paolo di landro e la moda radicale

Blu notte, stelle di swarovski verde smeraldo, velluto nero, una stampa hard core, ma guarda che il vestito lo puoi rivoltare. Vi presentiamo uno dei nostri designer preferiti.

di Gloria Maria Cappelletti
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20 dicembre 2015, 11:35am

Abbiamo incontrato il designer Paolo Di Landro, personalita' poliedrica che in modo piu' o meno consapevole rende la moda politica; lui e' il genio del remix di tessuti e della finta tasca rovesciata, con lui il distressed raggiunge vette sublimi, e ogni creazione e' unica di fatto. Vi abbiamo gia' presentato il suo lavoro, ma questa volta ci sediamo con lui per capire meglio la costellazione creativa in cui si muove.

"Sono Paolo e con la moda il mio rapporto è nato da piccolissimo, quando avevo 2 anni e mezzo sceglievo quello che volevo indossare ma, non pensavo affatto che sarei diventato un creativo, semplicemente volevo scegliere io in prima persona quello che volevo. Questa e' la vera liberta', poter scegliere cio' che si vuole. Da sempre ho inseguito la libertà lungo un percorso fatto di scelte." Cosi inizia un racconto che ci permette di scoprire meglio la personalita' di Di Landro. "La prima volta che ho veramente creato qualcosa, la molla che ha scatenato e reso possibile la creazione è stato il gioco, creavo costumi per me e per miei giochi, provavo ad essere un'altra persona, giocavo entrando in un altro mondo. Poi il gioco è andato avanti e ho scelto un mio modo molto particolare e unico di interpretare e costruire un abito. Mi rendo conto che costruisco in modo diverso, non migliore o peggiore, stimo e rispetto chi costruisce un abito seguendo i canoni rigorosi e matematici della perfezione e maestria artigianale, ma penso che ogni uomo debba essere libero di rispetto, e il rispetto viene dal fare e vivere liberamente il proprio lavoro: io amo la libertà, costa fatica, ci vuole professionalità, talento e tanta umiltà."

Di Landro, conosci per caso la storia del tuo cognome?

No però mi ha sempre incuriosito, e un giorno ne cercherò la storia, sembra importante. Comunque Landro era un paese in provincia di Bolzano, distrutto interamente prima della guerra nel 1915, era l'ultimo paese al confine con l'Austria. La mia origine e' nordica, credo che il padre di mio nonno, scappato da li, approdò a Maiori, un paesino vicino a Ravello, dove iniziò ad acquistare terreni e proprietà, a me e' rimasto uno dei primi terreni che il padre di mio nonno comprò, sono fiero di averlo, e un giorno vorrei morire li. La leggenda che si racconta in famiglia ha riscontri anche nei nostri tratti somatici, molti parenti sono biondi con occhi azzurri e alla fine capisco perché mi piace lo strudel ahhhhh!

Qual'e' il primissimo ricordo che hai di quando eri bambino?

Ne ho diversi ma forse il primo in assoluto è quando da piccolo vedevo e sentivo i miei. In camera mi addormentavo con le loro voci in sottofondo, mi sentivo protetto, e poi il fiume Dragone sotto casa e una montagna alta che si vedeva dalla mia cameretta, che trasformavo in mille cose e persone o oggetti diversi.

Da quanto tempo sei a Milano?

Dal 1997, 18 anni esatti, e credo sia stato un periodo che non dimenticherò mai.

Stando a Milano cosa ti manca di piu', e cosa invece hai trovato di bello in questa citta?

Della mia terra mi mancano i sapori e gli odori e poi i miei affetti, ma qui ho trovato altri sapori, altri odori e soprattutto altri grandi affetti. Milano è generosa, la mia terra un po più dura.

Credo tu sia il solo e vero designer indipendente che conosca, nel senso che sei l'unico che crea collezioni di metafisica tessile slegate da sistemi di produzione. Sei d'accordo? Possiamo coniare questo neologismo?

Ti ringrazio Gloria per il complimento, non sull'aggettivo metafisico, anche se le mie radici e miei studi classici e filosofici mi hanno un po' dato quella forma mentis, ma sull'attributo di indipendente, quello si mi piace, e li vorrei far riflettere che non potrei essere metafisico se non fossi indipendente. Uno è la conseguenza dell'altro. La mia metafisica tessile non nasce solo da un intuito ma da ricerca e studi su tessuto e colore. Trovo simpatico il tuo neologismo, e credo sia in questo momento valido ma, forse, domani non lo sarà piu'.

