in onore di robert smith, santo patrono dei teenager goth di tutto il mondo

Durante la sua adolescenza lo scrittore Patrik Sandberg pensava al cantante dei Cure Robert Smith come suo amico immaginario.

di i-D Staff
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23 dicembre 2015, 9:55am

Robert James Smith è nato a Blackpool nell'aprile del 1959, poco più di 25 anni prima di me. Entrambi siamo cresciuti secondo i precetti cattolici ma poi siamo diventati atei. Quando eravamo piccoli entrambi indossavamo vestiti da donna, venivamo picchiati dai nostri amici maschi e i nostri tutor scolastici ci hanno diagnosticato una "crisi di personalità", e sospesi per cause legate al nostro comportamento nei confronti della religione. Non ho mai realizzato tutte queste cose fino a quando ho iniziato a scrivere questo articolo. Quando eravamo piccoli abbiamo entrambi preso lezioni di pianoforte e chitarra, solo che lui, da quanto sembra, era migliore di me.

Ricordo che, quando avevo 12 anni, avevano annunciato che i Cure avrebbero suonato ad un concerto di Natale per la stazione radio alternativa di Bay Area, "Live 105". Quando i miei genitori mi hanno impedito di andare mi sono chiuso nella mia camera e ho minacciato di suicidarmi (il fatto che le Hole e gli Smashing Pumpkins fossero anch'essi al concerto non aiutava). Ho provato a saltare fuori dalla finestra, ma non sono riuscito a capire come togliere il vetro.

Ero un adolescente gay e goth che viveva nella periferia americana; ero arrabbiato, scettico, paranoico, isolato - ero attirato dalla misteriosa grandezza di Robert Smith. Era quasi come un amico immaginario.

C'è un senso di stupore, che si origina per la prima volta durante l'infanzia quando vedi un Muppet che apre gli occhi e parla, o quando Roger Rabbit esce dal cartone ed entra nel mondo reale, che è parte dell'aura mistica di Robert Smith che mi ha sempre fatto effetto. È come Topolino, come se le sue storie d'amore, i suoi incubi e le sue torture ti facessero strappare le budella, o come se un coltello a serramanico ti squarciasse l'anima e ti spezzasse il cuore con ogni buffo personaggio dei cartoni animati, facendoti sentire meno estraneo al mondo, o ancor meglio, estraneo al mondo ma felice di esserlo.

Lavorando nel mondo dell'editoria il mio compito è sempre stato quello di scovare personalità interessanti. Ogni volta che ho tentato di convincere a dare visibilità a Robert sono stato rassicurato con una promessa mai mantenuta. (Morrissey, d'altro canto, non scompare mai dalla luce dei riflettori ed espone con frequenza regolare le sue opinioni bigotte. Forse è per questo che si sente così giovane. Robert invece sembra esistere in un altro spazio-temporale.)

Nella prima stagione di South Park del 1998 Robert appare in un episodio intitolato "Mecha-Streisand." Nell'episodio, basato sui popolari film di fantascienza giapponesi con i grandi mostri come Godzilla e Distruggete Kong! La Terra è in pericolo!, Robert fa la sua apparizione per combattere e distruggere una Barbra Streisand imperiale e maniaca di sé in versione Godzilla meccanico. Per i fan dei Cure questo è stato uno strano modo di ritrarre Robert: salvatore, sfavorito, una poetica creatura nascosta che ogni tanto emerge da una crisalide per portarci sulla retta via e salvarci dalle miserie del pop moderno.

Il metodo di Smith è un anatema per il modo in cui la maggior parte delle star della musica si comportano (e programmano strategie di mercato), specialmente al giorno d'oggi. Robert ci ricorda il potere del mistero e delle emozioni assurde che accompagnano una rivelazione. Sparisce senza lasciare traccia e riemerge con rumori assordanti che ti ricordano quando fragile e terrificante sia la tua vita,e in questi momenti le lancette dell'orologio si fermano.

L'incantesimo malinconico di Robert si espande tra le generazioni come una ragnatela, toccando punti diversi e connettendo la cultura dark. In altre parole si può dire che i fan dei Cure si conoscono l'un l'altro. Sono stato a diversi concerti dei Cure, ma ho visto Robert da vicino solo una volta. I Cure hanno suonato al Coachella e Robert è uscito dal suo caravan per vedere la performance dei My Bloody Valentine. Nel momento in cui Kevin Shields e Bilinda Butcher hanno iniziato a suonare la chitarra, creando ondate sonore paralizzanti che alteravano lo spazio circostante, Robert si è girato verso il suo amico e ha scrollato le spalle, alzando gli occhi al cielo. Solo allora la gente ha iniziato a notarlo. Il pubblico sull'attenti non riusciva a distogliere lo sguardo dalla nostra icona dark, ha subito tirato l'iPhone fuori dalle tasche e, in soli due secondi, lui è svanito.

Nella moda le persone si vestono di nero senza capire la cultura delle emozioni che c'è dietro. Essendo l'icona del goth, Robert ha dato a milioni di persone la parvenza di poter entrare in un mondo di cui loro non avevano la fortuna di capire. Robert avrebbe posto fine ad ogni sua amicizia durante la registrazione di album come Disintegration. Avrebbe preso LSD e incanalato nel sound reali impulsi suicidi. NME ha descritto Pornography come un album "assassino". Le critiche hanno dato terribili recensioni alla band, dicendo loro che ormai era tempo di "rallegrarsi". Ad ogni modo, la tristezza di Robert tende ad eclissare le sue altre caratteristiche: il suo senso dell'umorismo, la sua gioia, il suo trovare piacere nell'indifferenza e la sua abilità di trovare divertimento nell'oscurità. Ha minacciato molte volte di interrompere il tour, e le grandi masse di pubblico lo hanno portato sull'orlo di un crollo nervoso. Robert Smith è la mia icona di stile, ma questo non ha per niente a che fare con il modo in cui si veste, nonostante il fatto che io abbia adottato la sua stessa inclinazione per jeans neri, T-shirt dei fumetti e Nike Air Force One bianche. (Quasi vent'anni dopo quella volta in cui mi sono chiuso in camera, sono passato dall'essere quell'adolescente finocchio pseudo-suicida sul lastrico a finire per caso vestito come lui.) Ma questa eterna onestà e sfacciato disprezzo per le pressioni sociali lo hanno reso una persona con più stile di chiunque altro. Non sbaglia un colpo.

Crediti


Testo Patrik Sandberg
Foto Richard Bellia

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