perché mai come ora è importante partecipare all'onda pride italiana

Domani ci saranno sei pride in contemporanea in Italia, e dopo un anno di Sentinelle in Piedi e Family Day è importante per tutti essere presenti.

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26 giugno 2015, 11:30am

In Italia è una settimana calda per quel che riguarda i diritti LGBTQI, ma non solo. Domenica scorsa, la mobilitazione del Family Day ha portato in piazza 400.000 persone a manifestare in favore della "famiglia naturale" e contro l'"ideologia gender", che vorrebbe "cancellare le differenze di genere." Perdonate l'abuso di virgolette: "famiglia naturale" e "ideologia di gender" sono espressioni figurate che definiscono qualcosa che più volte è stato detto non esistere. Una famiglia sarebbe "naturale" quando è formata da un uomo, una donna e il frutto diretto dei loro lombi. "Naturale" qui è usato come sulla confezione di uno shampoo - a solo scopo commerciale: non esiste la famiglia naturale, che come ha sottolineato la sociologa Chiara Saraceno è una costruzione sociale ben definita da norme giuridiche. "Ancora fino all'altro ieri, per esempio, si distingueva tra figli legittimi e figli naturali, e qui il termine 'naturale' vale meno di legittimo," ha detto in un'intervista a Left l'anno scorso. E non c'è niente di "naturale" in tutti gli aspetti in cui si sviluppa una famiglia e i suoi mille possibili rapporti interni, a partire dal giuridicissimo matrimonio alle burocraticissime adozioni, ai divorzi e ai figli acquisiti. La manifestazione di sabato quindi si basa su un concetto pretestuoso, esattamente come è pretestuoso l'uso dell'espressione "ideologia di gender" per definire, beh, BOH?! Sui siti di varie associazioni cattoliche fino ai discorsi di Papa Francesco, l'ideologia gender sarebbe un insieme di insegnamenti che si vorrebbero imporre dalle scuole dell'obbligo ("i bambini! qualcuno pensi ai bambini!") che indottrina a credere che non esistano differenze tra uomini e donne - qualcuno si spinge a dire che sarebbe un'ideologia che promuove la "non-esistenza di differenze biologiche", cosa che invoco una volta ogni 28 giorni -, e che maschile e femminile siano imposizioni culturali, mentre la realtà sarebbe che l'uomo è uomo, e la donna è la donna. Il resto è confuso, e soprattutto sbagliato. Troppe persone hanno già detto in maniera approfondita perché questa ideologia di gender è inesistente, noi ci limitiamo a ribadirlo.

L'"ideologia di gender" è solo una nuova strada battuta dai conservatori e cattolici italiani per arrivare a ribadire il rifiuto riguardo un ben specifico tema: il riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali. Un tema che era già tornato alle cronache a metà maggio, quando grazie a un referendum l'Irlanda si è aggiunta alla lista di paesi che riconoscono il matrimonio tra persone dello stesso sesso - dove comunque erano già riconosciute le unioni civili. In quei giorni su molte testate è apparsa una mappa avvilente per chi in Italia crede nel diritto di ogni coppia di poter vedere riconosciuto a livello giuridico il proprio amore: il nostro Paese è l'unico della cosiddetta "parte occidentale" a non aver riconosciuto in alcun modo le unioni, figuriamoci il matrimonio. Non che non ci siano stati vari tentativi di riconoscere o di concedere qualche diritto in più alle coppie omosessuali, con tutti i limiti del caso: nel 2007 i DICO, "Diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi", riconoscevano a coppie etero e omosessuali conviventi diritti riguardo successione, contratti e altro. Niente di trascendentale, e ben lontano da quello che i movimenti LGBTQI chiedevano, ma era bastato a far dire al Cardinal Bagnasco che di questo passo si sarebbe arrivati a legalizzare pedofilia e incesto, e per organizzare il primo Family Day italiano.

Sono noti anche i tentativi di fermare il disegno di legge Scalfarotto per contrastare l'omofobia e la transfobia - atto di nascita delle Sentinelle in Piedi italiane - e il percorso tortuoso per l'approvazione dell'attuale disegno di legge sulle unioni tra persone dello stesso sesso in discussione tra parlamento e senato, che prevede il riconoscimento delle unioni civili, le adozioni di figli di una delle due persone all'interno della coppia (per adozioni vere e proprie alle coppie gay se ne riparlerà chissà quando) e alcuni diritti per i conviventi.

Domani, sabato 27 giugno, l'Onda Pride colorerà le strade di sei città italiane: Torino, Bologna, Palermo, Cagliari, Perugia e Milano. Il manifesto comune tocca fortemente questo tema, chiedendo con forza un paese in cui chiunque, di qualunque genere e orientamento sessuale, possa scegliere, amare e vivere con pari opportunità, dignità e tutele. E questo non è un manifesto solo per i movimenti e le persone LGBTQI, ma per tutte le persone che non accettano di vivere in un paese in cui esiste un tipo di amore di serie A e un tipo di amore di serie B, o famiglie che possono esistere e famiglie che non devono essere riconosciute.

È stupido e pretestuoso pensare che esista un modo "voluto dalla natura" di amare, che in fin dei conti si riduce in *inserire pene in vagina per figli*. Se ci siamo evoluti in esseri con un ventaglio di emozioni talmente grande che a sventagliarlo qui provocheremmo un tsunami su Marte, allora impariamo tutte le sfumature che la parola "amore" può avere, e se come società abbiamo deciso che l'amore tra due persone che si rispettano necessita di una forma giuridica, perché non dovremmo riconoscerla a tutti? Quelle coppie e quelle famiglie che ancora troppe persone in Italia reputano "contronatura" esistono, e continueranno ad esistere, e devono avere le tutele che spettano a tutti i cittadini. Per me la partecipazione al Pride e manifestare per questi diritti è arrivare a un giorno in cui finalmente non dovremo più scrivere frasi come quella precedente, che nella mia testa è di una banalità allucinante, ma purtroppo non è così.

Crediti


Testo Chiara Galeazzi
Grafiche di Francesco Poroli