Metafisica è anche la mia vita. Metà in greco vuol dire dopo, oltre. Mi piace vedere quello che c'è dietro la realtà, magari non c'è nulla e non obbligo nessuno a seguirmi ma forse questo è il vero significato di libertà. La moda non impone di seguirla ma di andare oltre. Se fossi un grande couturier lavorerei con la ragione, ma non sono un maestro, sono solo un alunno che vuole e deve studiare ancora tanto.

Hai un gusto incomparabile nella scelta dei tessuti che usi. Ti attirano di piu' le stampe oppure il tatto dei materiali?

La cosa che più amo o forse la più importante per me è la scelta del tessuto, a volte poi mixo tessuti insieme perché voglio provare a capire come e cosa potrebbe nascere dall'unione di elementi diversi, amo le differenze, gli opposti. Ti faccio un esempio, i miei pochissimi amici, ne avrò 5 o 6 fra cui tu, sono tutti diversi da me, questo mi permette di crescere al contrario, in modo complementare. Tornando ai tessuti, amo tutto il mondo tessile perche' e' magico, forse in una vita passata ero un vecchio topino che abitava in un magazzino di tessuti… Mi perdo nei tessuti, li trovo ipnotici. Penso anche alla grande maestria di chi li realizza e vorrei un giorno poter collaborare per un'azienda tessile.

Trovi piu' interessante il velluto un po' scolorito oppure il denim grezzo?

Prima il velluto scolorito poi il denim grezzo, però vale anche il contrario, forse di più il denim scolorito e il velluto grezzo e usurato. Faccio molte sperimentazioni con i tessuti, e' divertente.

Se tu fossi un tessuto quale saresti?

Pelle d 'uovo, ma anche uno jacquard. Certo non puoi chiedermi questo, è come chiedere a un bambino a chi vuoi più bene, a mamma o a papà …sei crudele ahhhhh!

E un colore?

Tutti, poi ho le mie preferenze a seconda del periodo. I colori sono sensazioni d'animo non solo visioni di luce. Vanno oltre certi livelli sensoriali, e servono per dire cose molto importanti: con il colore faccio politica.

Tutte le tue creazioni oltre ad essere dei pezzi unici, quindi potenzialmente avere un valore incredibilmente alto, hanno invece dei prezzi accessibili, perche oltre ad essere indipendente sei anche altamente democratico e vuoi che i tuoi abiti siano indossati da persone che ti piacciono, mantieni un prezzo molto onesto cosi chiunque puo' permettersi una tua creazione. In questo senso ti consideri piu' un designer o un post-couturier, o un artista?

Qui tocchiamo un tasto un po delicato. Innanzitutto i miei capi hanno un prezzo accessibile a tutti perché per ora è una scelta di posizionamento. Da quando ho iniziato nel 2002, ho usato quasi sempre tessuti vecchi, rari o antichi, anche scampoli, tutti d'epoca. Poi so bene che un capo Di Landro non è veramente per tutti ma si può provare, la vita è anche azzardo, lasciamoci andare sometimes… Infine non mi considero nessuna delle tre figure, anche se quella che prediligo e' quella dell'artista. Non sono un couturier e non mi considero un designer. Credo che potrei definirmi un restauratore, prendo tessuti vecchi, logori e li riporto in vita andando oltre questa fisicità.

Recentemente Demna Gvasalia, fondatore di Vetements, ha detto che i designer non sono artisti perche' alla fine fanno abiti. Demna e' di per se' gia' contro tendenza, ma comunque inserito in un sistema economico che richiede scadenze, delivery e performance, quindi non si puo' piu' permettere di essere veramente libero. Tu sei come Demna un visionario, ma forse sei piu' libero di esprimerti. Che prezzo ha questa liberta'?

La libertà non ha un prezzo, è una scelta, sei libero di scegliere di essere libero anche lavorando in un grande sistema economico, se hai competenze e bravura come Demna certo che puoi, io non ho assolutamente ne il talento ne le competenze tecniche di un uomo come lui, ma ho sempre sognato di poter lavorare con menti come la sua …chissà ci sono tanti progetti. Comunque non sono per niente libero. E' un banale luogo comune pensare che un indipendente sia libero… niente di più falso. Amo uomini come Demna, J.W. Anderson, e tanti altri anche in italia che conosco, hanno lavorato e lavorano in grandi sistemi con grande maestria, li stimo e li rispetto molto.

