Sulla sinistra, Giovanni Mareschi. Sulla destra, Anna Maria Serena. Fotografia di Alessio Costantino.

11 giovani designer italiani da tenere d’occhio

Il fotografo Alessio Costantino ha scattato la nuova generazione di designer italiani dello IUAV di Venezia

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02 ottobre 2018, 2:43pm

Sulla sinistra, Giovanni Mareschi. Sulla destra, Anna Maria Serena. Fotografia di Alessio Costantino.

Comunicare alla propria famiglia di voler entrare in un'università di moda non è mai facile. Chiedete a chiunque si sia iscritto a un corso di fashion design: spiegare perché e come un concetto così astratto come "voglio disegnare vestiti" possa trasformarsi in una professione a tutti gli effetti crea una serie di incomprensioni difficili da superare. Eppure, solo in Italia, l'industria della moda dà lavoro a circa 600 mila persone, secondo quanto dichiarato dal Presidente di Confindustria Moda Claudio Marenzi. Prerogativa essenziale per chi vuole entrare a far parte di questo mondo è quella di avere una solida formazione non solo in storia della moda, ma anche in strategie di marketing, disegno, sociologia ed economia, ad esempio.

Giovane, entusiasta e preparato: questo l'identikit che hanno in testa selezionatori dei grandi brand quando vagliano candidature su candidature per una posizione di stage. E gli studenti dell'Università IUAV di Venezia rispondono perfettamente a questa descrizione. Per assicurarcene, siamo andati a trovarli nelle loro aule, fermandoci a chiacchierare (e fotografando) i migliori di loro. È l'ennesima dimostrazione che l'eccellenza in Italia esiste, eccome. Basta solo saperla cercare nei canali giusti, quelli in cui agli studenti viene insegnato a non aver paura di faticare, né di osare, stimolando invece la loro creatività per prepararli a essere i migliori designer di domani.

Giovanni Mareschi, 22, studente di Fashion Design

Quale consiglio daresti a chi sta per iniziare un corso allo IUAV?
Rimboccatevi le maniche! La moda è un mondo in continua evoluzione; di conseguenza bisogna sempre essere aggiornati e pronti, 24 ore su 24.

Descrivi la tua generazione in una parola.
Diversificata.

Quali fattori alimentano le tue idee e le tue creazioni? Cosa ti emoziona?
Espandere un’idea e realizzarla, arrivare al progetto finale, creare un mondo intorno al capo e vederlo prendere forma in ogni dettaglio. Ecco, sicuramente è questa la cosa che più mi emoziona.

Quali sono i trend che stanno prendendo piede?
Frequentando l’ambiente della moda è interessante osservare come ogni persona che ha un proprio stile indossi sempre qualcosa che rimanda al suo mondo di appartenenza. Non servono capi o accessori particolarmente d'impatto: anche solo un portachiavi o magari una giacca trovata in un vintage e che ricorda l’ultima collezione del proprio marchio preferito sono sufficienti.

Qual è la cosa più importante che sta accadendo nella scena culturale italiana nel 2018?
A mio parere l’influenza, concreta e astratta, che la musica ha sulla moda, quasi come se chi indossa un capo stesse contemporaneamente rappresentando un genere musicale.

Qual è la cosa di Venezia che preferisci in assoluto?
La quantità di locali e di persone giovani che ci sono qui durante l’anno. E poi il fatto che è una città in continua evoluzione, mai statica. Inoltre, essendo così piccola e così famosa insieme è facile imbattersi in persone di qualsiasi tipo, con qualunque background, a qualsiasi ora.

Come si svolge la tua giornata tipo?
Inizio sempre dal caffè, poi dipende da ciò a cui sto lavorando in quel periodo: se sono concentrato su progetto e sono in fase di realizzazione, mi risulta difficile staccarmi da ciò che sto facendo, utilizzo tutta la giornata per portarmi avanti. Quando ci sei dentro, quando fai qualcosa che ti piace, non senti la stanchezza. Per quella ci sarà tempo dopo!

Pensi di dover lasciare l’Italia per avere successo?
Penso che l’unica cosa che conta davvero è cogliere le occasioni che arrivano, lavorare sodo, e se necessario muoversi all’estero.

Anna Maria Scarparo, 23, studentessa e modella

Hai un’icona di stile o uno stilista di riferimento?
Sì, il belga Olivier Theyskens. Specialmente dopo la realizzazione della mia collezione finale, che è stata per me un punto di arrivo—o meglio, di inizio—mi sento particolarmente vicina a lui. Lo considero un punto di riferimento per la sua idea di donna sensuale e oscura, per i richiami alla lingerie, per l'utilizzo di minuteria metallica ma sopratutto perché creatore di abiti che "non mentono" e sono creati per adattarsi perfettamente al corpo.

