il sublime alieno di dafne boggeri

Chiediamo all’artista italiana di raccontarci la sua pratica collettiva, il suo coinvolgimento nella comunità LGBTQAIXYZ e come fare cultura in modo onesto ed ecologico.

di Gloria Maria Cappelletti
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01 maggio 2017, 12:15pm

Ovidio racconta del mito di Dafne nella sua opera "Le Metamorfosi", un poema che narra di persone e cose che si trasformano in altro, cosi la ninfa Dafne per sfuggire all'amore pressante di Apollo si trasforma in un albero d'alloro, simbolo ancora oggi di vittoria e coraggio. Questo processo dinamico di trasformazione e metamorfosi ci ispira profondamente e lo troviamo perfetto per comprendere l'epoca fluida in cui viviamo, per rivitalizzare e mettere in discussione paradigmi ormai obsoleti in qualsiasi sistema di pensiero. D'altronde lo abbiamo scritto più volte e non ci stancheremo mai di affermare che siamo per i processi dinamici pluridiscorsivi e la transgenderizzazione di tutto.

La mostra LIANE~LINEA~ALIEN di Dafne Boggeri, nostra ninfa dell'arte contemporanea, ci parla di trasmutabilità di tutte le forme, di molteplicità degli elementi, di relazioni visibili e invisibili, di creazione artistica collettiva in cui ogni elemento del lavoro condiziona gli altri, dando vita a un dialogo tra storie, persone, oggetti e segni. Queste metamorfosi più o meno evidenti ci permettono di osservare la realtà scoprendo prospettive imprevedibili e apparentemente illogiche, ad esempio i caloriferi sparsi nello spazio di Marsèlleria diventano gli enti perfetti in cui arte e vita si confondono.

Sei un'artista poliedrica e mutante, iniziamo a conoscerci parlando della tua personale LIANE~LINEA~ALIEN. Ci racconti questo gioco di parole
Il titolo è un anagramma che è emerso nella comunicazione con la curatrice Giulia Tognon, raccoglie tratti fondamentali del progetto, lanciando la triangolazione in cui si sviluppa: una mostra, una serata di screenings BLACK MARIA cinema e PAAUW, performance sonora corale conclusiva.

La mostra ha inaugurato il 19 aprile nello spazio Marsèlleria in via Rezia, durante l'opening si è svolta anche una performance site-specific del gruppo inglese Stasis ed è stato allestito un display per il libro Born in Flames di Kaisa Lassinaro. LIANE~LINEA~ALIEN è un'opportunità per mettere insieme un corpo di lavoro che si è sviluppato negli ultimi anni e che fa dell'invito e del rilancio alla collaborazione parte della pratica stessa.

Venerdì 5 maggio al Cinema Beltrade sarà il turno della rassegna BLACK MARIA cinema con un documentario sulla teorica americana Donna Haraway: Story Telling for Earthly Survival di Fabrizio Terranova (2016), il film sci-fi femminista Born in Flames di Lizzie Borden (1983) e fino a mezzanotte il Dj set di Maria Guggenbichler, il cocktail misterioso Dry Eye ed interventi site-specific che occuperanno per la prima volta anche il campo da basket adiacente al Cinema.

Mentre il 19 maggio il ciclo si concluderà con PAAUW, un momento sonoro con TISANA, formazione nata insieme a Isamit Morales e Adele H e la partecipazione di Babakoto - già Sequoyah Tiger - Hazina - side project della produttrice Petit Singe - e Elena Radice con il mantra ipnotico di Internet Words.

