vaillant non è semplicemente un riflesso di ciò che era un tempo André Courrèges, ma il tentativo di immaginare ciò che il fondatore avrebbe fatto se avesse disegnato abiti nel 2016. (Lo stilista è mancato l'8 gennaio di quest'anno, all'età di 92 anni.) Per la loro collezione di debutto la loro riflessione si è materializzata sotto forma di tessuti high-tech, un aspetto che stanno approfondendo e che vorrebbero espandere; kimono con cassures (incisioni nel tessuto), gonne composte da due strati di tessuto tenuti assieme da bottoni a pressione, e la lista potrebbe essere ancora lunga: anche se è chiaramente futurista, il nuovo Courrèges si rifà a un futuro non troppo lontano. "Il futurismo non ha bisogno della fantascienza, potrebbe rappresentare già il prossimo anno," dice Vaillant. Tutto ciò si traduce in una collezione che al primo impatto non è high tech, ma sembra indicare con forza la necessità di trovare nuovi stili di vita. Il commercio affiancato alla comodità (con stile)? Sarà questo il futuro?

Crediti


Testo Alice Pfeiffer
Foto Letty Schmiterlow 
Moda Max Clark 
Capelli Kiyoko Odo using Bumble and Bumble
Trucco Ciara O'Shea at LGA Management using YSL Beauté 
Production Julie Velut at Artistry London
Assistenti fotografia Yi Chen, Scott Gallagher
Assistenti moda Bojana Kozarevic, Louis Prier-Tisdall
Stampato da Luke at Touch
Modella Molly Bair at Elite
Molly indossa giacca Courrèges

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