La tua colonna sonora del momento? Quella che ascolti magari mentre stai creando?
Deep house come genere, ma anche i Pink Floyd e i Red Hot Chili Peppers.

C’è un trend che stai vedendo ovunque?
Pitone, pitone e ancora pitone.

Qual è la cosa più importante che sta accadendo nella scena culturale in questo momento?
Young Signorino.

Come hai vissuto la tua vita da studentessa a Venezia?
Treno, università, campo Santa Margherita, brindisi al bacaro dopo un esame andato bene.

Quale parte di Venezia ti piace di più?
La Giudecca.

Qual è la tua giornata ideale?
Sveglia presto e colazione pazzesca. Via veloce verso qualche mercatino vintage e nel pomeriggio una visita in qualche museo. Amo la vita notturna e tutto quello che la circonda, ma preferirei comunque finire la mia giornata ideale guardando un film.

Nell’epoca dei social, dove tutto è connesso e collegato, pensi che esista ancora uno stile italiano?
Sì, sono convinta che esista ancora un gusto italiano, e penso che sia più visibile nel menswear che nel womenswear.

Jacopo Nordio, 22, studente di Fashion Design e Francesco Galeotti, 25, studente

Quale parte di Venezia senti più tua?
J: Il sestriere di Castello, il più incontaminato dal turismo.

Come si vestono le persone a Venezia?
J: Venezia nel suo modo di vestire é particolarmente eclettica. Qui non esiste uno stile preciso, sopratutto perché si sta trasformando in una sorta di villaggio vacanze.

F: Se ne vedono di tutti i colori, dai turisti distratti che sembra siano inciampati dentro l’armadio fino a chi sceglie cosa indossare in modo molto più consapevole. Rimane il fatto che la mia generazione, così come quella successiva, sia abbastanza standardizzata, spesso per la mancanza di un mercato pensato specificatamente per noi, ma anche per la grandissima influenza dei social.

Hai un’icona di stile o uno stilista di riferimento?
F: Raf Simons.

Quale consiglio daresti a chi sta per iniziare un corso allo IUAV?
J: Cercare di trarre il più possibile dai corsi proposti, sopratutto per quanto riguarda progettazione, impegno e costanza.

F: Se lavorare in quest’ambito è davvero il vostro sogno, dovete essere disposti a sacrificare numerosi aspetti della vostra vita per realizzarlo. Qui non si smette mai di mettersi alla prova, ma alla fine se ne esce ripagati e pronti a ogni sfida, anche al di fuori della moda.

Descrivi la tua generazione in una parola.
J: Sedata.

Quali fattori alimentano le tue idee e le tue creazioni?

F: Parte sempre tutto dall’ironia. È la mia chiave di volta. Tutte le mie idee migliori sono partite da qualcosa che mi ha fatto ridere in un momento di ozio. Una scena di un film, un’opera d’arte, una battuta, un atteggiamento, una persona che incontro per strada. Da una prima analisi leggera (ma mai superficiale) procedo via via immergendomi sempre di più negli argomenti cercando, di trovare altri collegamenti, lavorando sia per similitudine che per contrasto.

C’è un trend che ultimamente stai vedendo ovunque?
F: Vedo diverse persone che fanno fatica a rapportarsi con realtà esterne alla nostra, e viceversa. Serve più capacità di mediare e scambiare con meno frenesia e presunzione.

La tua colonna sonora del momento?
J: Sicuramente gli Oregon. Mentre creo invece ascolto principalmente spiritual jazz, etno-jazz, fusion, world music e latin. Sono un assiduo collezionista di vinili.

Pensi di dover lasciare l’Italia per avere successo?
F: Le esperienze all’estero fanno sempre bene, ma nonostante tutto quello che si possa dire, continuo a credere che l’Italia abbia ancora tanto da offrire, nel campo moda e non solo.

Dove ti vedi tra dieci anni?
J: Impossibile dirlo.

Marianna Serena, 23, studentessa

Quale consiglio daresti a chi sta per iniziare un corso allo IUAV?
Di essere forti e consapevoli, pronti a sacrificare tanto.

La tua colonna sonora del momento?
Passo continuamente da un genere all’altro, le uniche eccezioni sono i The Strokes e i The Libertines.

Cosa non indosseresti mai?
Qualsiasi cosa che sia gialla o arancione!

Come hai vissuto la tua vita da studentessa a Venezia?
Venezia è speciale, piccolina ma popolata da bella gente, e qui tutti alla fine si conoscono. Sono stati tre anni di folli notti passate a cucire con i compagni, feste, qualche soddisfazione e tanti sacrifici.