Qual è l'oggetto più profondo e complesso esposto in questa mostra?
Un pupazzo che imita E.T., posizionato su una piattaforma rotante e che ha come background uno Straccio Feticcio, riproduzione di un tessuto tipico del Sud Africa prodotto in Olanda. Il pupazzo ha già di per sé una forma quasi scultorea che catalizza l'attenzione per come trascende la storia dell'arte, nel suo essere buffo ma con una certa credibilità. L'oggetto ed io ci siamo trovati al mercato delle pulci di Porte de Clichy, a Parigi, qualche anno fa e nello scoprirci sono emersi degli aneddoti fondamentali: Il film E.T. the Extra-Terrestrial, prodotto e diretto da Steven Spielberg, fu proiettato in anteprima a Houston nel 1982, per poi essere presentato, fuori concorso, al 35° Festival di Cannes. Spielberg diede diverse istruzioni per la creazione dell'alieno protagonista: E.T. sarebbe stato alto solo un metro, avrebbe avuto collo telescopico e piedi massicci. Nel gennaio del 1981 Carlo Rambaldi (1925-2012) l'esperto di effetti speciali che aveva già collaborato con il regista, costruì un modello a grandezza naturale di E.T. in creta, il cui volto si ispirava alle fisionomie di Sandburg, Einstein ed Hemingway. Per questioni di luci di scena si optò per il colore beige. I diversi modelli impiegati sul set furono costruiti con uno scheletro di alluminio e ferro ricoperto da diversi strati di fibra di vetro, poliuretano e gomma. Il prodotto finale venne realizzato in tre mesi ad un costo di 1.500.000$. In corrispondenza della presentazione del film, una ditta di giocattoli francese venuta illegalmente in possesso di alcune informazioni sull'aspetto finale dell'alieno protagonista del film, diffuse sul mercato nazionale un modello del pupazzo in plastica alto 24 cm., che avrebbe dovuto riprodurre le qualità estetiche dell'originale progettato da Rambaldi. Il modello fu prodotto in tre colori diversi: beige, verde salvia e marrone scuro. Il pupazzo Made in France avrebbe dovuto mimetizzarsi con il merchandising ufficiale del film per sfruttarne la popolarità, ma l'operazione commerciale finì con il sequestro di tutti i prodotti e la loro immediata distruzione, causa violazione del copyright della Universal City Studios Inc. Sembra che un solo esemplare sia sopravvissuto all'estinzione.

Credo ci siano zone intere della realtà di cui non sappiamo nulla. Viviamo con gli alieni senza rendercene conto?
Ho fatto coming-out a 15 anni, nello stesso periodo ho iniziato a dipingere con gli spray, vivendo per 10 anni di notte momenti che svanivano di giorno, in un contesto Hip-Hop che faceva resistenza a includere componenti femminili. Quando ti rendi conto di vivere in un sistema che ti percepisce come 'contronatura', a vari livelli, non è difficile simpatizzare per la squadra degli alieni, chiedendoti se forse non ne stai già facendo parte, insieme a molti.

Tendi al Bello o al Sublime?
Tendo al Sublime, il cui verbo mi accompagna spesso nei momenti di difficoltà. Ha l'effetto di un potente antidoto.

Credi in un'autonomia estetica oppure l'opera d'arte ha sempre bisogno di un contesto?
Credo ad entrambe le posizioni se il risultato vale l'esperienza.

Nel 2013 hai fondato SPRINT, salone di editoria indipendente e d'artista. Ci vuoi raccontare com'è nato questo progetto e come si è trasformato negli anni?
_\|/_ è nato in sinergia con O', un luogo storico delle realtà no-profit di Milano. Nel 2012 Sara Serighellli, direttrice dello spazio, mi ha invitata a pensare ad un progetto di mostra e questa opportunità si è trasformata in FULL MOON SALOON, una serie di 13 incontri che si sono svolti nel corso dell'anno, uno per ogni notte di luna piena. I diversi episodi hanno raccolto collaborazioni con artisti visivi, musicisti, performers e la 12° puntata è stata dedicata ad una selezione di Edizioni Straordinarie con i contributi delle realtà: Barokthegreat (Verona), Bestialo Culapsus (Caracas), Blood Becomes Water (Sofia), Jessica Gaudino (Londra), Debrouiller (Milano), Mino & Annete (Milano), Shame - Camilla Candida Donzella (Milano), Sonja Cvitkovic (Berlino), Tipografia Testamento (Ravenna). Questa occasione ci ha permesso di testare un formato che si è poi amplificato con SPRINT, una piattaforma di scambio sul tema dell'editoria indipendente a più livelli, dalla zine autoprodotta fotocopiata, al libro rilegato e con il codice a barre. Oltre alla fiera non-profit, che quest'anno si terrà dal 25 al 26 novembre, già da venerdì 24 si attiveranno una serie di contenuti che aiuteranno a diramare lo sguardo sul tema, per provare ad affrontarlo anche da punti di vista laterali. La prossima sarà la quinta edizione ma sin dall'inizio abbiamo ragionato su una formula che si alimenta di fattori costanti, una ricerca continua che permette di creare relazioni tra fenomeni attuali e storici e la grande volontà di riunire fisicamente la maggior parte dei fautori di questi progetti. L'obiettivo è attivare uno scambio a portata di 'avambraccio', nel caso degli espositori selezionati per la fiera, o ancora più ravvicinato per chi contribuisce ai talk o alle mostre. In questi anni abbiamo anche: presentato a più riprese una selezione di materiale rarissimo dalla collezione di Giorgio Maffei; ospitato il workshop sul movimento Palestra Espressiva del gruppo performativo Barokthegreat, che dalla serie di incontri annuali ha ricavato una collana di piccole pubblicazioni; raccontato storie trasversali con lo Slide Show di Charlotte Cheetham; inaugurato la mostra Tomorrow I Could Say Something Else della straordinaria Nathalie Du Pasquier; invaso il 'gold basement' per seguire i talk queer femminista di Jessica Gysel, Girls Like Us e Giulia Vallicelli con Speed Demon e altre esperienze dal suo incredibile archivio di zine; raccolto libri tematici su un futuro sostenibile per la biblioteca ASAP Research Library, dell'artista Lia Cecchin; assistito all performance Fabric Form di Xin Cheng, curata da Caterina Riva; attraversato l'installazione fumogena Ysland, di Derek Di Fabio; partecipato ai workshop di stampa risograph di Pierrick Brégeon e Clément Rouzaud, coordinati da Elena Radice; avvicinato la poesia contemporanea con IDIOLETTA, a cura di Mattia Capelletti e Costanza Candeloro, con la mostra e live action del gruppo LGGSB (Gaia Vincensini, Loren Kagny, Giulia Essyad, Sabrina Röthlisberger); ascoltato l'istallazione sonora di Félicia Atkinson, che oltre ad essere un'artista visiva e musicista ha fondato con Bartolomé Sanson la casa editrice Shelter Press; e ci siamo abbandonati a Dire cose con le parole su cose a cui non piacciono le parole di Gilda Manfring ...

