arte

domenico de chirico ci parla di dama, la nuova fiera d'arte dalle gallerie per le gallerie

Abbiamo incontrato il curatore dietro al progetto Dama, dal 3 al 6 novembre a Torino.

i-D Staff

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Tranchant, senza mezzi termini quando si tratta di stroncare un'opera, così come lo stato d'avanzamento dei lavori di ristrutturazione del condominio. Votato per natura ad assumere rischi, lavorando con artisti emergenti e ancora non immolati sull'altare dell'hype, una sparuta categoria di cui fa lui stesso parte, anomalo curatore italiano under 35 con all'attivo mostre in mezza Europa. Un'ironia tagliente e una sensibilità artistica trasversale, riconosciuta da curatori, artisti e collezionisti soprattutto all'estero, Domenico De Chirico è un animale raro nel panorama faunistico-curatoriale italiano. Per questo I-D ha scelto di intervistarlo, in quanto curatore dietro al progetto di DAMA, dal 3 al 6 Novembre a Torino. E in quanto mio coinquilino.

14 artisti provenienti da 10 gallerie italiane e internazionali, chiamate ad esporre delle opere funzionali allo spazio dal quale sono ospitate, in questo caso il Palazzo nobiliare Saluzzo Paesana: come c'è esattamente dietro il progetto indipendente di DAMA?
DAMA nasce da una necessità logico-linguistica: il criterio alla base è quello di importare energie giovani internazionali quasi completamente nuove nel panorama fieristico italiano, privilegiando, mediante un processo elaborato, il dialogo diretto tra artista, galleria e curatore in relazione ad uno spazio espositivo "insolito ed eccentrico".

Con la sua location nel cuore della città dei Savoia, DAMA va controtendenza rispetto ai dettami odierni, ovvero organizzare mostre in quartieri decentrati ma dal forte hype, in spazi post-industriali ora gentrificati. Perché questa scelta?
Tenendo conto del processo di definizione del territorio e del rapporto con esso nelle varie fasi evolutive, abbiamo provato a immaginare il centro della città in un'altra versione, quella futura: una città in cui il binomio antico - contemporaneo possa risultare storicamente vincente.

Nel comunicato stampa di DAMA si cita tra gli spunti Le città invisibili di Calvino. Conoscendoti, non mi stupisco. Altre tue mostre prendono a prestito ispirazioni che vengono da campi esterni all'arte, penso "You will find me if you want me in the garden", organizzata alla Galerie Valentin di Parigi, dove il riferimento era all'omonima canzone degli Einstürzende Neubauten. Una poliedricità rara nei curatori odierni. Forse liberarsi da una certa chiusura culturale è la chiave per la nuova generazione di curatori?
Attingere alla molteplicità e varietà delle conoscenze acquisite nella storia delle culture non vuol dire uscire fuori dall'arte ma sentirla dovunque e valorizzarla. Non lo dicevo io, ma John Locke, secondo il quale l'ispirazione è "come un'eco mentale di idee che si richiamano a vicenda," un processo disinibitorio interiore, pronto a percepire i segnali di una "crisi".

Sei sempre stato uno dalle idee chiare, nell'arte e anche nella moda. Proprio a questo proposito, cosa ne pensi in merito? Attualmente secondo te ci sono dei designer che riescono ad incanalare istanze creative senza seguire le orme di chi li ha preceduti, o la creatività è nelle mani della new wave che viene dall'Est, quella di Demna Gvasalia e Gosha Rubchinskiy?
Centre for Style, Eckhaus Latta e Nhu Duong, tra gli altri.

Passiamo al mondo del digitale: com'è cambiata l'arte in questo senso? Ci sono nella tua opinione artisti, progetti editoriali online o curatori che si occupano di quest'aspetto con un punto di vista inedito?
Nella vastità del "network" trovo estremamente interessante il tentativo dell' artista olandese Harm van den Dorpel, che esplora come le forme di espressione di carattere intuitivo e i sistemi di informazione strutturati algoritmicamente possano interagire ibridandosi, incapsula l'opera d'arte per congelarne le informazioni e proteggerle da ulteriori mutazioni.

Una mostra che sogni di organizzare?
Jason Dodge e Pierre Klossowski: riduzione del logos, semiosi ed erotismo.

Dopo Dama quali sono i tuoi prossimi progetti?
Prossimamente curerò la prima mostra personale in Italia della giovane artista koreana Sinae Yoo negli spazi della galleria romana The Gallery Apart, a seguire una serie di altri progetti già in cantiere.

Fai parte di quella new wave di curatori indipendenti, con all'attivo importanti mostre in Europa (Parigi, Bruxelles, Berlino, Milano, Lipsia, Amsterdam, Bucharest, Napoli, Firenze, Torino etc.). Una figura ancora inedita nel panorama italiano, che per la maggior parte riproduce questa ruolo per via ereditaria. C'è un ingrediente segreto che spiega questo tuo percorso?
Probabilmente la risposta è già nella domanda: viaggiare.

Hai un gusto eclettico, che sfugge alle definizioni, non hai paura di rischiare nello scegliere artisti emergenti o opere che fanno discutere: forse come diceva Diana Vreeland nella vita, peggio di un po' di cattivo gusto, che è come una spruzzata di paprika, c'è solo l'assenza di gusto?
Il rischio non è un atto di coraggio di per sé ma deve far necessariamente parte del gioco e rischioso è il tema del gusto quando si parla di arte, essendo un terreno molto sensibile: forse il rischio maggiore è proprio la ricerca di un'"assenza" (andare oltre) di gusto?

Il tuo incubo peggiore?
L'arte per il sociale. Ma anche i lavori di ristrutturazione del palazzo che non finiscono mai. A proposito, fino a che ora sei riuscita a dormire stamattina?

d-a-m-a.com

Crediti


Testo Giuliana Matarrese
Foto Tassili Calatroni