Cosa ami di Venezia?
Non ho un posto o una zona preferita, ma amo tutta Venezia di notte. I suoi riflessi nell’acqua, guardare nelle finestre illuminate dei vecchi palazzi, il silenzio che si sente tra i suoi vicoli.

Qual è la tua giornata tipo?
Non ho giornate tipo, ogni giorno combino qualcosa di diverso.

Nell’epoca dei social, dove tutto è connesso e collegato pensi che esista ancora uno stile italiano?
Credo che la situazione sia molto più complessa di come sembri. Gli stili oggi sono diventati infiniti e virali, qualunque sia il posto in cui sono nati.

Stefano Gallici, 21 anni, studente di Fashion Design e musicista

Quale consiglio daresti a chi sta per iniziare un corso allo IUAV?
Ti dico tre caratteristiche senza cui è impossibile farcela: passione, determinazione e identità. Sono il mio mantra quotidiano, che mi ripeto per ogni mio lavoro o progetto, moda e non.

Descrivi la tua generazione in una parola.
Lenta.

Quali fattori alimentano il tuo processo creativo?
Dalle cover dei vinili punk rock, post punk e new wave degli anni '70 e '80 che girano per casa da quando sono piccolo ai flyer hardcore. Dal tempo che passo insieme ai miei amici con cui suono ai concerti a cui sono stato. Da Parigi ad Anversa, passando per Londra. Qualsiasi cosa abbia a che vedere con il rock’n'roll mi ispira. È da lì che parte tutto, diramandosi poi in letteratura, arte, cinema, fino ad entrare nel mio mondo, nella mia persona e in ogni mio progetto.

La tua colonna sonora del momento e cosa ascolti in genere mentre crei?
In questo preciso momento è Sister Morphine dei Rolling Stones.

Come si vestono le persone a Venezia?
Male, senza nessuna distinzione.

Qual è la cosa che più ami di Venezia?
"I Biliardi" di qualche anno fa. Era un piccolo club che di tanto in tanto faceva anche concerti. Le mie serate più belle a Venezia portano il ricordo di questo locale.

Nell’epoca dei social, dove tutto è connesso e collegato, pensi che esista ancora uno stile italiano?
Credo che tutto ciò si sia perso ormai da lungo tempo.

Riccardo Ballarani, 27 e Massimiliano Mucciarelli, 25, studente magistrale di Arti Visive e Moda

Quale consiglio daresti a chi sta per iniziare moda allo IUAV?
M: Preparati a passare notti insonni. Le occhiaie sono cool, dopotutto.

R: SBAGLIATE! L’errore è fondamentale!

Come hai vissuto la tua vita da studente a Venezia?
M: È stata ed è tutt'ora intensa. Venezia è un po’ come vivere in una bolla.

R: Inizialmente mi sentivo protetto, poi soffocato. Dopotutto è una palude. Per fortuna c’è anche Marghera.

Quale parte di Venezia ti piace di più?
I campielli nelle domeniche d'inverno, ma solo quando c'è il sole.

Descrivi la tua generazione in una parola.
M: Noiasintetica.

Qual è la cosa più importante che sta accadendo nella scena culturale del 2018?
R: L’elasticità e la facilità con cui oggi possiamo passare da un media ad un altro.

Hai un’icona di stile, un designer di riferimento?
M: No, ma mi sento vicino a quella ristretta cerchia di creatori che attivano collaborazioni con musicisti. Tra tutti citerei sicuramente Yang Li, Pan Daijing, Luigi Yamamoto, Michael Gira, Ximon Lee e Alcantara Mojo Jungle.

Quali fattori alimentano le tue idee e le tue creazioni? Cosa ti emoziona di più?
M: La musica prima di tutto. Poi Gaspar Noé, Wong Kar-Wai e i romanzi di Zhang Ailing.

R: La musica, il teatro (Antonio Rezza, primo fra tutti) e i fumetti indipendenti.

C’è un trend che stai vedendo ovunque?
M: Il Marsupio.

R: Mi sembra che ultimamente la gente parli molto più di futuro.

Come si vestono le persone a Venezia?
M: Sicuramente meglio di me.

E tu? Cosa non indosseresti mai?
R: I mocassini.

Nell’epoca dei social, dove tutto è connesso e collegato, pensi che esista ancora uno stile italiano?
M: Diciamo che sono convinto esistano ancora stereotipi culturali che sono forti marcatori di uno stile italiano.

R: Credo fortemente nella provincia: ogni paese, città, provincia, regione, nazione e così via sia diversa dall’altra, ma intesa come un arricchimento, non come un motivo di chiusura.

