finalmente, un film riesce a parlare decentemente della (e alla) generazione z

Si chiama “The Future Is Fluid”, è stato presentato in anteprima al Sundance e promette di essere il documentario indie di cui tutti parleremo.

di Willy Ndatira; traduzione di Gaia Caccianiga
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30 gennaio 2019, 5:48pm

La regista inglese Jade Jackman ha girato il mondo per seguire le vite di 13 ragazzi tra i 15 e i 25 anni che vivono tra Città del Capo, Londra, Singapore, il Maryland, Rio De Janeiro, il Canada, Mumbai e gli Emirati Arabi Uniti. Tutti fanno parte della Generazione Z, che spesso si è contraddistinta per la propositività con cui affronta il tema della fluidità di genere.

Jade ha trascorso un mese in viaggio, lavorando duramente per documentare un preciso momento che unisce una generazione intera: quello in cui i nostri sogni inevitabilmente si scontrano con la realtà. Presentato in anteprima al Sundance, il film è stato realizzato in collaborazione con Chime for Change, un’iniziativa benefica promossa da Gucci di cui vi parlavamo proprio pochi giorni fa. Nato nel 2013, il progetto sta infatti entrando in una nuova fase della sua storia, grazie ad art-wall ad hoc, zine e un cortometraggio. The Future Is Fluid, per l’appunto.

Il direttore creativo di Gucci, Alessandro Michele, ha commentato così la nuova avventura: “Tutti nasciamo uguali. Abbiamo tutti il potere di far sentire la nostra voce per sostenere ciò in cui crediamo. Quando intere generazioni e comunità si uniscono, al di là delle differenze, il cambiamento diventa possibile. Il coraggio dimostrato da questa generazione nell’esprimersi liberamente mi induce a sperare che un futuro di libertà e uguaglianza sia possibile.”

Il cortometraggio esplora il concetto di fluidità, non solo grazie al messaggio che trasmette, ma anche per il modo in cui è stato girato. É un ibrido tra documentario, video musicale e fashion film. Quando si parla di fluidità, si parla quasi esclusivamente di genere e sessualità, ma nel film è presente anche in come si passa da un luogo all’altro, con immagini girate in studio, nelle camere dei ragazzi, persino su un campo da rugby.

Allo stesso modo, anche il linguaggio è fluido: si parla in inglese, in portoghese, in italiano. Al centro del corto ci sono i concetti di consapevolezza, integrità, tolleranza e—forse il più importante di tutti—libertà. Libertà di amare, di esprimersi e di essere se stessi, che non può esistere senza una profonda tolleranza nell’accettare e includere tutti.

In un mondo sempre più segnato dai conflitti, con politici che promuovono la divisione, l’odio e la paura, il messaggio che lancia la Generazione Z in questo film è che non si deve per forza sottostare al volere di questi leader.


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I protagonisti offrono una via di fuga e mostrano coraggio nel voler discutere di nuovi modi di vivere e convivere. Ma c’è chi ne paga le conseguenze, come ci dimostra la storia di Gabe, una ragazza di colore transgender di 23 anni che vive a Rio de Janeiro. Gabe e i suoi amici sono stati vittime di violenza omofoba, ma ha comunque intenzione “di continuare a urlare la sua storia a squarciagola,” come dice nel documentario.

La coincidenza vuole che prima del mio viaggio stampa al Sundance Festival stessi leggendo Zygmunt Bauman, il sociologo polacco che ha ideato il concetto di modernità liquida, con cui si intende un mondo dove tutto e tutti sono in costante cambiamento, dall’identità personale, al lavoro, alle relazioni. Nel suo trattato suggeriva che per prosperare in questo stato di cambiamento continuo sia necessario lasciarsi trasportare dalla corrente, adattarsi e sentirsi a proprio agio in qualsiasi parte del mondo ci si trovi.

Se ci guardiamo attorno ora, notiamo subito che grazie all’intransigenza e alla paura il populismo di estrema destra sta prendendo il sopravvento, e con lui una retorica conservatrice, transfobica, omofoba e anti immigrazione. Il concetto di binarietà, l’intolleranza e l’isolazionismo sono alla base della realtà in cui viviamo, e a tratti ho l’impressione di essere finito in un film ambientato in un universo distopico. Vittime di tale intransigenza e moralità distorta, siamo diventati spettatori di atrocità come lo schiavismo, l’olocausto e le guerre di religione.

La fluidità, come ci racconta il giovane cast di questo corto, è una filosofia di inclusione e non di emarginazione, che promuove l’accettazione e amplia il significato di cosa vuol dire essere umani. Il messaggio che lancia è un messaggio di amore, virtù e tolleranza. Possiamo davvero permetterci di ignorarlo?

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Altro prodotto d’intrattenimento pensato per la Generazione Z che ci è piaciuto moltissimo ultimamente è Sex Education. Così ne abbiamo approfittato per fare due domande alla sua protagonista, Maeve:

Questo articolo è originariamente apparso su i-D US