Michael Jackson e i Robsons nel 1990, da Leaving Neverland

dopo "leaving neverland" non vedrete mai più michael jackson nello stesso modo

Era (ed è tutt'ora) un mostro sacro della musica, ma anche un abilissimo manipolatore. E questo documentario lo racconta alla perfezione.

di Alim Kheraj
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01 marzo 2019, 12:13pm

Michael Jackson e i Robsons nel 1990, da Leaving Neverland

Michael Jackson era un abile manipolatore. Nel corso della sua carriera ha manipolato il modo in cui le persone lo vedevano. Lo ha fatto attraverso esibizioni sul palco, chirurgia plastica ed esposizione mediatica. Anche quando la sua vita ha iniziato a diventare un folle, sfarzoso, infinito spettacolo ad uso e consumo del mondo intero, creato specificatamente per sconvolgere e divertire, Jackson ha sempre continuato a manipolare servendosi dell'arma più potente che aveva a disposizione: il suo estro musicale.

Essere manipolativi non è necessariamente una cosa negativa—dopotutto paghiamo registi e attori per manipolare le nostre emozioni quando guardiamo un film. Ma l'idea che abbiamo della manipolazione ha molto a che fare con arroganza, potere e influenza. Si presume che Harvey Weinstein abbia manipolato giovani attrici di Hollywood per scopi sessuali. R Kelly avrebbe manipolato donne e ragazze per creare un "culto del sesso", creando relazioni abusive dal punto di vista sessuale, fisico ed emotivo. Entrambi i soggetti negano le accuse. Jimmy Savile ha manipolato praticamente tutte le persone con cui è entrato in contatto, costringendole a tacere o istigandoli alla prostituzione.

È questo tipo di manipolazione in stile Savile, quella di un predatore dall'intelligenza spiccata che sa come sfruttare a suo favore i comportamenti e le emozioni delle altre persone, il nucleo del documentario Leaving Neverland. Servendosi di dettagli crudi, grafici e dolorosi, il film sostiene che Michael Jackson fosse un abile manipolatore che ha usato le sue capacità e l'immensa notorietà guadagnata nel tempo per corteggiare e abusare sessualmente due ragazzi, Wade Robson e James Safechuck, negli anni '80 e inizio '90. Alcuni ne hanno parlato come una sorta di "regolamento dei conti" per Jackson che dal 1993 alla sua morte è stato continuamente rincorso da voci e accuse di molestie su minori.

Per i molti fan che hanno scoperto Michael Jackson nella sua fase "post-imperiale", tra cui ci sono anche io, la nostra relazione con il cantante è intrinsecamente collegata alle sue eccentricità e scandali. Siamo ossessionati non solo dalla sua creatività, ma anche dal suo viso, dai misteri che aleggiano intorno ai cancelli del Neverland Ranch e, ovviamente, dalle molteplici accuse di abusi sessuali su minori. Nel 1993, il cantante è stato accusato di aver molestato il 13enne Jordan ‘Jordy’ Chandler. Il caso si è concluso con un patteggiamento tra privati e un risarcimento (si dice) di 20 milioni di dollari. Jackson è stato nuovamente accusato di abusi sessuali su minori da Gavin Arvizo, anche lui 13enne. Questo caso è arrivato in tribunale, dove Jackson è stato assolto da tutte le accuse.

Scrivendo per il Los Angeles Times, il critico Gerrick D. Kennedy ha parlato a nome di buona parte di noi fan quando ha detto di aver "passato molto più tempo di quanto possa ricordare leggendo documenti processuali, studiando le accuse e analizzando le dichiarazioni contro Jackson." Personalmente ho rivisto il controverso documentario di Martin Bashir Living With Michael Jackson (2003) più volte di quanto potrebbe essere considerato sano, cercando nei suoi comportamenti ammissioni di colpa e indizi della sua mancanza di moralità. L'idolatria totale e incrollabile che avevo per Jackson quando da bambino ho scoperto la sua musica (e con "idolatria toale e incrollabile" intendo quella che mi portava a vestirmi come lui e passare i pomeriggi imitandolo) si è trasformata in un misto di orrore ossessivo, paura e adulazione nel tentativo di scoprire la verità su un uomo che sapevo non avrei mai potuto comprendere a 360 gradi. La sua aura mistica ha dato vita a un circolo vizioso di fascinazione da cui è impossibile uscire.

Leaving Neverland, però, elimina ogni possibile speculazione su Michael Jackson e il suo rapporto con i bambini. La scomoda verità, presentata in tutti i suoi più macabri dettagli, è che con buone probabilità Jackson era un pedofilo che abusava sessualmente di ragazzini.

A essere chiari, Leaving Neverland non è un film su di lui, ma si concentra piuttosto sulle due famiglie e sul modo in cui lo spettro di Jackson continua a perseguitarle. Sia i Robson che i Safechuck raccontano nel documentario come il cantante si sia intrufolato nelle loro vite. Entrambi erano bambini prodigio—Wade Robson un ballerino di talento ossessionato da Jackson, mentre James Safechuck recitava nel settore pubblicitario—ed entrambi hanno dichiarato che Jackson li ha "unti". Safechuck, che ha avuto un ruolo in uno spot per Pepsi insieme al cantante, ha paragonato i loro primi incontri a "un'audizione."

Michael Jackson with James Safechuck

Le madri nel film hanno un ruolo essenziale. Sono loro che Jackson ha ammaliato per i suoi scopi, a tal punto che una delle due ha detto di vederlo come un secondo figlio. Jackson si è presentato come un uomo vittima di solitudine e isolamento, e le donne non riuscivano a credere che una celebrità del suo calibro volesse passare del tempo con loro, offrendo ai loro figli opportunità che altrimenti non avrebbero mai avuto.

Entrambe le famiglie hanno dichiarato che Jackson passava ore e ore al telefono con loro, si presentava a casa loro per godere dell'ambiente domestico (cosa che Jackson ha fatto anche con la famiglia di Jordan Chandler). Sia Wade che James hanno parlato a lungo del loro amore per Jackson, convinti che il cantante ricambiasse i loro sentimenti. Il modo in cui Leaving Neverland presenta questo aspetto permette di capire perché le madri permettevano ai figli di passare tempo da soli con Jackson. Era persuasivo, amorevole e riusciva a far sembrare le relazioni con i bambini del tutto innocenti. Guardavano film e mangiavano popcorn. Giocavano con la Playstation e si divertivano. "Non ci sembrava strano, ecco tutto," ha spiegato una delle due.

Ma, ovviamente, strano lo era eccome.

Michael Jackson

Scrivendo questo articolo e guardando Leaving Neverland ho provato emozioni contrastanti. Il macabro si unisce alla fascinazione. Il senso di colpa alla bellezza della sua musica. Mi sento sporco, e non posso farci nulla. L'unica spiegazione che mi posso dare? Forse Michael Jackson non smetterà mai di manipolarci.

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Questo articolo è originariamente apparso su i-D UK