Dove ti vedi tra dieci anni?
M: In galera, sono un criminale.

R: Spero proprio di trovarmi tra quelli che non avranno alcun motivo per litigare con i robot.

Pensi di dover lasciare l’Italia per avere successo?
R: Non voglio darmi limiti spaziali, seguirò il flusso.

Massimo Simonetto, 25, studente e attore

Quale consiglio daresti a chi sta per iniziare moda allo IUAV?
Non sforzarti di realizzare dei prodotti vendibili, sforzati invece affinché i tuoi casting accolgano persone di etnie diverse, persone trans, non-binary e con disabilità.

Descrivi la tua generazione in una parola.
Queer.

Quali fattori alimentano le tue idee?
Per ogni mio progetto trovo fondamentale partire dai materiali nella loro concretezza e fisicità. Il mio metodo di lavoro è istintivo e strettamente legato al corpo, al movimento, alla danza: cerco sempre di creare degli oggetti che prendano vita sul corpo di chi li indossa. Ogni nostra azione è un'affermazione politica: mi emoziona dare visibilità alle persone che amo e che mi amano.

C'è qualcosa che stai notando essere sempre più dilagante tra le persone che conosci?
La riscoperta del potere del dissenso e dell'autodeterminazione.

Qual è la cosa più importante che sta accadendo nella scena culturale contemporanea?
Il rifiuto sempre più diffuso di sottomettersi alle norme cis-etero del patriarcato.

Come hai vissuto la tua vita da studente a Venezia?
Ho studiato per cinque anni a Venezia facendo il pendolare. I viaggi in treno sono sempre state ottime occasioni per mettere in ordine le idee e trovarne di nuove.

Quale parte di Venezia ti piace di più?
Le spiagge vuote di Pellestrina.

Nell’epoca dei social, dove tutto è connesso e collegato, pensi che esista ancora uno stile italiano?
Non credo nei nazionalismi.

Quali sono le tue speranze per il 2019?
Laurearmi e diventare una drag queen.

Dove ti vedi tra dieci anni?
In una casa in montagna, a coltivare la terra.

Dylan Colussi, 24

Hai un’icona di stile o un designer di riferimento?
Walter Van Beirendonck, il mio primo amore e la prova che con la moda si può parlare davvero di tutto.

Quali fattori alimentano le tue idee e le tue creazioni?
Le crepe e le rovine, tutto quello che viene ritrovato e che non deve essere ricostruito.

C’è qualcosa che stai vedendo ovunque nella tua cerchia di amici e conoscenti?
Tantissima, positiva impazienza.

Qual è la cosa più importante che sta accadendo nella scena culturale italiana nel 2018?
Ci stiamo rendendo tutti conto che non è più possibile restare con la bocca chiusa, o parlare solo a bassa voce.

Quale parte di Venezia ti piace di più?
C'è un ponte vicino a campo San Giacomo, corto e strettissimo, dove sembra di poter vedere l'isola tagliata perfettamente a metà.

Pensi di dover lasciare l’Italia per avere successo?
Per niente, anzi: questo è il momento per chi vuole avere successo e desidera rivendicare un suo spazio proprio nel nostro paese.

Dove ti vedi tra dieci anni?
Esattamente come mi vedo adesso, un po' in disparte a leggere.

Giovanni Pacienza, 23 anni, studente di design della moda

Quale consiglio daresti a chi sta per iniziare moda allo IUAV?
Sperimentare il più possibile. Andare fuori dagli schemi. Divertirsi in ogni laboratorio che il curriculum IUAV Moda propone.

Descrivi la tua generazione in una parola.
Ambigua.

C’è un trend particolarmente pervasivo secondo te in questo periodo?
Sono tutti fissati con i tatuaggi.

Cosa non indosseresti mai?
Pantaloni della tuta.

Quale parte di Venezia ti piace di più?
Punta della dogana!

Credi di dover lasciare l’Italia per avere successo?
Penso che il segreto del successo sia credere in se stessi, il resto passa poi in secondo piano.

Dove ti vedi tra dieci anni?
Alla mia scrivania, a disegnare.

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Qualche tempo fa abbiamo lasciato a raccontarci gli studenti dello IUAV fossero invece i docenti di questa università. Trovate tutto qui:

Crediti


Fotografie Alessio Costantino
Interviste Mattia Ruffolo
Assistente editoriale Giorgia Imbrenda
Un ringraziamento speciale a Maria Luisa Frisa, Mario Lupano, Gabriele Monti, Saul Marcadent, Marta Franceschini, IUAV Venezia.