Questi sono alcuni pezzi del libro? sole? pianta? ruota di bicicletta? ventaglio? che hanno composto _\|/_

Quali sono per te gli spazi alternativi che fanno resistenza culturale più interessanti in Italia?
Non li definirei alternativi, ma sono luoghi che compongono una mappa 'della sopravvivenza' in un panorama molto complicato. Fra gli altri ne sono un esempio: Localedue, Gelateria Sogni Di Ghiaccio e Raum con il festival Live Arts Week, curato da Xing a Bologna; Almanac e Clog projects a Torino; In Fact And In Fiction a Brescia; Armada, Fanta e Tile a Milano.

È più opportuno parlare di resistenza culturale o aggregazione culturale? È più efficace resistere o aggregarsi?
Credo che nella situazione attuale l'urgenza sia quella di parlare su come fare cultura in modo onesto ed ecologico, rispettando il più possibile tutte le figure che ne compongono l'ecosistema. Questo aspetto sarebbe già di per se rivoluzionario oggi. Purtroppo noto un certo inquinamento nelle dinamiche e nei contenuti, che tende ad uniformare e ad appiattire sia le istituzioni che gli spazi occupati. Mi chiedo quale sia la differenza fra Macao e Base, a parte che in uno si limona di più… se questo è il livello di legittimazione allora penso che in Italia ci sia una questione in più sulla quale interrogarsi, oltre all'urgenza di una visione sulla promozione e sul sostegno culturale, quella relativa a come ci immaginiamo le relazioni interpersonali, a come proiettiamo il nostro desiderio, ai modi che abbiamo per esprimerci autenticamente. Rispetto alla mia esperienza resistere ha coinciso con la costruzione di fondamentali alleanze.

Ci racconti il tuo coinvolgimento con la realtà queer Tomboys Don't Cry?
Tomboys Don't Cry è nato nel 2011 in collaborazione con Dj S/HE. Entrambә ci siamo formatә con l'esperienza della Pornflakes Queer Crew ed esaurita quella fase abbiamo continuato a sviluppare delle strategie non commerciali che potessero coinvolgere una comunità LGBTQAIXYZ aperta e fluida in momenti di aggregazione varia. Nelle avventure che organizziamo spesso la musica è fondamentale e nel tempo una serie di persone che ci seguivano, ballando come scatenate, si sono poi trasformate in ottime Dj come Alieni, Ashasha, Azza, Isamit Morales. Questo è un aspetto fondamentale: spingere ad abbattere le distanze che a volte sono solo simboliche. Il prossimo incontro sarà il 24 giugno per celebrare lo Stone Wall, nella parata di giorno e al Love di notte.

marselleria.org

Crediti


Testo Gloria Maria Cappelletti
Foto Alessio Costantino
Un ringraziamento speciale a Marsèlleria