Tutte le fotografie di Carmen Colombo

foto che dimostrano che anche la brianza è un paradiso

Tavolini spogli di bar della vecchia Lombardia, villette fiorite nelle stagioni sbagliate e fili di telefoni consumati da chissà quali lunghe telefonate: Carmen fotografa attimi senza tempo.

di Laura Ghigliazza
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07 maggio 2019, 11:37am

Tutte le fotografie di Carmen Colombo

Fine pomeriggio di un normale venerdì milanese con il cielo grigio, incontro Carmen Colombo, giovane fotografa italiana. Era da tempo che controllavo il suo feed per essere sicura di non perdermi niente tra le poche, timide cose che pubblica.

Alle spalle ha un libro fotografico e alcune pubblicazioni fashion. Ho iniziato a esserne incuriosita dopo aver capito che la semplicità che raffigura è reale. Tavolini spogli di bar della vecchia Lombardia, villette fiorite nelle stagioni sbagliate e fili di telefoni consumati da chissà quali lunghe telefonate mi hanno aperto la porta sulla sua sensibile prospettiva.

Oggi la luce è perfetta per i suoi scatti e lei porta addosso i colori delle sue fotografie, il beige e l’avorio. Ci abbracciamo e davanti a un bicchierino di vino mi parla di come ha iniziato e di cosa ama dei luoghi dov’è nata.

Ciao Carmen! Raccontaci un po’ chi sei e da dove vieni...
Vivo e lavoro a Milano come fotografa freelance. Se devo dirla tutta, amo questa città: è molto dinamica, ma allo stesso tempo ti offre attimi di calma, un po' come se il tempo si fermasse. Tuttavia l'infanzia l'ho passata nella provincia lombarda, in Brianza. Si tratta di un’ambientazione che ritorna spesso nel mio lavoro, quasi un leitmotiv che collega le mie fotografie le une alle altre.

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Qual è stato il tuo percorso professionale? Hai sempre saputo che saresti diventata una fotografa, oppure è qualcosa che hai capito nel corso del tempo?
Ho frequentato una scuola di Arti Visive, ma una volta finiti gli studi non avevo ben chiaro quale sarebbe stato il mio percorso. Poi ho iniziato a fare le prime cose, a inserirmi nel mondo del lavoro e lì, confrontandomi con altri professionisti, ho capito quale sarebbe stata la mia strada. Non lo avevo realizzato prima, ma pian piano nella mia testa si è formata l'idea che la fotografia fosse il modo migliore per esprimere la mia necessità di raccontare qualcosa.

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Hai pubblicato un libro fotografico dal titolo Al di qua delle Montagne che racconta visivamente la Brianza, dove sei nata. Che rapporto hai oggi con la provincia, che cos’hai voluto figurare?
Al di qua delle Montagne è un racconto personale e più intimo della mia visione della provincia brianzola. Si tratta di immagini di persone e non-luoghi in cui non accade niente di specifico, un racconto delle strade e dei posti che frequentavo fin da piccola attraverso un esercizio dello sguardo quotidiano. È nato un po' come un diario, finché non mi sono resa conto di aver iniziato a sviluppare un mio modo di guardare a questa zona attraverso i miei scatti. É stato il primo progetto a lungo termine a cui ho lavorato cercando di sviluppare una visione omogenea e coerente. In certo senso, questo lavoro mi ha insegnato a strutturare il mio modo di vedere le cose, dandomi un’impostazione di scatto che mi porto dietro ancora oggi, anche per altri lavori.

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Scatti in digitale o analogico? Come influisce questa scelta sul risultato finale?
In realtà fotografo in entrambi i modi. Ho iniziato in digitale, spostandomi poi nel corso del tempo sempre più verso l’analogico. Questa scelta dipende, oltre che da ragioni puramente estetiche, anche da valutazioni riguardanti l’impostazione dello scatto. Mi piace essere lenta, osservare più volte l’oggetto che mi interessa visivamente, aspettare magari che cambi la luce e poi, solo quando sono davvero convinta, finalmente scattare. Per questo, nella maggior parte dei casi uso una macchina medio formato ideale per questo modo di guardare.

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Questa tecnica si nota nelle tue immagini, che spesso sono infatti rappresentazioni di un momento di stasi...
Sì, le mie foto immortalano momenti di calma. Mi piace descriverle come attimi in cui "rallento" e faccio mio l’oggetto che ritraggo, che sia persona o cosa. Spesso è solo la luce che crea la condizione adatta per scattare.

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Fai molta ricerca nei soggetti, cosa cerchi in un volto? Cosa deve avere di particolare per essere considerato interessante?
Osservo molto, mi piace notare tutto quello che è unico nelle persone - dettagli che spesso vengono considerati come difetti, ma che rendono poi il soggetto speciale. Mi piacciono le storie, i racconti del passato, le narrazioni di famiglia che ci si tramanda di generazione in generazione.

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Dove trovi ispirazione? Cosa guardi spesso e come alleni l’occhio?
Trovo ispirazione dal quotidiano, dalla casualità degli incontri, dagli sconosciuti e dalle cose per cui il tempo sembra non essere passato. Mi piace leggere, amo i racconti brevi in particolar modo. Le storie di Saramago, Celati, Carver e Calvino sono importanti per me; mi piace cercare di sviluppare un’immagine visiva mentale partendo proprio dalle loro parole.

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Negli ultimi scatti che hai realizzato unisci la tua estetica personale alla fotografia di moda.
É una combo che funziona molto ultimamente, come ti ci trovi?
Mi ci trovo bene, molto! A mio avviso funziona perché la moda oggi è molto democratica, quindi i progetti realizzati in questa industria ti permettono di raccontare e sperimentare. Trovare un proprio modo di raccontare che sia unico e personale oggi è più importante che mai, perché viviamo in un'epoca in cui tutti tendiamo all'uniformità estetica. Inoltre, oggi le definizioni di tipologie di fotografia sono meno definite, più mischiate. La moda può essere anche documentarista, può veicolare un messaggio.

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Stai lavorando a qualcosa in particolare? Raccontaci i tuoi progetti futuri!
Al momento il mio obbiettivo principale è rendere più omogeneo il mio portfolio commerciale con quello personale. Credo sia un percorso piuttosto lento che si sviluppa con l’esperienza, ma sono determinata. Intanto sto lavorando a una nuova serie in cui racconterò il del quotidiano di un ragazzino preadolescente con un parallelismo riferito alla mia crescita verso i 30 anni.

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Che Pantelleria fosse un paradiso, invece, non avevamo dubbi. Ma questa fotografa ne ha immortalato un lato nascosto, selvaggio e atavico.

Crediti


Testo di Laura Ghigliazza
Fotografia di Carmen Colombo