La tua ultima collezione e' dedicata al Cosmo, ci vuoi raccontare qualcosa di questa ispirazione?

E' tutto iniziato con un libro del 1932 di Maurice Maeterlinck - come sempre le mie ispirazioni partono da testi - il libro si chiama "Il Grande Incantesimo". Anche il mio cosmo è un grande incantesimo. Guardando al cosmo ho capito ancor di più l'importanza della nostra piccola vita. Quindi la collezione è molto semplice e quasi dimessa, non vedi il Di Landro touch aggressivo e provocatorio, qui la provocazione è la semplicità e la sobrietà, in questi neri e blu, colori di riduzione piu' estrema, e la collezione si evolve con un tono poetico e dark.

Ti ispiri di piu' alle stelle del firmamento o alla gente che vedi per strada?

Alle stelle che vedo per strada, per me tutte le persone sono stelle, poi ognuna brilla a modo suo. E' importante riuscire ad alzarsi da terra e volare, stare sospesi come fanno le stelle in cielo. Quando sono a Ravello, essendoci un'atmosfera più chiara e senza smog, di notte quando è bel tempo vedi il cielo tempestato di luci ed è meraviglioso. Di giorno anche noi tempestiamo la terra e possiamo essere meravigliosi, sta a noi scegliere se esserlo o no.

Qual'e' la stella che ti brilla dentro piu' forte? Hai un sogno?

Conoscere e viaggiare, ne ho sempre bisogno.

Sei circondato da un gruppo di amici molto fedeli, li vediamo qui nelle foto che abbiamo scattato insieme, ci vuoi raccontare qualcosa di loro?

Amicizia per me è come ossigeno. Sono in realtà' molto solitario ma sono circondato dagli amici nei momenti importanti. Comunque adorerei vivere in un palazzo insieme a tutti loro. Lo diciamo sempre, da vecchi ci ritroveremo uniti. Prima di tutto c' è Anna, lei mia amica, compagna di accademia, madre, sorella, donna ideale, è tutto quello che io vedo in una donna, e non solo di lei e di altri vedo quello che nessuno riesce a vedere, per me Anna Viktorovna Faktorovich, non è solo una creativa bravissima, io vedo la sua dolcezza, la sua ironia, il suo essere bella dentro prima che fuori. Poi c è Mirko Cresta, lui è stato l'unico uomo, oltre a mio padre, che abbia amato veramente, e lo amo ancora, è un uomo libero. Poi Priscilla, anche lei, una donna speciale e artista, Lucrezia, Ladina, Angelo Sarleti, Lena, meravigliosa e forte come una roccia, Marta, Sergio un grande e vero couturier e poi Lorenzo, Martina, Elena, sono tutti diversi, sono come un aquilone per me, e giochiamo insieme.  

Siamo tutti figli delle stelle come cantava Alan Sorrenti?

C'è una bella serata dal titolo "Figli delle Stelle" in un localino dove mette dischi Andrea Amici, un bravissimo DJ. Li succedono cose per cui capisci che non siamo tutti figli delle stelle, per fortuna siamo tutti diversi, cosi ci sono anche figli di altri elementi. Anche al Plastic ho sempre trovato figli di molti elementi meravigliosi e diversi!

Quando alla sera stai ancora cucendo un abito e lavori, mentre la citta' riposa tranquilla, qual'e' la canzone o il pensiero che ti fa compagnia?

Ho tanti pensieri e tante canzoni, ascolto musica elettronica o di giovani autori sconosciuti e penso 'chissà se sto facendo bene', comunque vado avanti, faccio e sono felice. Certo magari potevo fare meglio, ma sono Paolo Di Landro. Vorrei solo cucire il meglio possibile e sperimentare nuovi materiali. Ora non posso ma so che un giorno arriverà questa opportunità'. Sai forse sogno mentre cucio, gioco quando cucio, e giocando posso crescere e scoprire una nuova realtà.

Paolo Di Landro - Temporary Shop Piombo15

Via Sebastiano Del Piombo 15 - Milano

Orari apertura: 10:30- 20:30

Fino al 10 gennaio 2015

paolodilandro.tumblr.com

Crediti


Testo e foto Gloria Maria Cappelletti

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