​kelsey bennett ci parla di sesso, violenza e della nostra ossessione per la tecnologia

L'artista ci parla di Glory Hole, la sua ultima installazione allo SPRING/BREAK Art Show.

di i-D Staff
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21 marzo 2016, 10:35am

Servendosi dell'espressione glory hole, l'ultima installazione dell'artista femminista Kelsey Bennett è una meditazione sulla sessualità umana nell'era della tecnologia. La mostra, co-curata dalla sorella Rémy e dall'artista Kaitlyn Parks, si può visitare allo SPRING/BREAK Art Show di quest'anno a New York. Glory Hole è un progetto immersivo che unisce lavori molto diversi tra loro, con temi che vanno da webcam girl cannibali alla carne in via di putrefazione. Esplorando i concetti di sessualità e saggezza, Kelsey espone una serie di stampe lenticolari chiamata Mother May I, che raffigura un gruppo di angeli dai marcati tratti sessuali e una santa posizionata su un altare costruito dal partner di Kelsey. Abbiamo fatto due chiacchiere con l'artista, toccando argomenti come il sesso, la violenza e la nostra crescente ossessione per la tecnologia.

James Concannon

Qual è l'idea alla base di Glory Hole?
Sapevamo che avremmo voluto che tutti gli artisti realizzassero la propria installazione immersiva che avrebbe ospitato le loro opere. La componente interattiva è sempre stata la chiave del progetto. Affrontando temi come la violenza, l'intimità, l'ossessione, volevamo che non ci fossero confini tra lo spettatore e l'arte.

Perché questo nome?
Questo termine ha una connotazione sconcia, erotica, e divertente. Significa moltissime cose. L'esperienza collettiva con un glory hole implica un certo grado di anonimità, simile a quella di un confessionale e delle iterazioni via internet. L'unica differenza è che nel nostro glory hole non vi è spazio per la vergogna. Il sesso per noi va onorato e idolatrato. 

Cosa ti ha attirata dello SPRING/BREAK Art Show?
Abbiamo visitato la mostra per moltissimi anni e adorato il fatto che si tenesse sempre in posti che sembrano sfondi improbabili per una mostra. Sapevamo che gli artisti che avevamo scelto avrebbero fatto qualcosa di folle e interessante in uno spazio simile: le stanze abbandonate di un ufficio postale.

Come hai scelto gli artisti da coinvolgere nel progetto?
Sapevamo quali artisti avrebbero capito l'importanza di creare delle opere aperte e interattive. Sono stati brillanti: hanno creato dei veri e propri mondi a sé stanti, autonomi, invitando gli spettatori a metterci piede. Per esempio, mia sorella Rémy Bennett e Anna del Gaizo hanno proiettato un'anteprima del loro corto Eat Me, che parla di una webcam girl cannibale. Per la mostra hanno ricreato la camera da letto della protagonista, invitando gli spettatori a mettersi sotto le coperte mentre guardavano il film.

Qual è la tua opera preferita e perché?
Wow! Questa è tosta. Non ne ho una preferita. Maria Candanoza a creato una scatola, una Glory Hole commemorativa che contiene singoli oggetti, cimeli, ricordi di ogni artista della mostra. Per esempio, per la serie Girls in My House di Tavf Sampson e Nick des Jardin, Maria ha creato un mazzo di carte da gioco, mentre per la serie Sorry Saints che abbiamo realizzato io e Michael, ha pensato a dei santini. Il lavoro di ogni singolo artista è rappresentato in un modo incredibilmente creativo e intimo. La scatola è in vendita ed è possibile vederla nel negozio di Maria, Objectify-139.

Puoi parlare della tua opera?
Le stampe lenticolari che ho esposto sono tratte da Mother May I, una serie che parla di sesso e saggezza. Le immagini ritraggono angeli dai tratti sessuali marcati che sono padroneggiati da una santa posizionata sopra un altare costruito da me e il mio compagno, Michael. Ho chiesto alle persone di fare offerte all'altare. Gli oggetti che sono stati donati includevano boccette di profumo, manette, poesie, carte di credito, una mela marcia, e, ovviamente, palline anali.

Cosa pensi che queste opere ci dicano riguardo alla nostra ossessione con la tecnologia?
Brooke David usa la carne come modello per i propri dipinti. Una volta che la carne inizia a marcire, ha finito. Il mondo della tecnologia è un mondo nel quale nulla scade, nulla va a male. C'è qualcosa in tutto questo che placa la nostra paura della morte, ma c'è anche qualcosa di profondamente solitario. Non c'è polso, niente battito. Le transmutazioni umane digitali di Sam Cannon sono un esempio visuale perfetto di questo dilemma.

Come possiamo trovare il giusto compromesso tra la nostra ossessione per la tecnologia e il nostro bisogno di intimità?
Accettiamo il fatto che il mondo naturale che conosciamo continuerà ad evolvere rapidamente con il mondo tecnologico che stiamo inventando, ma dobbiamo anche ricordarci che la tecnologia non è un bisogno umano primario.

Le opere di questa mostra fanno riferimento al sesso, alla violenza. Potresti dirci di più sul loro significato?
Il bisogno impellente di seguire i nostri istinti primitivi, sessuali e violenti deve essere domato per poter vivere in società, ma questi istinti ci sono ancora. Sono parte di noi e aspettano di venir sfogati. Schiacciarli è innaturale e quando lo si fa sfociano inevitabilmente in perversioni, che rendono il comportamento umano particolarmente interessante. Quando vengono espresse attraverso l'arte, c'è onestà, una grande umanità.

Assumono un significato diverso per le donne?
La collettività ha un'opinione completamente errata di cosa significhi essere donne. Questo perché spesso è una concezione che viene espressa da una prospettiva maschile sia nell'arte che nella nostra società. Quando una donna rivendica l'opportunità di poter esprimere la propria sessualità e violenza attraverso l'arte, danno nuova vita a un'opinione obsoleta. Il film e l'installazione di Remy Bennett affrontano il tema della violenza sovvertendo i ruoli di genere negli horror tradizionali. In particolare, creano un'immagine di estrema violenza in cui è l'uomo a diventare un oggetto, non la donna come accade di solito. Glory Hole, tuttavia, non mina l'importanza della prospettiva maschile sulla sessualità. Il lavoro di James Concannon, in cui espone preservativi usati, è sessualmente carico, aggressivo, ma anche vulnerabile.

Che esperienza volevi vivesse lo spettatore?
Volevamo che si sentissero partecipi, nostalgici nei confronti di un luogo e un tempo più strani, particolari.

E cosa ci dobbiamo aspettare in futuro?
Il mio partner, Michael Bible, è uno scrittore e spesso lavoriamo assieme a dei progetti. Ha scritto un racconto breve su una vera e propria guerra tra sessi e io ho scattato delle foto dei personaggi. Pensiamo di adattarlo a una sceneggiatura. Oltre a questo, Michael e io stiamo lavorando allo sviluppo di una serie web queer con l'attivista e performer Jacob Tobia.

Alcuni lavori di Glory Hole possono essere visti e acquistati sul sito di Spring/Break..

Crediti


Testo Tish Weinstock
Foto su gentile concessione di Kelsey Bennett
Nick Des Jardins, Tafv Sampson
Opera di James Concannon
James Concannon
Michael Bible, Kelsey Bennett
Foto di Jacqueline Verdugo per BFA
Opera di Kelsey Bennett
Anna del Gaizo, Rémy Bennett
Opera di Maria Candanoza

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