Pubblicità

paul smith si racconta

Abbiamo incontrato il cavaliere della moda a Firenze in occasione di Pitti Uomo 92 e ci ha raccontato di quando intervistò Rei Kawakubo e del perchè il mondo ha bisogno di nuova energia creativa.

di Gloria Maria Cappelletti
|
22 giugno 2017, 7:25am

Non capita spesso di chiacchierare con un vero cavaliere dal twist ironico e irriverente. Abbiamo incontrato Sir Paul Smith a Firenze in occasione di Pitti Uomo, dove ha presentato la sua linea PS by Paul Smith, ispirata questa stagione dall'immagine multitasking di un grande polipo che, come il designer, snoda i suoi tentacoli colorati tra mille passioni: moda, arte, fotografia e musica, da ascoltare rigorosamente su dischi in vinile.

Sir Paul è un vero eccentrico, non tanto nel vestire - quando lo incontriamo indossa una camicia bianca come fosse una tavolozza candida su cui immaginare fantasie libere - quanto nel modo di pensare e condividere aneddoti sorprendenti. Ci racconta che nei primissimi anni ottanta era in Giappone e faceva parte di quel gruppo di giovani creativi che hanno scritto pagine di storia della moda imprescindibili, tra cui Rei KawakuboYohji Yamamoto. "Nessuno di loro sfilava ancora a Parigi, presentavano le loro prime collezioni a Tokyo e poi alla sera ci trovavamo nei locali più underground tra feste e karaoke improvvisati. Mi sentivo molto Lost in Translation, perché ero l'unico del gruppo a non parlare giapponese ma in qualche modo ci capivamo benissimo e i nostri rapporti di amicizia e stima si sono mantenuti nel tempo". Proprio per questo motivo Sir Paul, giornalista per caso, ebbe il piacere di intervistare Rei nel 1992, una conversazione onesta e memorabile che fu pubblicata su Dazed, in un numero che lui stesso curò "quando Rankin e Jefferson Hack erano all'inizio della loro avventura editoriale e avevano bisogno di una mano".

"La rivoluzione digitale e le nuove tecnologie non stanno aiutando i giovani designer". Sir Paul crede che troppa visibilità sui social inneschi un meccanismo di voyerismo ossessivo che toglie spontaneità, condannando i più giovani ad un confronto continuo. Ci si guarda tutti troppo e ci si sente obbligati a produrre in modo eccessivo. "Quando ho iniziato la mia collezione era un periodo in cui tutti lavoravamo in modo più spontaneo, ci si potevano permettere eccessi, sperimentazioni e tempistiche che oggi farebbero rabbrividire le grandi aziende. Mantenere una visione personale è fondamentale, bisogna amare il proprio lavoro senza guardare quello degli altri, divertirsi nel farlo e spesso assumersi dei rischi." Per questo Paul Smith è rimasto con grande orgoglio un brand indipendente, evitandosi innanzitutto reazioni allergiche alle regole del marketing.

"Nel mio ufficio stile l'unica regola è quella di sperimentare divertendosi e chiedo al mio team di confrontarsi con la sensualità della materia piuttosto che lavorare su schermi digitali. Sono appassionato d'arte e sempre affascinato dai lavori di Robert Rauschenberg, dai suoi collage e sovrapposizioni, l'accostamento sapiente di tela, stampe fotografiche, ritagli di giornale, frammenti di cose trovate per caso". Lo stile di assemblaggio ultra materico di cui parla Sir Paul è molto vicino all'immaginario del nostro The Creativity Issue, e il suggerimento di tornare a produrre in modo custom-made e indipendente è spesso supportato tra le righe del nostro giornale. "Molte aziende decidono di produrre i propri capi in paesi dove si trova manodopera a basso costo. Questo non è il motivo per cui i ricami delle mie collezioni sono spesso realizzati in India. Ho trovato dei laboratori in quel paese che hanno mantenuto delle tecniche antiche e sapienti. Spero che i giovanissimi vogliano continuare queste tradizioni."

"Incontro molti studenti di moda e la prima cosa che gli dico, spiazzandoli, è che il mondo non ha bisogno di nuovi designer o nuovi negozi nelle vie del lusso. Il mondo ha bisogno di entusiasmo e persone che possano suscitare nuove emozioni. Se sapranno amare il loro lavoro riuscendo a esprimere le loro vere intenzioni creative, allora diventeranno dei bravi designer e potranno condividere con il mondo il loro carisma e la loro passione." 

Crediti


Testo Gloria Maria Cappelletti
Immagini su gentile concessione Paul Smith

Tagged:
intervista
Rei Kawakubo
Paul Smith
Pitti Uomo
pitti
ps by paul smith
pu 92